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L'angelo e il bambino, nuova luce al Diocesano

Restaurata una tela settecentesca di autore al momento ignoto. Si arricchisce il patrimonio del museo sarzanese.

L'angelo e il bambino, nuova luce al Diocesano

Sarzana - Val di Magra - Se ne stava ferita e malamente aggrappata a un telaio esausto nella Sala Tamburi della canonica di Santa Maria, a Sarzana. Ma grazie a un riuscito e rispettoso intervento di restauro a cura di Claudia Crocini, sostenuto con un contributo straordinario della Cei, ora la tela settecentesca 'L'angelo custode' riluce di bellezza al Museo diocesano di Piazza Firmafede. Un altro prezioso tassello, dopo il restauro de 'La morte di San Giuseppe', che consentirà "di conservare e trasmettere la fede attraverso l'arte", come ha affermato il direttore del Diocesano Maurizio Marchini stasera in occasione della presentazione dell'intervento, alla quale ha preso parte una cinquantina di persone, tra le quali l'assessore Daniele Castagna.

"Nel dipinto - ha spiegato il direttore in Sala Tamburi - un angelo dalle grandi ali protegge un bambino e gli indica il cielo. Questo atteggiamento fa pensare ad alcuni passi della Sacra Scrittura. La presenza di un angelo accanto ad ogni uomo, dalla nascita alla morte, ha un fondamento biblico. L'iconografia di un bambino protetto da un angelo dalle grandi ali ebbe larga diffusione dal XVII secolo quando, per volontà di Papa Paolo V, venne inserita nel calendario liturgico della Chiesa la festa degli Angeli Custodi. L'iconografia più significativa è quella di un bambino protetto da un angelo, a volte con un grande scudo, che lo guida verso il bene indicando il cielo. Gli angeli custodi ci sono... che vogliamo crederci o no". Il piccolo potrebbe essere Tobia, il protagonista del 'Libro di Tobia', la cui raffigurazione con l'angelo è una costante dell'iconografia.

Soddisfatto anche Paolo Bufano, presidente del Diocesano, che ha portato il saluto del vescovo Luigi Ernesto Palletti, fermato da un attacco influenzale, ha ringraziato la Cei per il contributo e ha rilanciato l'idea dell'associazione 'Amici del museo diocesano', sul modello di Brera. "In realtà c'era, più che creata andrebbe rilanciata".

"Sarà forse banale dirlo... ma questo è proprio un bel quadro - ha esordito Massimo Bartoletti, ispettore della Soprintendenza che ha diretto il restauro -. Mi dispiace non essere riuscito ad arrivare a un'attribuzione. Ad ogni modo, parliamo di un dipinto del Settecento, un secolo che ha visto le famiglie patrizie sarzanesi stabilire contatti con importanti centri artistici come Roma, Napoli, Bologna, Cremona. E così abbiamo opere di Francesco Solimena realizzate per la famiglia Casoni, tele di Giuseppe Maria Crespi per i Cattani, o ancora Francesco Boccaccino al lavoro per i Bombardieri. Senza dimenticare quei pittori della zona, come il fosdinovese Pietro Barbieri, che andarono a Roma e poi tornarono, o un altro pittore del territorio come Stefano Lemmi". Questo, insomma, il vivace contesto artistico all'interno del quale potrebbe aver visto la luce 'L'angelo custode'.

Claudia Crocini, con studio in Via dei Fondachi, ha illustrato ai presenti i dettagli del suo lavoro sul quadro, due metri e mezzo di altezza per uno e mezzo di larghezza. "Il dipinto, olio su tela, presentava diversi problemi conservativi: la tela non era più tensionata adeguatamente, c'erano evidenti punti di lacerazione e la superficie pittorica era cromaticamente alterata da vernici ossidate e accumuli di polveri. Il telaio originale in legno, inoltre, non risultava più idoneo in quanto privo di meccanica espandibile e fortemente attaccato da insetti xilofagi. Effettuati i primi test, è stato concordato un piano di intervento con il dott. Bartoletti. La pellicola pittorica è stata consolidata a fronte, con l'utilizzo di colle animali e carta giapponese ove necessario e certamente nelle aree interessate dalla lacerazione del supporto in tela. Questa è stata rimossa dal telaio in legno e pulita a tergo rimuovendo meccanicamente polveri e residui cerosi. Le lacerazioni sono state risarcite con adesivi sintetici e tutta la superficie a tergo è stata rintelata utilizzando tela in misto lino e pasta vegetale come adesivo. Ristabilito un adeguato supporto in tela, l'opera è stata tensionata su un nuovo telaio espandibile realizzato su misura dell'originale. La pellicola pittorica è stata pulita con dei solventi rimuovendo vecchie stratificazioni di vernici ossidate, polveri superficiali, depositi cerosi e vecchie ridipinture. Le mancanze di colore e preparazione sono state risarcite con colla di coniglio e gesso di Bologna e reintegrate pittoricamente con pigmenti in polvere e medium sintetico utilizzando velature di colore spuntinato per rendere riconoscibile la lacuna. Il dipinto è stato nuovamente verniciato con resine naturali". La restauratrice ha spiegato come l'operazione abbia tenuto rispettosamente conto dei 'ripensamenti' dell'autore. "Era un po' indeciso, ad esempio sul panneggio e sulla posizione delle dita. Abbiamo conservato i segnali di questi ripensamenti".

Conclusa la presentazione, è scoccata l'ora della visita al Diocesano per ammirare finalmente la tela. Prossima tappa, sempre affidata al laboratorio della Crocini, il restauro di una deposizione di Cristo che dovrebbe essere presentata in occasione delle celebrazioni del Preziosissimo sangue, il prossimo giugno.

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L'angelo custode, Museo diocesano di Sarzana Archivio CdS


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