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Addio al professor D'Alto, docente e ambientalista

Studioso degli spazi urbani originario di Sarzana, per anni attivo all'Università di Pisa. Di grande eco i suoi studi in Sud America. Tra i critici dei progetti Llavador e Botta.

aveva 82 anni
Addio al professor D'Alto, docente e ambientalista

Sarzana - Val di Magra - Non aveva mai tagliato il cordone ombelicale con la sua Sarzana, di cui rimaneva un cittadino del centro storico. Nelle scorse ore si è spento a Montecatini il professor Silvano D'Alto, 82enne accademico dell'ateneo di Pisa, professore di Sociologia urbana la cui fama travalicava i confini nazionali e membro del consiglio della Fondazione Giovanni Michelucci, di cui era stato allievo. Malato da tempo, si è arreso venerdì sera. "Uomo di grande generosità e di rara sensibilità", lo ricorda l'Università di Pisa con una nota.
Si era laureato in Architettura a Firenze e dopo alcuni anni dedicati alla professione e all’insegnamento nelle scuole superiori aveva cominciato a collaborare con l’allora dipartimento di Sociologia dove aveva iniziato un lungo rapporto di collaborazione e amicizia con il professor Gian Franco Elia, di cui sarà consigliere ascoltato quando Elia divenne rettore dell’Ateneo pisano. "Instancabile e curioso viaggiatore ha condotto con grande passione ricerche nella savana venezuelana, a Caracas, in Ungheria e in Inghilterra da cui sono derivate numerose pubblicazioni. Tra gli argomenti dei suoi studi ricorre il tema del rapporto urbano e sociale tra centro e periferia per ridare senso e dignità a quest’ultima, come ha detto in uno degli ultimi interventi pubblici: 'Avendo riguardo a connettere tutto quello che in periferia è disconnesso o meglio aspetta di essere connesso con forza e con dolcezza di senso'. È anche per questa delicatezza d’animo e di linguaggio che di lui resta il ricordo di un uomo che ha dedicato tutta la vita alla ricerca del senso profondo delle cose e alla cura degli altri".

E' stato anche in questi anni al fianco dei movimenti ambientalisti nelle battaglie più significative sul territorio spezzino. Autore di un appello contro la "lottizzazione" di Calata Paita nella versione di Josè Llavador, che definitiva "una esemplare speculazione edilizia, massimizzando la rendita edilizia e urbana, senza produrre alcuna idea di nuova città, anzi: distruggendo storia, identità, valori, memoria di una città che vorrebbe essere davvero sul mare e proporsi come una perla urbana nel Golfo". E poi tra i contestatori del Progetto Botta a Sarzana, di cui chiedeva di "dimezzare le volumetrie": "Le città del passato non sono città dei morti. La città dei morti precede la città dei vivi – osservava acutamente Mumford – perché di quelle radici abbiamo assolutamente bisogno. [...] Oggi, occorre essere innovativi e creativi come le generazioni più vive della storia che hanno prodotto la città di Sarzana".
"Assieme all’architetto Renato Raggi hanno dato un grande contributo alla causa ambientalista spezzina, sulle questioni di carattere urbanistico-territoriale, facendo anche parte dell’INU e poi nello specifico nella battaglia che conducemmo come Coordinamento Golfo Citta Porto, dentro il quale Legambiente La Spezia fu parte fondamentale, contro l’abnorme Piano Regolatore Portuale proposto dall’AP della Spezia negli anni successivi al 2000. In particolare proprio come Legambiente mettemmo a punto, con il lavoro inestimabile di D’Alto e Raggi, una vera e propria proposta progettuale alternativa a quanto proposto dall’allora AP, proposta che permetteva un certo sviluppo (non abnorme) dei traffici portuali ed allo stesso tempo salvaguardava le marine storiche di Canaletto e Fossamastra con l’idea del “porto canale”. Poi negli anni successivi (verso il 2010 o giù di lì) li ritrovammo con noi a contrastare la prima proposta di Waterfront e di riuso di Calata Paita, anche qui non solo criticando ma facendo ipotesi alternative, anche se non così dettagliate come fu la proposta di porto canale. Silvano D’Alto è stato una risorsa importante della nostra città", lo ricorda Stefano Sarti di Legambiente.

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