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L'epilogo della Vaccari emerge dalle pagine di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata”

L'epilogo della Vaccari emerge dalle pagine di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata”

Sarzana - Val di Magra - Il primo volume del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” ha fatto tappa anche a Santo Stefano Magra, in piazza della Pace, per iniziativa del Comune. Presente il sindaco Paola Sisti, il giornalista Filippo Paganini ha intervistato i due autori.

Tra gli argomenti trattati le vicende della Ceramica Vaccari, la fabbrica con cui Santo Stefano si identificava. Pagano ha letto testimonianze sulle drammatiche condizioni ambientali del lavoro in Ceramica, che provocavano la malattia della silicosi, e sulle lotte operaie negli anni Sessanta per la salute, i salari, i diritti. L’incapacità della proprietà di innovare la produzione e le conseguenti difficoltà portarono al tentativo, nel 1965, di licenziare 110 lavoratori, che fu sventato con l’occupazione della fabbrica, che durò 13 giorni: “L’occupazione si concluse con il ritiro dei licenziamenti, grazie alla trattativa condotta con intelligenza da Beppe Montalti, il segretario dei chimici della CGIL, che fu poi, dal 1969, Segretario della confederazione, e che nel libro emerge come ‘il miglior cervello del sindacato’ nel dopoguerra. Decisiva fu la mobilitazione delle istituzioni locali e della popolazione della Val di Magra: il direttore disse che si rese conto della sconfitta quando vide i lavoratori mangiare in fabbrica i ‘tordei’, i ravioli preparati ogni giorno dalle donne di Santo Stefano e della Val di Magra”.
La Vaccari fu poi il “laboratorio” dei gruppi di estrema sinistra, in particolare del gruppo riunito attorno al giornale “La Voce Operaia”, animato da Andrea Ranieri e da Amilcare Mario Grassi. Maria Cristina Mirabello si è soffermata sui due numeri del giornale, e sui caratteri dell’operaismo del gruppo. “Ma nella nostra provincia non ci furono -ha detto Pagano- consistenti esperienze operaie autonome dal movimento sindacale. La forza dei gruppi di estrema sinistra fu soprattutto tra gli studenti, dove era presente anche la FGCI. Anche se va detto che il movimento studentesco, nei suoi momenti più alti, coinvolse giovani dei più diversi orientamenti”.

I due autori hanno poi raccontato le tappe più importanti della mobilitazione studentesca del decennio. Nel giugno 1961 si tenne alla Spezia la prima riunione, in Italia, tra studenti e operai, che ebbe un risalto nazionale. Fu originata dalla lettera a un giornale di Valeria, una studentessa del Liceo Costa che per la prima volta aveva visto sfilare in piazza Verdi un corteo operaio (degli “ansaldini” del Muggiano). I giovani spezzini furono spesso protagonisti in quegli anni. Nell’ottobre 1961, per esempio, furono all’avanguardia nella lotta contro la riforma Bosco degli Istituti Tecnici. Durante lo sciopero studentesco ci furono scontri con la polizia in corso Cavour. E così per tutto il decennio, fino all’occupazione del Liceo Scientifico Pacinotti il 5 febbraio 1968, una delle prime in Italia, con al centro la tematica antiautoritaria e del legame tra scuola e vita. La “grande occupazione” del dicembre 1968 era ormai vicina. In mezzo ci fu la contestazione della sfilata goliardica, il 12 giugno: “A Parigi muoiono e qui ridono”, diceva il cartello che apriva il corteo dei contestatori.
Maria Cristina Mirabello si è soffermata infine sul ruolo delle ragazze, che “furono protagoniste all’insegna più dell’emancipazione e della parità che della liberazione e della differenza: e tuttavia anche queste caratteristiche segnarono, per l’ampiezza delle ragazze coinvolte, qualcosa di veramente nuovo”.

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