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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 22 Maggio - ore 17.05

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Code, perizie e pericoli nella jungla del retroporto | Foto | Video

Confartigianato Trasporti e Fita Cna lanciano ancora una volta l'allarme sulle condizioni di lavoro dei camionisti a serivizio del porto. Nel mirino i terminalisti e la viabilità dell'area di Santo Stefano Magra.

Urge un incontro
Code, perizie e pericoli nella jungla del retroporto

Sarzana - Val di Magra - Il problema delle code dei mezzi pesanti in attesa di entrare all'interno del perimetro portuale è stato parzialmente risolto, ma quella lunga fila di tir incolonnati in realtà si è più che altro spostata in direzione dell'area retroportuale di Santo Stefano Magra. Per chi percorre il raccordo autostradale è ormai un'abitudine vedere i camion che occupano la corsia di emergenza della corsia Nord per centinaia e centinaia di metri, in attesa di caricare o scaricare i contenitori nei piazzali dei terminalisti retroportuali.
E quello delle code è solamente uno dei problemi, spesso collegati tra loro, che gli autotrasportatori lamentano da tempo.

A denunciare pubblicamente la situazione sono stati questa mattina Stefano Ciliento, presidente provinciale di Confartigianato Trasporti, e Stefano Crovara, presidente provinciale di Fita Cna, affiancati dai responsabili delle sigle Nicola Carozza e Giuliana Vatteroni.
"I terminal non hanno previsto sufficienti spazi di sosta per i mezzi in attesa - spiegano - preferendo utilizzare le aree per lo stoccaggio dei container, accatastati in montagne che arrivano anche a otto piani. Così facendo si creano file interminabili di tir che aspettano di poter arrivare ai gate, presentare le pratiche e far ispezionare i contenitori vuoti dai periti delle aziende. Se fossero stati realizzati doppi gate in ogni terminal la situazione sarebbe decisamente più fluida, ma la risposta è che i costi sono eccessivi. Come se per i trasportatori la perdita di tempo di ore e ore di lavoro non rappresentasse un danno economico...".

Altro problema è quello degli orari di apertura dei terminal, che non coincidono tra loro, creando comprensibili disagi e ulteriori tempi morti.
Le aziende nel mirino della protesta sono le più grandi e importanti: Rebora, del gruppo Spinelli, Pontremolese e, soprattutto, Contrepair, partecipata dal gruppo Contship dalla quale transita l'80 per cento dei quasi duemila container vuoti che gravitano intorno allo scalo spezzino.
Il retroporto santostefanese rappresenta la seconda area per movimentazione in Europa e pertanto la necessità di apportare correttivi all'organizzazione logistica del lavoro è ancora più pressante.
Rebora e Pontremolese, anche con il contributo dell'Autorità di sistema portuale in fatto di viabilità, hanno recentemente migliorato l'organizzazione degli spazi, e il vero nodo è rappresentato dai mezzi che attendono di entrare nel piazzale di Contrepair, provocando code che imbottigliano anche i tir che devono semplicemente transitare di fronte al gate per raggiungere altre aziende o gli svincoli autostradali.

L'effetto imbuto e la ristrettezza degli spazi rappresenta anche un problema sotto il profilo della sicurezza per i trasportatori, che devono scendere dai mezzi per l'aggancio dei twist
che assicurano i contenitori al pianale del rimorchio, per consegnare i documenti e per verificare le condizioni dei container appena presi dal terminal. Il tutto in un'area a dir poco trafficata (come si vede dalla fotogallery e dal video allegati).
"C'è una oggettiva situazione di pericolo per gli autotrasportatori - denunciano Ciliento e Crovara - e prima o poi potrebbe verificarsi qualche incidente. Inoltre è inaccettabile che chi è adibito al trasporto delle merci debba sincerarsi delle condizioni dei contenitori, quando c'è già chi, in fase di entrata è deputato a farlo. La situazione è talmente critica che ogni tir è costretto a riconsegnare i container anche cinque o sei volte al giorno, perdendo tempo e denaro. E ancora peggio va quando, non essendo il ruolo, arrivano nelle aziende che hanno richiesto il servizio e vengono rimandati indietro perché il contenitore non è idoneo: così facendo si perde solo tempo e non si viene pagati per il viaggio fatto. Stimiamo che ogni anno per i trasportatori del porto spezzino ci sia un danno di un milione di euro. Le marginalità in questo settore - affermano i due portavoce - sono talmente risicate che non permettono di avere tempi morti e costi che nessuno riconosce. Senza contare l'inquinamento che viene generato in questa zona dai mezzi in coda con il motore acceso, soprattutto quando fa molto caldo o molto freddo".

Le associazioni di categoria hanno da tempo allertato la prefettura, la Polizia Stradale e la Polizia municipale di Santo Stefano del problema delle code e della viabilità inadatta, anche in fatto di carenza di parcheggi.
"Oggi siamo a chiedere pubblicamente un incontro urgente all'Autorità di sistema portuale, ai terminalisti, al Comune di Santo Stefano Magra e agli enti preposti alla sicurezza - concludono congiuntamente i presidenti Crovara e Ciliento - per ottenere soluzioni concrete e tempi certi: servono zone di parcheggio per i mezzi in attesa e aree dedicate che permettano agli autisti di effettuare le operazioni in sicurezza".

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Fotogallery

Video

08/05/2019 - Tir in coda al varco di entrata dell'azienda Contrepair


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