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Il festival Portus Lunae approda all'anfiteatro di Luni con Ascanio Celestini

In attesa del programma completo la quinta edizione della manifestazione partirà l'attore e narratore romano. Silvestri: "Stiamo mettendo il cuore oltre l'ostacolo". Guerrini: "Bello essere qui nonostante tutto". Prenotazione obbligatoria.

il 31 luglio
Il festival Portus Lunae approda all'anfiteatro di Luni con Ascanio Celestini

Sarzana - Val di Magra - Sarà Ascanio Celestini ad aprire, il prossimo 31 luglio, il Portus Lunae Art Festival di Luni che dunque si farà nonostante l'emergenza Covid e il suo impatto su tutto il mondo della cultura. La quinta edizione della manifestazione che ha contribuito a riaccendere l'attenzione sull'importanza del sito archeologico di Luni inizierà dunque con lo spettacolo “Radio clandestina” del celebre attore e narratore romano che porterà la vicenda delle Fosse Ardeatine all'interno dell'Anfiteatro che per la prima volta aprirà le sue porte al festival. Questo proprio per garantire il rispetto di tutte le norme necessarie.
“Abbiamo cercato di trarre tutto il bene possibile dal male – ha sottolineato stamani in conferenza stampa Alessandra Guerrini, direttrice del Polo Museale della Liguria – utilizzando per la prima volta l'anfiteatro potendo contare sulle sue grandi dimensioni. Essere qui nonostante tutto è una bella notizia perché Luni è il sito di maggiori dimensioni della direzione generale e ha una storia millenaria sulla quale stiamo lavorando intensamente anche grazie ai finanziamenti del Ministero. Non potremmo farlo vivere però senza il supporto della comunità locale, del Comune e del mondo del teatro che ringraziamo”.

“L'anfiteatro è una location suggestiva – ha proseguito il sindaco Silvestri – una scommessa che raccogliamo volentieri potendo contare sulla disponibilità e la collaborazione costruita nel tempo con Teatro Pubblico Ligure e a referenti autorevoli come Mancusi e Traverso. Faremo una cosa piccola ma di eccellenza”. Al momento infatti il programma del festival prevede solo lo spettacolo di Celestini, in attesa che si conosca l'esito (a fine luglio) del bando della Fondazione Compagnia di San Paolo che potrebbe sbloccare, come avvenuto gli anni scorsi, i fondi per finanziare il resto della manifestazione con altri sette appuntamenti fino a fine settembre. “Stiamo mettendo il cuore oltre l'ostacolo – ha concluso Silvestri – puntando sulla qualità e la compartecipazione”.

