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"Who is it? It's me" in scena al torrione genovese di Sarzana

"Who is it? It's me" in scena al torrione genovese di Sarzana

Sarzana - Val di Magra - Il torrione genovese di Sarzana si prepara per "Who is it? It's me" liberamente ispirato a Crave di Sarah Kane che andrà in scena il 31 agosto alle 21.30 con la regia di Sara Battolla. Quattro personaggi in uno spazio scenico vuoto, senza alcuna scenografia a fare da sfondo ma con il solo ausilio di luci e musica, si muovono in un non tempo/non luogo dove ruoli che sembrano precisi e stabiliti da un momento all’altro si ribaltano sino a spogliarsi di ogni identità e diventare la sola cruda voce dell’autrice.

In scena : Riccardo Avanzini, Daniela Casciari, Lorenzo De Carlo, Raffaella Neri.
Crave (tradotto con “Febbre”) - scritto dalla Kane nel 1998 - si presenta come un testo sperimentale e costruito sulle ambiguità.
Inserito in un contesto sociale o psicologico conflittuale e per niente rassicurante eppure assoluto nella sua immediatezza, è tale da catapultare il lettore/ascoltatore in un mondo allusivo e meditativo, fatto di desideri che diventano smanie, e, data la sua struttura, atto ad assecondare una varietà di interpretazioni.
Una serie di scambi dialettici fra quattro voci - A, B, C e M - è alla base di un continuo gioco di richiami, quasi si trattasse di una sinfonia a quattro mani, densa e senza didascalie.
A potrebbe voler parlare di se stesso come di un pedofilo e C potrebbe essere ossessionato dal terrore dell’abuso, mentre M potrebbe essere una donna che vuole un figlio e B un uomo che vorrebbe essere sedotto oppure – e molto più in generale - potrebbe trattarsi di un uomo anziano che nutre un sentimento d’amore per una giovane donna vulnerabile, e del desiderio di una donna più anziana di avere un figlio da un uomo molto più giovane, oppure - ancora e forse meglio – si tratta di voci di un’unica mente in competizione fra loro.


Originariamente messo in scena con quattro attori seduti su sedie girevoli come in un talk show, Crave può essere interpretato come un racconto o uno sfogo di due coppie, come il crollo mentale di una sola mente o anche come la sovrapposizione dei sentimenti di quattro persone separate e assolutamente distinte.
In una struttura sinfonica, con un andamento musicale costruito di frammenti che si riallacciano per creare e ricreare e che avallano il dubbio, si legge cosa l’amore può fare alla totalità del sé e come l’individuo può, a sua volta, reagire allo shock:
«non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te…».
L’ambiguità si snoda, così, sino al finale: un rantolo di definitiva e ultima felicità prima della morte o una “caduta libera” verso una condizione di tranquillità che deriva da uno stato di incoscienza, forse unica àncora di salvezza.

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