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"Parco da abolire? No, Parco nazionale"

Dibattito organizzato dal Pd al Termo di Arcola. Il presidente dell'ente Tedeschi: "Una tassa ecosostenibile per fare in modo che le aziende contribuiscano alla riambientalizzazione del territorio". Il sindaco Bertoni: "Clima difficile in Via Paci".

Presenti i No Biodigestore

Sarzana - Val di Magra - Chiudere il Parco di Montemarcello, Magra e Vara? Macché. Molto meglio rilanciarlo, allargarlo, dargli dimensione interregionale. E, perché no, nazionale. Questo – con diverse sfumature – il messaggio levatosi ieri sera dal centro sociale Bassano del Termo, dove il Partito democratico ha organizzato una serata di confronto sull'ente. Di fronte a un pubblico di una quarantina di persone, ha aperto le danze il consigliere regionale Dem Juri Michelucci che, giustificata l'assenza dell'onorevole Raffaella Paita, presa dal frenetico via vai Spezia-Roma, ha così esordito: “La legge di riforma dei Parchi varata dalla giunta Toti, impugnata dal governo, dimostra come le aree protette per la Regione siano un ostacolo, un orpello. Un'ostilità che ha trovato la sua massima espressione nella proposta abolizionista di Costa, che fino a un po' di tempo fa sarebbe stata cestinata in trenta secondi. Positivo invece avviare una riflessione nei territori sulla possibile riforma del Parco e sulle opportunità che offre alla comunità”. Da Michelucci ok al 'Contratto di fiume' (“Uno strumento gestionale che può dare risposte importante sul dissesto”), critiche al 'Fondo di rotazione' varato dalla Regione anche su richiesta del Parco del Magra (“Lo hanno creato zoppo, non dà le risposte attese”) e una valutazione positiva della proposta di legge firmata dall'onorevole Rossella Muroni (Leu, ex presidente nazionale Legambiente) che intende rendere il Parco del Magra un parco nazionale a cavallo tra Liguria e Toscana. “L'onorevole Paita ha chiesto di apporre la sua firma su questa pdl”, ha sottolineato Michelucci. “La proposta di Costa non esiste proprio – così Stefano Sarti, vice presidente regionale di Legambiente -. La nostra associazione ha sempre cercato di rilanciare senza cadere nelle provocazioni. Diciamo sì all'ingresso nel Parco dei Comuni che ne hanno fatto richiesta – Castelnuovo, Luni, Pignone e Riccò -, al Piano del Parco, al Contratto di fiume, alla proposta di creare un Parco interregionale e nazionale: tutte caselle che vanno verso una prospettiva positiva”.

Il neosindaco di Vezzano Massimo Bertoni ha puntato i riflettori sull'elezione a presidente della Comunità del Parco di Roberto Canata, primo cittadino di Rocchetta Vara, centrodestra, avvenuta la mattina stessa. “Non è stata un'esperienza positiva – ha osservato l'esponente Pd -. Poco dialogo e una prova di forza da parte del centrodestra operata nell'ottica della spartizione del potere. Con tutto rispetto dei cacciatori – io non vado nemmeno a caccia delle lucertole che ho in giardino – l'elezione di Canata mi ha lasciato perplesso. La candidatura finale del Pd, anche su indicazione del presidente Tedeschi, era caduta su un tecnico (Corrado Bernardini del Cai, ndr) che all'interno del Parco ha dato tanto ma che è stata rigettata con la semplicità della forza politica. Difficile trovare comunione di intenti con sindaci che perorano la causa di Costa e che si scaldano. E che magari sono entrati come candidati e usciti come elettori. Mi sono sorbito interventi da venti minuti e quando volevo parlare io due minuti si è dovuto imporre il presidente Tedeschi, per consentirmelo, perché lui (il riferimento è al sindaco di Lerici, Leonardo Paoletti) doveva tornare in Comune a Lerici. Questi personaggi sono pericolosi. Loro hanno ragione, gli altri no. Eppure il contraddittorio arricchisce tutti”. Bertoni ha individuato alcune aree di lavoro chiave per il territorio vezzanese (discariche da bonificare, siti inquinanti, aree a rischio esondazione) e ha concluso: “Chi è contro il Parco è fuori dal tempo. Certo, è necessario che l'ente faccia di più, ma credo che anche rispetto a un recente passato già ci sia una volontà diversa. Salviamo il buono, recuperiamo il possibile e andiamo avanti con la forza e il coraggio delle idee”. Per la neo sindaca di Arcola Monica Paganini “abolire il Parco, baluardo contro uno sviluppo scellerato, è un'idea stupida, assurda. La visione sull'ambiente della Regione e di parte della classe dirigente credo parta da un fatto simbolicamente importante, del 2016: la scelta dell'ente regionale di non aderire all'Agenda21, straordinario documento che nasce dalla conferenza di Rio sull'ecosostenibilità”. La prima cittadina ha chiamato all'impegno per il 'Contratto di fiume': “Dico al Parco: lo si faccia qui ed ora. Uno strumento che deve avere come obbiettivi la riduzione dell'inquinamento delle acque e del rischio idraulico, la riqualificazione ambientale, il risanamento delle sponde, il trasferimento degli insediamenti incompatibili in siti alternativi”. Fronte sul quale Comune arcolano e Parco stanno portando a casa un risultato concreto, cioè il ricollocamento dell'azienda Conglomerati Lucchesi.

