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Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Novembre - ore 12.44

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"Amministrare Sarzana vuol dire metterla al primo posto ogni giorno"

Il sindaco uscente Alessio Cavarra ci riprova, candidato di un Pd mai stato così fragile: "Andiamo avanti, no a salti nel buio. Centrodestra? Non vincerà, il dna dei sarzanesi è un altro".

PLAY IT AGAIN
"Amministrare Sarzana vuol dire metterla al primo posto ogni giorno"

Sarzana - Val di Magra - Sindaco uscente dopo cinque anni di governo della città, Alessio Cavarra si presenta per il secondo mandato come candidato del Pd, unico partito a suo sostegno dopo la rottura con la sinistra. A supportare la sua candidatura ci saranno però altre quattro liste civiche di diversa ispirazione. Oltre a 'Noi per Sarzana', entrata in consiglio comunale nel 2013, ci saranno 'Al centro', 'Sarzana più sicura' e 'Noi per il futuro'.

Dopo cinque anni così intensi la sua ricandidatura è mai stata in discussione?
“No, ho sempre vissuto come una cosa naturale quella di ricandidarmi per proseguire il lavoro impostato in questo mandato e spero che i cittadini comprendano la necessità di dare continuità al percorso tracciato, sarebbe un peccato lasciarlo a metà”.

Oggi rifarebbe la scelta di lasciare un posto in consiglio regionale ben più retribuito e con responsabilità decisamente minori?
“Quando ho fatto quella scelta ho sentito che quello del sindaco era il percorso che volevo seguire. Non nascondo che ci sono stati periodi complicati e a volte ho pensato a quello che avevo lasciato ma un secondo dopo ho rimesso davanti a tutto l'amore per Sarzana”.

Da uomo delle istituzioni come ha vissuto la crisi di Governo dei giorni scorsi e in particolare gli attacchi ricevuti dal Capo dello Stato arrivati anche da alcuni sindaci?
“La campagna elettorale non mi ha consentito di seguire al meglio la situazione nazionale. Però ritengo che chi viene eletto nelle istituzioni e le rappresenta non dovrebbe mai arrivare a fare determinati attacchi pur pensandola in modo diverso. Sia la richiesta di impeachment che il gesto di alcuni sindaci che hanno tolto la foto di Mattarella dai propri uffici sono stati atti incomprensibili. In una democrazia il rispetto delle Istituzioni è la cosa principale”.

Se il voto delle urne la confermerà alla guida della città da cosa ripartirà? Quali sono le priorità in agenda?
“Sicuramente il tema della sicurezza visto che la prossima giunta dovrà predisporre il bando per l'illuminazione pubblica che contiene alcuni aspetti importanti in materia. Altro tema importantissimo è il Puc perché nelle prossime settimane sarà avviata la fase di ascolto e condivisone con l'architetto Boeri. La terza priorità riguarda la gestione dei mesi estivi. In caso di vittoria dal giorno successivo sarò al mio posto per proseguire il lavoro ancora aperto, la città non può fermarsi e le persone lo devono sapere. Se arriverà qualcun altro dovrà ricominciare da capo perché pur avendo esperienze amministrative anch'io cinque anni fa mi ero reso conto della difficoltà di questo ruolo e tutte le dinamiche che comprende. In questo momento Sarzana non può fermarsi e deve proseguire nel percorso avviato, serve continuità non un salto nel buio”.

Sul tema della sicurezza i suoi avversari l'hanno accusata di essersi accorta solo ora di certe criticità.
“Il centrosinistra ha sottovalutato a lungo questo tema anche a livello nazionale e i cittadini hanno pensato che non venisse ritenuto un elemento utile. Ci siamo tutti resi conto invece di come sia una cosa di primo piano e in questi anni abbiamo dato molti segnali in proposito, in consiglio comunale mi hanno dato dello “sceriffo” per alcune ordinanze messe in campo che testimoniavano invece l'attenzione dell'amministrazione verso certi problemi. Sia a livello locale che nazionale però i sindaci devono avere poteri decisionali. Anche sul tema dell'immigrazione siamo stati i primi a dare segnali importanti. Nel nostro programma ci sono cose concrete come l'obbligo per chi vincerà il bando per l'illuminazione pubblica di installare almeno cento telecamere collegate con le forze dell'ordine e altrettanti nuovi punti luce, tutto a costo zero per la comunità. Un altro fatto concreto sono le agevolazioni per chi investirà in sistemi di sicurezza per le proprie abitazioni. Forse abbiamo sottovalutato la riorganizzazione del corpo di Polizia Municipale destinando ad altri uffici le nuove assunzioni. Nel prossimo biennio però queste saranno indirizzate in quel settore con l'aggiunta di corsi di aggiornamento visto che nel tempo è cambiata l'attività richiesta agli agenti. Non abbiamo la bacchetta magica, e non ce l'hanno nemmeno i sindaci dei comuni amministrati da Lega e Cinquestelle dove ci sono problemi di immigrazione e sicurezza, però noi abbiamo soluzioni concrete e attuabili”.

In caso di ballottaggio sarebbe pronto a riaprire il dialogo con la sinistra o con altre forze?
“Credo che in quel caso movimenti e partiti potrebbero trovare diversi punti di contatto nel nostro programma. I nostri avversari dipingono Sarzana come un Bronx ma non hanno un'idea di sviluppo, noi abbiamo invece basi solide su cui ripartire come la cultura e il turismo, voci che sono fondamentali per questa città. Abbiamo un'idea di città della cultura ambiziosa ma realizzabile e che coincide con quella di Boeri. Possiamo essere un punto di riferimento”.

