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"Code estenuanti per prenotare il vaccino, eppure bastava una telefonata"

Il segretario del Pd sarzanese critica l'organizzazione decisa da Palazzo civico, e accusa: "Servizi sociali esautorati a vantaggio di vigili e Protezione civile".

L'attacco
Prenotazioni vaccino anti Covid-19 a Sarzana

Sarzana - Val di Magra - “Davanti al comando dei Vigili urbani di Sarzana si vanno formando da qualche  giorno file interminabili di cittadini in coda per prenotare il vaccino anticovid. In realtà, per conoscere il numero dei vaccinandi, bastava una preadesione telefonica, anche al fine di organizzare presso la sede di vaccinazione gli appuntamenti. Il giorno della vaccinazione lo si poteva comunicare agli interessati i quali  avrebbero potuto arrivare, compilare il consenso insieme al medico, avendo già l'anamnesi fatta dal medico di medicina generale, che già possiede gli stampati forniti da ASL. Il tutto senza code estenuanti. Tanto più che non c'era nessuna urgenza per le preadesioni, giacché risultano sospese anche le somministrazioni nelle Rsa e non sono ancora state varate le procedure per vaccinare gli ultraottantenni. Sono stati esautorati i Servizi sociali a vantaggio di Vigili urbani e Protezione civile, secondo dinamiche tipiche dell'amministrazione comunale di destra, evidentemente orientata a smantellare ogni ordinario presidio di attenzione sociale e pubblica alla persona”. Lo si legge nell'intervento diffuso in queste ore da Rosolino Vico Ricci, segretario del Partito democratico di Sarzana.

Il segretario definisce “traditi” da Palazzo civico gli obbiettivi del servizio sociale, e rileva che “la questione non si limita alla gestione delle vaccinazioni e al caso Barontini, i segnali di trascuratezza nei confronti dell’attività di servizio sociale sono molteplici.
Compito essenziale per il supporto sociale alle persone in difficoltà è l'ascolto, la presa in carico, la valutazione in equipe delle condizioni generali del  'caso' nel contesto di vita, cui consegue lo studio delle soluzioni, facendo rete con altri servizi – pubblici e privati – al fine del supporto globale al singolo ed al gruppo di appartenenza; per fare tutto questo occorre un luogo ben definito, un personale di numero congruo, rappresentato da multi professionalità e un coordinamento competente, autonomo ed efficace. Le voci sono invece che - nei Servizi sociali della Città di Sarzana - ci sia un depauperarsi del personale, uno sfilacciarsi del coordinamento delle reti costruite in precedenza; pare che il Servizio sia svolto da un personale esiguo e non più fisicamente presente nella sede tradizionale di lavoro, la Casa della Salute”.

“In precedenza – continua Ricci - si era immaginato e realizzato un servizio sociale comunale integrato fattivamente con quello sanitario; è a tutti noto che molte esigenze di ordine sociale, come 'banalmente' avere un supporto per l’igiene della casa e della persona in condizione di malattia cronica o di disabilità, sono da integrare con quelle sanitarie; così, per meglio e rapidamente agire, le due aree, sociale e sanitaria, erano state collocate nel medesimo edificio, il ristrutturato ex Ospedale S. Bartolomeo, la Casa della Salute. Si apprende oggi che tali servizi verranno separati fisicamente e quello sociale verrà trasferito in altra sede; nel frattempo, il personale – quel che ne rimane – in parte lavorerà in smart working e in parte in uffici comunali, mentre quello sanitario rimarrà nella sede abituale. Appare inoltre, nei fatti, come il modello integrato precedente sia in via di smantellamento, oramai da tempo, sia per la restaurazione del vecchio modello di distretto solo sanitario, sia per la passività con cui la giunta Sarzanese accetta ed ha accettato tali formule  peggiorative: le conseguenze su coloro che necessitano di aiuto sono e saranno ulteriormente disgreganti la stabilità personale e sociale, basti solo pensare alla impossibilità di essere ascoltati e al non intravedere via d’uscita al disagio in atto”.

“E c'è infine – conclude l'esponente del centrosinistra - la questione della sicurezza sociale e pubblica, relativamente alla quale la giunta si è vantata da subito di volere e sapere agire con efficacia, mentre nei fatti ha mostrato, come è noto a tutti, un fallimento totale, puntando soltanto - anche qui inefficacemente - sulla repressione. Anche qui il servizio sociale avrebbe un ruolo centrale, quello di studiare la fenomenologia dei fatti di insicurezza, l’analisi delle condizioni di vivibilità dei quartieri, la qualità dei servizi di prossimità che si attivano o erano attivi, lo studio di nuove forme di aggregazione proattive verso comportamenti sociali efficaci; e ancora, l’interazione adeguata tra servizio sociale, mediante idoneo personale (educatori, ad esempio volontari formati nel lavoro di prossimità), polizia municipale, forze dell’ordine e, infine cittadini e gestori di locali pubblici. Niente di tutto questo trova spazio nella mente degli amministratori di Sarzana, solo idee repressive. I tre punti evidenziati indicano un fallimento su tutti i fronti della prossimità, della socialità e del supporto effettivo ai cittadini. Tutto è burocratizzato e ridotto a mero fatto amministrativo. Ci vorrebbero in realtà veri assessori ai servizi sociali, alla sanità ed alla sicurezza, nel contesto di una giunta aperta alla cittadinanza, all’ascolto delle associazioni, dei volontari e perché no, anche delle minoranze politiche rappresentate in consiglio comunale e fuori”.

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