“Il Contratto di fiume – ha affermato il presidente del Parco Pietro Tedeschi - sarebbe fondamentale per un progetto di riordino in alveo, spondale e dei rii secondari, cruciale per salvaguardare quel bene supremo che è l'acqua. E costituirebbe un primo passo verso il parco interregionale. Parco nazionale? Una proposta che ci ha un po' spiazzato, ma ben venga. Credo che la deputata Muroni abbia fatto un ottimo lavoro e il Movimento cinque stelle ha detto che appoggerà l'idea. Invito il Pd a prendere convintamente parte a queste battaglie”. Tedeschi ha poi individuato alcuni punti da seguire per riformare il Parco: “C'è il tema della governance: così non va, i comuni con più territorio nel Parco devono avere più peso. C'è la questione dei poteri: siamo un parco fluviale e a decidere sul fiume siamo in sei, è un problema. Se questo è un parco fluviale deve avere le sue responsabilità. E le sue entrate: del demanio fluviale noi non vediamo una lira, va tutto in Regione. Terzo punto: la partecipazione dei privati alla riambientalizzazione. Non è possibile che darsene e insediamenti industriali sfruttino territorio senza dare niente indietro. Ci vogliono una tassa ecosostenibile e un progetto unitario per la riambientalizzazione del Magra”. Tedeschi si è anche detto pronto, come primo passo verso il rinnovo del Piano regolatore del Parco, a incontrare e accogliere i quattro Comuni che vogliono entrare nell'area protetta: “Non stiamo ad aspettare la Regione per ridefinire i confini. È un grave vulnus democratico che l'ente regionale intenta determinare in modo autoritario i confini dei parchi”.

Tra gli interventi dalla platea, quello dei rappresentanti del Coordinamento No Biodigestore, che hanno puntato il dito contro “il progetto di avvelenare tutta la vallata. Diciamo no all'impianto, a Saliceti come a Boscalino”. Dagli attivisti un invito ad Arcola affinché sia maggiormente attiva nella mobilitazione. “Arcola è sempre stata presente – ha ribattuto il vice sindaco arcolano Gianluca Tinfena, già assessore all'ambiente -, con l'amministrazione Orlandi (ieri in sala, ndr) prima e con quella attuale. Abbiamo fatto anche ricorso contro la procedura che ha portato all'approvazione del Piano rifiuti. Sul digestore, come sugli altri temi, i comuni devono cercare di restare uniti per trovare risultati condivisi”. C'era anche l'ex sindaco di Riccò Carlo Mazza, che ha sottolineato come il comune di cui è stato primo cittadino e quello di Pignone “non vogliono entrare nel Parco. Vogliono rientrare, visto che sono stati buttati fuori per un cavillo, per ragioni politiche. Ora anche Zignago vuole entrare. Un consiglio: queste assemblee vanno fatte anche in Val di Vara, bisogna stare nel territorio”. Tra gli altri presenti l'ex presidente della Provincia Marino Fiasella (che ha invitato il Pd a rifare pienamente suoi i temi ambientali), il referente di Legambiente Lerici Giovanni Cortellezzi, il segretario Dem sarzanese Rosolino Vico Ricci.

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