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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16 Gennaio - ore 20.35

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Bedini racconta De André a Sarzana: "Alla Fortezza un momento unico"

Il promoter che organizzò il concerto del Miro Luperi nel 1981 racconta i retroscena del documentario della Rai: "In via Mazzini improvvisammo, a Sarzanello suonò davanti a una trentina di giovani".

vent'anni fa la scomparsa
Bedini racconta De André a Sarzana: "Alla Fortezza un momento unico"

Sarzana - Val di Magra - Le immagini di Fabrizio De André che cammina sul viottolo che porta alla Fortezza di Sarzanello, o che passeggia in via Mazzini, sono state riproposte da chi in queste ore ha realizzato servizi e documentari sul cantautore del quale oggi ricorre il ventesimo anniversario della scomparsa (qui). L'intervista ripresa dalla Rai all'indomani del concerto che Faber tenne allo stadio 'Miro Luperi' il 29 agosto 1981, è infatti rimasta non solo come testimonianza di un passaggio tutt'altro che banale nella città che anni dopo gli avrebbe dedicato anche una piazza, ma è diventata un documento prezioso per delineare la figura di un personaggio la cui grandezza è stata pienamente compresa solo dopo la sua morte.

“Preferisco ricordarlo come uomo con i suoi pregi e i suoi difetti e non come un santino” afferma a CdS Paolo Bedini, il promoter sarzanese che organizzò la data di De André allo stadio ed ebbe l'onere e l'onore di coordinare l'intervista che a suo modo ha scritto un pezzo di storia della città. Qualche anno fa Mimmo Iorio – altro anello di congiunzione fra l'artista e Sarzana – mi raccontò: “Quando finalmente i due si incontrarono, trovandosi di fronte un ragazzo così giovane, Fabrizio gli disse sorridendo: “siamo tranquilli?”. Paolo, che in seguito avrebbe organizzato altri eventi molto importanti, era molto agguerrito”. Bedini infatti solo qualche mese prima aveva portato i Dire Straits allo stadio di Carrara e in Italia nomi del calibro di Neil Young, Nick Cave e Joe Strummer, mentre negli anni Novanta avrebbe prodotto e scoperto band come Baustelle, Virginiana Miller e Malfunk.

Nel 1981 l'agente di De André era Bibi Ballandi (altra figura chiave del mondo dello spettacolo) e fu proprio lui ad avere l'intuizione del documentario. “Mi disse – ricorda Bedini - “vieni a Forte dei Marmi che ti voglio presentare Fabrizio”. Stavano pensando di fare le riprese del concerto e l'intervista ma quest'ultima sarebbe rimasta in sospeso fino all'ultimo perché lui non era troppo convinto. Mi diedero l'incarico di seguire le riprese e carta bianca per tutto il resto così pensai alla Fortezza come location ideale. Il giorno dopo l'esibizione i musicisti andarono via e rimasero qui solo Fabrizio, suo figlio Cristiano, Dori Ghezzi e il tour manager Bruno Sconocchia. Oltre ad una troupe molto ridotta con me c'erano Paolo Zanetti, assessore alla cultura che ci aiutò ad organizzare l'evento, e la signora che aveva le chiavi".

Un gruppo sparuto ma che nei pressi della Fortezza destò la curiosità di Roberto Merlino e della sua compagnia teatrale che provava a breve distanza. “In pochi minuti si radunarono una trentina di ragazzi – ricorda ancora Bedini – che inizialmente si sistemarono poco lontano da noi, poi Fabrizio mi disse: “Se li conosci falli avvicinare”. Non era l'epoca dei selfie e tutti si misero ad ascoltarlo con grande discrezione e il regista colse l'occasione per filmare la scena anche se fu tagliata e non venne diffusa. Oggi rimane conservata negli archivi Rai e sarebbe bello se qualcuno si adoperasse per recuperarla visto che i protagonisti erano tutti giovani di qui”.

L'intervista, nella quale l'artista racconta anche alcuni aspetti privati della propria famiglia, proseguì poi nel centro storico: “De Andrè non era molto avvezzo a queste cose però l'atmosfera lo aveva particolarmente rilassato quindi lui e il regista mi chiesero dove poter girare anche in città e pensai subito a Via Mazzini. Non c'era il tempo per fare sopralluoghi quindi improvvisammo partendo da via dei Fondachi, con Cristiano ed io a guidare l'operatore dietro la telecamera mentre Fabrizio camminava”. Per tutti la giornata finì con una lunga chiacchierata al Bar Costituzionale di Piazza Matteotti: “Eravamo molto contenti, tutto si era svolto nella massima tranquillità, qualcuno lo aveva fermato per salutarlo e si era intrattenuto con lui per pochi minuti. Il concerto? Lui non era contentissimo, all'epoca era quasi un'artista di “culto”. Vennero meno di diecimila persone, in quegli anni non era considerato come uno che faceva grandi numeri né come un autore “politico”, altri suoi colleghi avevano un seguito maggiore”.

Le strade di Paolo Bedini e De André si incrociarono nuovamente qualche tempo dopo: “Mi invitò a una cena a Genova dopodiché persi un po' le sue tracce. Ci vedemmo circa quindici anni dopo per il concerto dei Mau Mau ai Bozzi – aggiunge – io nel frattempo avevo iniziato a produrre alcuni gruppi e avevo lavorato con musicisti a lui molto vicini. Più tardi con Yo Yo Mundi e altri facemmo un disco di cover di Fossati registrando nella casa di Camaiore dove avevano fatto “Anime Salve”. Fu proprio Ivano che un giorno ci disse che Fabrizio era morto".

"Ho incontrato De André circa cinque volte – conclude Bedini – e il nostro è sempre stato un rapporto lavorativo ma conservo con grande piacere la memoria di quei due giorni e in particolare di quei pezzi suonati alla Fortezza davanti a quel gruppo di ragazzi che, sono sicuro, ricordano ancora bene quei momenti”.

(foto di Reinhold Kohl dall'archivio di Paolo Bedini)

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