Si immagina invece come timoniere dell'opposizione in consiglio comunale?
“E' un'ipotesi che non vedo realizzabile, non ci penso. Pur essendoci un vento nazionale che rischia di travolgere tutto e tutti ritengo che Sarzana abbia basi, radici e un solido dna per evitare l'affermazione del centrodestra”.

Nel giudizio sul suo operato hanno influito alcune scelte politiche come il rimpasto di giunta e l'uscita di Giulia Chiatti, l'avvicendamento di Mione alla presidenza del consiglio e l'aver mantenuto a lungo al suo posto Giannini. Sono cose che rifarebbe?
“Avrei preferito evitarle ma sono stata decisioni politiche e non amministrative, accadute in momenti diversi. L'uscita di Chiatti dalla giunta è avvenuta per i partiti che la sostenevano non avevano accettato di chiudere l'accordo programmatico dopo la sconfitta delle regionali, inoltre Sel era uscita da tutte le altre giunte. Altro fatto politico è stato quello della sfiducia a Mione in seguito alla sua fuoriuscita del Pd, partito che rivendicava il ruolo del presidente del consiglio. Quella di Giannini infine era una decisione che spettava al Movimento Cinque Stelle”.

Dal punto di vista amministrativo ci sono invece cose che non rifarebbe? Quale decisione invece l'ha resa più orgogliosa?
“Abbiamo fatto tanto ed è stata messa molta carne al fuoco. Riguardando indietro forse schiaccerei meno l'acceleratore per fare più attenzione alla parte tecnica e burocratica che ci ha fatto impantanare in alcune pratiche dopo aver fatto un lungo lavoro. Questo sicuramente ha influito. Abbiamo agito creando le condizioni per un'amministrazione più sana, ragionando come una famiglia, e il lavoro fatto sui conti dell'ente è stato imponente. Penso con soddisfazione anche alla raccolta differenziata, grande tema della campagna precedente e oggi certezza anche se in caso di vittoria il centrodestra sarebbe pronto a tornare ai cassonetti con grande preoccupazione degli abitanti. Sulla raccolta dei rifiuti ci sono aspetti da migliorare ma è stato fatto molto”.

Quella che sta per concludersi è stata probabilmente la campagna dei social network più che della partecipazione reale. Lei come l'ha vissuta?
“Cinque anni fa ho vinto le primarie facendo il porta a porta mentre gli altri facevano le iniziative, sono salito alla ribalta nazionale come il sindaco che andava casa per casa a parlare con i cittadini e anche in questa campagna elettorale ho fatto lo stesso. Il riscontro l'ho avuto proprio dalle persone che hanno imparato il mio modo di lavorare e di essere presente. Abbiamo utilizzato i social network ma non sono stati il veicolo principale perché al citadino interessa l'approccio “fisico” e la conoscenza reale dei candidati”.

In un dibattito politico spesso aspro e molto ampio si è parlato poco di due argomenti rilevanti come lavoro e legalità.
“Per quanto riguarda la prima voce Sarzana ha potenzialità enormi in parte già sviluppate nel corso della nostra amministrazione, penso alle 120mila persone che hanno pagato un biglietto per visitare le fortezze o le oltre diecimila che hanno visto spettacoli al Teatro degli Impavidi. La cultura può essere un motore della città ed entro un anno presenteremo il progetto per la scuola del XXI Luglio come luogo di sviluppo dell'economia culturale. Il turismo porta gente e aumenta le potenzialità commerciali e anche sotto questo profilo vogliamo dare continuità a quanto fatto allargando anche il discorso alle grandi compagnie crocieristiche per lo sviluppo di collaborazioni concrete. Abbiamo lavorato per diversificare le occasioni di sviluppo e ci ha fatto piacere che l'architetto Boeri abbia sottolineato la presenza di un Talent Garden in una realtà non metropolitana come la nostra. Non vogliamo fermarci e pensiamo ad altri spazi utilizzabili con l'obiettivo di creare lavoro”.

E la legalità?
“Siamo stati i primi ad istituire una delega apposita in giunta e ad affidare beni confiscati per un riutilizzo sociale, vogliamo proseguire sul percorso già tracciato sensibilizzando la città su un tema così importante. Sarzana in particolare fra i giovani generazioni esprime grande sensibilità sia con Libera che con L'égalité ma bisogna andare avanti senza abbassare mai la guardia e senza sottovalutare i segnali che arrivano”.

In questi cinque anni ha vissuto Sarzana da un punto di vista unico. Come è cambiato il suo rapporto con la città?
“E' cambiato totalmente, mi è stato detto che l'ho frequentata poco e la gente mi ha visto poco in giro ma sono convinto che chi fa il sindaco debba spendere ogni minuto lavorando al servizio dei cittadini sacrificando anche il poco tempo libero a disposizione. Diffido da chi pensa di poter svolgere questo ruolo facendo anche dell'altro perché è un approccio sbagliato e irriverente nei confronti della comunità. Amministrare una città come Sarzana vuol dire metterla al primo posto ogni giorno, per questo mi ha fatto molto male la narrazione che ha fatto qualcuno di un luogo nel quale va tutto male e tutto è negativo. Quando ad esempio è nato “Il Mugugno” ho chiesto un incontro pensando che potesse portare con sé qualcosa di positivo rappresentando una “sentinella” sul territorio, un confronto che avrebbe potuto far emergere delle cose positive. Qualcuno invece ha lavorato quotidianamente per distruggere l'immagine della città, dicendo che non c'è nulla, che è pericolosa. Un'operazione politica che è riuscita a far passare un messaggio distorto, che ha fatto il male di tutti”.

Le interviste agli altri candidati

INTERVISTA A VALTER CHIAPPINI

INTERVISTA A FEDERICA GIORGI

INTERVISTA A PAOLO MIONE

INTERVISTA A CRISTINA PONZANELLI

INTERVISTA A PAOLO ZANETTI

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