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Viaggio e impegno umanitario, la lezione di Bellatalla

L'antropologo spezzino ieri ha illustrato a Sarzana le sue ultime attività in Mongolia a favore delle madri con figli disabili: "Senza dialogo non c'è integrazione".

dalle Ande a ulan bator
Viaggio e impegno umanitario, la lezione di Bellatalla

Sarzana - Val di Magra - Non poteva mancare una tappa nella sua Sarzana, in un mese fitto di conferenze e presentazioni per David Bellatalla, esploratore e antropologo spezzino da anni residente a Ulan Bator dove è anche membro del Centro studi e ricerche dell'Accademia delle scienze della Mongolia. Nell'incontro promosso ieri dal Lions locale in una sala consiliare piena di amici di vecchia data, Bellatalla ha illustrato alcune delle sue attività più recenti e ripercorso imprese passate, come la prima attraversata integrale della Cordigliera delle Ande. 4.700 chilometri percorsi a piedi con altri tre compagni di viaggio nel 1989, o ancora il provvidenziale contributo dato alla salvezza della popolazione dei Tsaatan o “Uomini renna”, nella taiga siberiana. È di quest'anno invece la ristampa in italiano e inglese del libro “Sull'Altipiano dell'Io Sottile”, diario inedito di Eugenio Ghersi sulla spedizione scientifica italiana nel Tibet occidentale con Giuseppe Tucci, datata 1933. La pubblicazione, resa possibile da Montura Editing, oltre all'alto valore storico ha anche il merito di sostenere concretamente il progetto benefico “Una ger per tutti”, coordinato dallo stesso Bellatalla e dalla Croce Rossa mongola e rivolto alle madri single con bimbi disabili che vivono nel popoloso e difficile distretto di Chingeltei, nella periferia di Ulan Bator. Qui a fine agosto è stato inaugurato il campo che ospiterà una ventina di donne con i loro figli garantendo loro assistenza medica e progetti di inserimento nel mondo del lavoro.

“Per acquistare il primo terreno per la Casa della speranza - ha raccontato Bellatalla – ho venduto la mia collezione di dischi, poi ho avuto la fortuna di imbattermi casualmente in Ghersi che abitava poco lontano da casa mia. Fra le cose che mi ha lasciato c'è stato anche questo diario, diverso e più crudo rispetto a quello pubblicato all'epoca. Si tratta – ha spiegato – di un libro importante perché di fatto è l'ultimo inedito su una spedizione scientifica e contiene testimonianze fotografiche del Tibet poi cancellato dalle successive invasioni. Ringrazio molto Montura per aver creduto in questo progetto”.
Medaglia d'argento della Croce Rossa internazionale e d'oro per quella della Mongolia per la causa dei Tsaatan, Bellatalla si è anche confermato oratore perfetto nel ricordo del suo viaggio sudamericano. “Tutto è nato da ciò che ci ha trasmesso il nostro insegnante di geografia il quale ci aveva raccomandato di “vivere i luoghi”, mentre un grosso sostegno già allora ce lo aveva dato il Lions. Con uno zaino in spalla abbiamo vissuto un'esperienza unica – ha proseguito – in luoghi oggi turistici ma allora inesplorati. Abbiamo veramente vissuto “il viaggio come metafora della vita” come diceva Chatwin, sentendo il fascino del distacco totale da casa. Al nostro ritorno abbiamo sentito l'esigenza di iniziare un percorso di divulgazione anche nelle scuole di Sarzana e Lerici. Quel viaggio ci ha cambiato la vita, volevo conoscere culture diverse dalla mia perché non può esserci integrazione se non c'è un dialogo. Questo – ha concluso – non vuol dire essere sempre d'accordo ma prendere in considerazione anche un punto di vista diverso dal nostro, nella maniera più pacifica e straordinaria le cose cominciano a cambiare. Il messaggio è che si possono fare cose valide e cambiare la società e il suo modo di pensare basandosi su principi sani e universali”.
L'incontro, introdotto da Beppe Mecconi e da Giovanni Torlai di Lions, si è poi concluso con la rassicurazione di quest'ultimo sulla volontà di voler continuare a sostenere le iniziative benefiche dell'antropologo che in questo suo unico mese italiano sarà impegnato in molti altri appuntamenti.

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