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Le opere di Carro e Guaschino in mostra ad Arcola

Le opere di Carro e Guaschino in mostra ad Arcola

Sarzana - Val di Magra - Venerdì 13 settembre alle 17.30 presso la sala Polivalente di Arcola sarà inaugurata la mostra “I cugini De Negri” che sarà visitabile fino al 26 settembre, dal lunedì al venerdì (9.00-12.00/15-18.00). Il sabato dalle 9.00 alle 12.00.

“Va accolta con particolare rispetto – sottolinea Valerio P.Cremolini - la mostra che richiama le distinte esperienze artistiche di Bruno Guaschino (1907-1990) e di Guglielmo Carro (1913-2001), legati, peraltro, da stretta parentela essendo cugini da parte di madre. Entrambi hanno in comune di aver condiviso un favorevole periodo per l’arte a dir poco entusiasmante sia per i protagonisti che l’hanno animato sia per gli esiti estetici che ha generato. I loro nomi, inoltre, figurano tra i fondatori del Gruppo dei Sette, attenti al continuo divenire dei linguaggi con particolare attenzione all’area dell’astrazione, animata da apporti personali, indipendenti gli uni dagli altri. Nel rivolgere lo sguardo verso la pittura alla Spezia del secolo scorso le loro personalità hanno pertanto più ragioni per essere largamente considerate ed avvalorate da giudizi fortemente positivi. L’invito a contribuire alla realizzazione di questa esposizione a fianco di Fabrizio Mismas, che argomenterà su Carro, mi ha fatto riscoprire il profilo di Guaschino, che, quattordicenne, frequenta lo studio di Tucrito Balestri (1883-1976), pittore che si propone con una spiccata identità negli anni della feconda stagione futurista spezzina.
Negli anni giovanili Guaschino è sodale oltre che con il cugino Guglielmo con Mario Hunter Podenzana (1902-1984), Gino Bellani (1908-2003), Vincenzo Frunzo (1910-1999) e Carlo Giovannoni (1915-1999). Sono anni che segnalano l’intelligente approccio verso la pittura figurativa affrontata con impegno formativo, evitando il banale descrittivismo nella convinzione del ruolo fondamentale dei colori nell’esecuzione del dipinto. Il loro accostamento favorisce la solidità espressiva rivelata nei diversi temi (ritratti, paesaggi e nature morte) che è limitativo circoscriverli in un ambito semplicemente figurativo. La mano del pittore è, infatti, molto libera e la sua pittura consegue apprezzamenti in varie sedi espositive, tra cui il Premio Nazionale di Pittura "Golfo della Spezia", nelle edizioni del 1949, 1950 e 1956, rispettivamente presente con Maestrale, Mancina sul mare e Alberi nella nebbia.
L’assorto clima pervaso di accenti emotivi non si disperde nelle successive soluzioni aperte alla scomposizione della forma, visualizzata in vivaci sintesi di memoria e realtà, che collocano l’artista tra i più interessanti interpreti di una pittura che travalica l’oggettività per proporsi come “veicolo di idee” secondo l’esortazione di Corrado Cagli (1910-1976), mentore del Gruppo dei Sette. Ritengo che Guaschino sia stato un pittore che ha vissuto la complessità del suo tempo, desideroso di essere riconosciuto per la personale autenticità creativa, che per taluni si è avvalsa dell’elaborazione surrealista, ma soprattutto nel gestire sapientemente, rinunciando ad approdi estremi, il processo di astrazione delle immagini, talvolta con innesti geometrizzanti.
Per motivi di lavoro mi è stato molto familiare un pregevole dipinto del 1972, intitolato Nevicata in Val di Vara, mirabile testimonianza della lucidità compositiva di Guaschino, che ha saputo armonizzare sulla tela le sensazioni specifiche profuse dalla stagione invernale, caratterizzata dallo speciale biancore della neve che ammanta quel territorio suscitando bagliori poetici”.


"Forse solleciterà qualche riflessione - prosegue Fabrizio Mismas - il sapere che, nel ragionare d’arte locale con conoscitori o semplici interessati, qualcuno mi chiede sempre di raccontare Guglielmo Carro. Eppure siamo prossimi ai vent’anni dalla scomparsa. Potremmo concludere che, nonostante la ferma ritrosia verso presenzialismi, mostre e inaugurazioni, Guglielmo Carro è rimasto nel pensiero e nell’affetto del pubblico ben più dei tanti prodighi nello sperperare tempo ed energie in una effimera auto promozione. Uomo amato da tutti a dispetto del suo essere imprevedibile, contradditorio, appartato nell’eremo-studio, nemico delle adulazioni e vulnerabile alla parola toccante. Carro o il male di vivere, Carro impaniato nell’autocritica, Carro artista colto di cultura autolesionista, Carro in costante alterco ravvicinato col Padre Eterno. Consequenziali nessi rispolverano aneddoti curiosi solo all’apparenza, in realtà dolorosamente indicativi; battute eloquenti ben oltre la propria stringatezza; opinioni oggi anticipatrici e, immancabile, la tormentata genesi ultratrentennale della porta di Santa Maria. E si va per le lunghe e gli interlocutori rimangono con le antenne ben concentrate sulla complessità del personaggio tra il sorprendente e il tenero. Ma qui è bene interrompere l’uomo e l’artista e rievocare il secondo grande amore di Guglielmo Carro: il disegno.
Intanto subito una precisazione: a mio parere la sua opera su carta, cartone telato o altri supporti simili, nonostante l’uso abbondante del colore e dei fondi non è pittura ma disegno. Disegnatore formatosi alla vecchia scuola fondata su impaginazione, impostazione, costruzione, disposizione piani e volumi, definizione, complessa normativa di non facile comprensione che oggi è stata scelleratamente licenziata da tante scuole d’arte. Ebbene il suo operare in questo ambito è proprio dello scultore che utilizza il colore come complemento e caratterizzazione di loro maestà linea e segno. Componenti che plasmano la figura ora tornita ora guizzante e arguta, sempre solida. Aprire le varie cartelle gravide di fogli per la cernita finalizzata a questa mostra è stata una cavalcata nel tempo e tutti ci siamo resi conto di quanti Carro diversi sia composta l’intera opera grafica. E al termine della lunga disanima mi sono alzato ubriaco di stupore per i disegni degli anni a cavallo dell’ultima guerra dove l’ansia di ricerca e di rinnovamento avevano proliferato risultati ogni volta dissimili: da quelli incorporei e luminosi a quelli brulicanti di contorni prossimi a sciogliersi nell’atmosfera a quelli risolti con pochi ma esaustivi tocchi. Per non parlare di quelli pervasi da amara ironia inseriti in quel capitolo tanto atteso nella Spezia degli anni Cinquanta – Sessanta indicato col marchio Grafica di costume. Qui trapela il doloroso sforzo di tuffare la figura nei vizi e nell’ipocrisia del vivere corrente e di ritirarla fuori tagliente e credibile perché depurata dalle scorie della bassa illustrazione o, peggio ancora, della provinciale quotidianità. E tanta cangiante fantasia mi ha inoculato il dubbio che l’ultimo Carro avesse raggiunto una ripetuta cifra di riconoscibilità talvolta affievolita nella maniera o, se preferiamo, nel modo alla Carro. Esito fisiologico confermato da tanti artisti, anche non locali, condotti dal lavoro di una vita a stereotipi equivocati per stile. I disegni esposti in questa mostra vogliono testimoniare non solo la consumata abilità finalizzata agli esiti via via attesi dall’artista ma anche la varia molteplicità del fare disegno, pregio questo di raro riscontro.".

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