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Gemmi: "Protesteremo anche noi, non so quanto resisteremo"

Fiammetta, titolare dello storico caffè sarzanese: "Non ci meritiamo questa mancanza di rispetto, nostro settore fondamentale per l'economia italiana. I ristori sono elemosine e le casse integrazioni non arrivano, tante famiglie a rischio".

LUNEDì IN PIAZZA EUROPA
Fiammetta Gemmi

Sarzana - Val di Magra - “Questo luogo non ha chiuso nemmeno durante la Guerra quando mio padre distribuiva il pane alla gente, ma avanti di questo passo non so quanto resisteremo”. C'è grande amarezza nelle parole di Fiammetta Gemmi, titolare dell'omonima pasticceria di via Mazzini a Sarzana, caffè storico la cui insegna è strettamente legata alle vicende della città, che lunedì sarà rappresentata alla manifestazione indetta dal mondo dei pubblici esercizi spezzini che si ritroveranno in piazza Europa per chiedere aiuti concreti al Governo.

“Ci sarò, come sono qui in prima fila anche se forse alla mia età dovrei stare a casa a riposarmi – sottolinea a CdS – e pur non avendo grandi aspettative credo che sia doveroso farsi sentire. Non riesco a capire questa mancanza di rispetto verso chi lavora in questo settore e rappresenta un pezzo importante dell'economia italiana e nella maggior parte dei casi ha dietro famiglie che si basano sul reddito di quella attività”. Persone alle prese da quasi un anno con una situazione complicata e incassi quasi azzerati, che ha assunto il sapore delle beffa dopo il repentino passaggio da zona gialla ad arancione della settimana scorsa.
“A due giorni da San Valentino – prosegue Gemmi da dietro la barriera di plexiglas – avevamo già quaranta prenotazioni per domenica e invece abbiamo perso tutto, e come noi gli altri colleghi. Eppure in questi mesi ci siamo adeguati, spendendo, ad ogni misura richiesta, dai distanziatori alla sanificazione, tra l'altro in un locale come il nostro nel quale lo spazio per ospitare le persone in sicurezza non manca. Ci sentiamo trattati come cittadini di 'Serie B', cosa che è ingiusta e che non ci meritiamo, a volte si corre il rischio di sentirsi quasi “irresponsabili” a rimanere aperti, mettendo a rischio anche la nostra salute, ma lo facciamo perché non abbiamo alternative. Io ho diciotto dipendenti, persone che sono ormai di famiglia ma non posso andare avanti così perché il volume di affari è crollato in particolare per il ristorante dove non possiamo più lavorare con feste e matrimoni”.

“La delusione più grande – aggiunge – è il senso di vuoto e di abbandono che si respira attorno al nostro settore, vorrei vedere in prima linea i sindacati ma non li sento nemmeno parlare, i ristori dello Stato sono pari a elemosine, le casse integrazioni sono ferme a novembre e in più veniamo tacciati di essere “evasori”. Si facciano i controlli e si punisca chi trasgredisce ma non possiamo passare tutti per ciò che non siamo. Non vedo alcuna logica nella gestione di questa situazione e non si tiene nemmeno conto del know how , della storia di certe attività e di ciò che rappresentano per il territorio. Purtroppo – conclude – i pessimi presentimenti che avevo a inizio pandemia sono stati confermati dai fatti. Draghi? Potrà fare il suo ma i soldi che arriveranno dall'Europa saranno già spesi e non serviranno per salvare le nostre attività”.

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