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"I social non uniscono, solo la letteratura abbatte le barriere"

Il palestinese Mazen Maarouf al Festival della Mente: "Sono mezzi che fanno selezione segregante e isolante".

scrittura, ricordi e futuro
"I social non uniscono, solo la letteratura abbatte le barriere"

Sarzana - Val di Magra - “Il futuro? Mi spaventa, sembra che il potere lo stiano prendendo le tecnologie in un'evoluzione molto classista che permette di avere il meglio solo se si possiedono molti soldi. Una sorta di guerra di classe moderna”. Questa l'opinione sul tema principale di questa edizione del Festival della Mente di Mazen Maarouf, scrittore e poeta di origine palestinese ma cresciuto a Beirut e ora rifugiato a Reykjavík. Una condizione anomala che ha influenzato anche il suo percorso narrativo e la stesura del libro di racconti “Barzellete per miliziani”, edito in Italia da Sellerio, citato solo in alcuni passaggi dell'intervento nell'afoso spazio del Canale Lunense, dove l'ospite della manifestazione sarzanese ha dialogato con il collega Matteo Nucci con la traduzione della sempre impeccabile interprete Marina Astrologo.

Un incontro partito dal rapporto fra finzione e realtà: “La nostre storia e quelle dell'umanità sono piene di fiction - ha esordito Maarouf dopo un saluto in italiano al suo pubblico - ne abbiamo bisogno nella vita di ogni giorno. Se mi incontri la mattina e mi chiedi “come stai?” io inevitabilmente ti racconto una storia su di me. C'è una relazione organica fra fiction e realtà, viviamo in una costante prosecuzione della storia e abbiamo bisogno di finzione letteraria per tenere insieme i pezzi di realtà. La fiction è la forma pura della menzogna”.
“Le storie nel mio libro sono di pura finzione – ha spiegato – ma fondate sulle mie esperienze personali. Sentimenti ed emozioni nati dalla mia condizione di palestinese nato a Beirut e di una realtà fittizia vissuta in un paese che non era il mio”. Una scrittura profondamente influenzata anche dallo “strano disagio” dato dalla troppo pacifica Islanda, “un luogo che ha tassi di criminalità molto bassi ma nei quali si scrive molto di crimine”. “Un Paese dalla pace inquietante nel quale per scrivere mi sono confrontato con i miei ricordi facendo i conti con la mia esperienza personale. I personaggi sono basati sulla mia storia di bambino che ha vissuto in zona di guerra, sono stato vittima del clima quotidiano di tragedia che ti sottomette. Ho vissuto il Libano del patriarcato duro e machista e dal mio passato ho immaginato il futuro di questi ragazzi”.

Dalle esperienze del passato alla propria idea di futuro: “Sono palestinese quindi non posso essere ottimista – ha sottolineato Maarouf sorridendo – siamo fragili perché dominati da un sistema economico che non ha volto e non ha nome. Dopo la grande crisi finanziaria partita dalle banche ci sono state delle proteste mai ragazzi ne sono usciti con le ossa rotte. La profonda manchevolezza delle “primavere arabe” è stata quella di non aver fatto emergere qualcuno con idee e progetti per il futuro. Oggi – ha evidenziato – la musica e soprattutto la letteratura, che documenta la nostra storia e il nostro modo di pensare, sono gli strumenti migliori per emergere rispetto ai social nei quali domina un ottimismo manipolato. Sono mezzi che non uniscono le persone, fanno una selezione segregante e isolate portandoci a seguire solo chi la pensa come noi e ad escludere gli altri. Siamo in grado di informarci su tutto di ciò che ci interessa ma non sappiamo nulla delle culture degli altri. L'unico mezzo che abbatte le barriere – ha concluso – è la letteratura”.

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