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La prima volta del "groove" al Festival della Mente

Agli Impavidi campionamenti e musica elettronica di Alessio Bertallot hanno interagito con il piano di Cesare Picco.

La prima volta del "groove" al Festival della Mente

Sarzana - Val di Magra - Ascoltando dal vivo la voce calda e profonda di Alessio Bertallot, in molti ieri sera al Teatro Impavidi sono tornati indietro fino a metà anni Novanta, quando sulle frequenze di Radio Deejay il conduttore e cantante passava e raccontava tutta la musica elettronica proveniente in gran parte dalla Gran Bretagna.
Generi che hanno gettato le basi per molte delle produzioni che oggi dominano le classifiche internazionali. Suoni che aveva portato anche a Radio2 con RaiTunes, puntando in anticipo sui tempi su crossmedialità e interazione diretta con il pubblico, prima di tornare nella dimensione più intima - ma sempre rivolta ad una costante ricerca musicale – nella sua “Casa Bertallot”.

Ieri sera, nella seconda serata del Festival della Mente di Sarzana, insieme al talento pianistico di Cesare Picco, ha avuto il merito di portare per la prima volta all'interno della manifestazione – giunta alla sedicesima edizione – campionamenti, mash-up e remix tipici della dj culture e di tutto ciò che racchiude il termine “groove” nell'elettronica. Una continua citazione - iniziata con i Massive Attack e finita con Marvin Gaye – di voci, frammenti di brani e breaks, suonati insieme al piano di Picco.

“Decontestualizzare smontando alcune parti di un pezzo e ricontestualizzarle altrove – ha spiegato Bertallot citando 'Teardrop' del gruppo di Bristol – è un metodo che è alla base di molta della musica pop, elettronica, leggera e dance. Abbiamo smontato o separato voce e batteria così come hanno fatto loro per comporre il brano campionando pezzi da dischi precedenti”. “Pensando a questo progetto – ha aggiunto il pianista, compositore per Moscow State Symphony Orchestra e Berlin Chamber Soloists – abbiamo riflettuto anche sui momenti in cui anche nella “mia” musica si è fatto del “groove” ovvero sono state utilizzati e ripetuti elementi identificativi. Da almeno cinque secoli, più o meno dall'Età Barocca, ogni stile o movimento che è arrivato ha condensato in battute la propria storia. A inizio Novecento matematica e gravità hanno fatto in modo che si creassero due elementi fondamentali come le dodici battute del blues e le trentadue della canzone, poi intorno agli anni Trenta in cui jazz e pop sono diventate la stessa cosa e ogni occasione è stata buona per ballare”. Così sul palco del teatro il minimalismo dell'house seminale di Frankie Knuckles si è unita a una citazione di Philip Glass, e la jungle di Photek è stata impreziosita dai tasti del piano. Il tutto fra richiami di Paolo Conte, Chet Baker e i beat hip hop degli albori, applauditissimi dagli spettatori del Festival.

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