“Senza Mancusi, Traverso e l'assessore alla cultura Baruzzo in questi anni non avremmo mai realizzato il festival – ha sottolineato il direttore artistico di Tpl Sergio Maifredi – e siamo felici di poter utilizzare l'anfiteatro per la prima volta, se si esclude un “numero zero” fatto nel 2015 con Mario Incudine. Dopodichè per vari motivi, anche geologici, non è stato più possibile utilizzarlo mentre quest'anno la struttura sarà grande protagonista. Faremo rivivere le parole con cui gli scrittori dell’antichità hanno raccontato la peste; l’Iliade stessa ha inizio con un flagello, una peste, “i dardi di Apollo”, inviata da Apollo nel campo greco. Non lo facciamo per cercare facili attualizzazioni, ma per evidenziare come il pensiero di oggi - anche nella contingenza della prima pandemia che il mondo civilizzato si trova ad affrontare dai tempi della “spagnola” - non possa ignorare la cultura antica. Nelle letterature antiche la peste ricorre più e più volte, in certi casi analizzata con il rigore dello storico, in altri casi con l’enfasi e il pathos della poesia. Sono parole distanti da noi anche 2500 anni, ma che possono restituirci la visione di come le dinamiche dell’umanità di fronte alla paura, all’ignoto, al contagio rimangano di fatto le stesse. Da Omero a Esiodo e Sofocle, da Livio e Tucidide, a Lucrezio, fino Procopio di Cesarea. Dalle parole antiche si passa al grande cantore della peste nel medio evo: Giovanni Boccaccio, ponte tra la cultura classica e l’umanesimo: 'umana cosa è avere compassione degli afflitti' apre il proemio del Decamerone. Per arrivare a Shakespeare, a Defoe, Manzoni, Camus, Malaparte e Saramago. Inoltre, nel 2020 ricorrono in 150 anni dalla scoperta dell’antica città di Troia e su quest’anniversario si soffermerà la V edizione del Festival. Troia città in fiamme dopo dieci anni di assedio. Troia in cui per volere di Apollo scoppia la peste. La peste e le guerre si accompagnano. Curzio Malaparte immagina che una pesta metafisica invada Napoli all’indomani dell’arrivo degli alleati durante la seconda Guerra Mondiale. Stiamo lavorando al meglio – ha concluso – in questi tempi è molto più facile non fare che provare avare, sarebbe molto più facile 'restare in porto' ma noi abbiamo avuto il coraggio di provarci”.
Il Festival si aprirà come detto il 31 luglio alle 20.45 con un evento nell’anfiteatro di Luni: Ascanio Celestini porta in scena Radio Clandestina - Roma, le Fosse Ardeatine, la Memoria. Si crea così un ponte tra la ferocia di una guerra antica, quella di Troia, con la ferocia della seconda guerra mondiale. “La storia dell’Ardeatine – scrive Ascanio Celestini - è una storia che comincia alla fine dell’ottocento, quando Roma diventa capitale e continua negli anni in cui si costruiscono le borgate, continua con la guerra in Africa e in Spagna, con le leggi razziste del ’38, con la seconda guerra, fino al bombardamento di San Lorenzo, fino all’8 settembre. È la storia dell’occupazione che non finisce con la liberazione di Roma. È la storia degli uomini sepolti da tonnellate di terra in una cava sull’Ardeatina e delle donne che li vanno a cercare, delle mogli che lavorano negli anni ’50 e dei figli e dei nipoti che quella storia ancora la raccontano. Il 23 marzo 1944 i Gruppi d’Azione Patriottica attaccano una colonna tedesca di polizia in Via Rasella. Il 24 marzo per rappresaglia i nazisti uccideranno 335 persone in una cava sulla via Ardeatina”.

I fatti esistono se ne esiste una memoria tramandata, se le parole antiche si fanno nuove e vive ad ogni generazione. Il Festival avrà quest’anno anche un’apertura ai giovani accogliendo un progetto specifico in settembre.

Sabato 25 luglio aprirà al pubblico la mostra "Il teatro romano di Luna. Settant'anni di ricerche archeologiche" per presentare al pubblico i risultati delle campagne di scavo passate e recenti e del restauro appena ultimato. La mostra, allestita nel Casale Gropallo di Luni, sarà visitabile fino al 13 dicembre con orario martedì a domenica dalle 8.30 alle 19.30. Per informazioni www.luni.beniculturali.it


Info www.luni.beniculturali.it – www.teatropubblicoligure.it

I POSTI DISPONIBILI SARANNO SESSANTA CON PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA SUL SITO https://www.musei.liguria.beniculturali.it/portus-lunae
INGRESSO CON BIGLIETTO DEL MUSEO 4 euro (intero); 2 euro (ridotto 18-25 anni); gratuito minori 18 anni
ACQUISTO PRESSO BIGLIETTERIA MUSEO dalle 8.30 alle 19.30 (via Luni 37, Luni)
O PRESSO L’ANFITEATRO dalle 20.15 (Via Appia, Luni)
Si raccomanda l’uso di calzature adeguate

Per raggiungere il Museo: seguire le indicazioni turistiche - cartelli "Antica Città di Luni". Il posteggio del Museo si trova in Via Falaschi.
Via Luni 37, 19034 Luni (SP) | +39 0187 66811 | drm-lig.museoluni@beniculturali.it
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Per arrivare con Google Maps impostare come indirizzo "Via Appia 9"

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