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"DPCM" come acronimo di creatività, il progetto di tre professioniste

La fotografa castelnovese Irene Malfanti ha dato vita con Simona De Luca e Maria Giglio ad un luogo di incontro digitale sull'esperienza dell'emergenza Covid-19.

l'intervista
"DPCM" come acronimo di creatività, il progetto di tre professioniste

Sarzana - Val di Magra - C'è anche la fotografa castelnovese Irene Malfanti fra le fondatrici del progetto “DPCM – Diamo potere creativo alla mente”, avviato negli ultimi di lockdown con la psicologa romana Maria Giglio e la digital designer pescarese Simona De Luca. Tre professioniste impegnate in diversi ambiti che hanno però deciso di unire le rispettive competenze per dare vita ad uno spazio virtuale pensato come un luogo di incontro per creare nuovi ponti creativi dopo l'esperienza dell'emergenza iniziata a marzo e tutt'ora in corso seppur con numeri e modalità differenti. Un incontro fatto di riflessioni e condivisione e che grazie ai canali social e alle piattaforme come Youtube e Tumblr su cui è presente, diventa progetto collettivo in continua evoluzione.

Come nasce questo progetto?
Maria: “Prende vita dopo un cambiamento banale nella mia quotidianità. In un giorno di marzo a inizio quarantena, mi arriva un messaggio della Ire con scritto: “Ci sono, quando vuoi ti chiamo”, io in modo naturale clicco sulla video chiamata. Stupita di questo nuovo gesto penso “ok almeno vedo come sta”. Addirittura mi sono messa a farle vedere casa mia, dato che non è mai venuta a trovarmi a Roma. E da lì ho iniziato a pensare a tutte le persone che sono entrate in casa mia, nella mia intimità. Amici, parenti e colleghi, ed essendo psicologa anche pazienti. Ho sentito una forte esigenza di costruire un contenitore dove poter condividere pensieri, emozioni e nuove prospettive coinvolgendo le persone. Ma soprattutto per far raccontare agli altri la loro quarantena. Da qui la scelta di contattare Irene e Simona che hanno nelle loro professioni un grande strumento che è l'immagine. Uno strumento comunicativo, veloce, istantaneo che porta nuovi pensieri. E da qui dopo tante riflessioni, chiacchierate e risate è nato su Skype dpcmproject”.

Cosa vi ha spinte a scegliere questo nome per il progetto?
Simona: “DPCM è un acronimo con cui abbiamo dovuto imparare a convivere a causa del COVID-19 e il nostro intento è stato quello di dargli un’accezione diversa: Diamo Potere Creativo alla Mente. Siamo un contenitore dove trovare, progetti, idee, pensieri. Uno spazio di vissuti personali - modi diversi di vivere fasi e prospettive nuove - che portano a vedere, toccare, annusare e gustare le meraviglie dell’oggi. Siamo inevitabilmente cambiati, ci siamo resi conto che quello che sapevamo prima della comparsa del Coronavirus non vale più, e questo può trasformarsi in una grande rivoluzione attraverso la creatività”.

Per quanto riguarda il logo e i suoi colori a cosa vi siete ispirate?
Simona: “Abbiamo scelto il verde ispirandoci alla natura che continua a crescere senza fermarsi di fronte al virus, crediamo che questo possa essere un messaggio potente di forza creatrice come la forma a del seme del nostro logo. Perché parlando tra di noi più volte sono uscite le parole nascita e rinascita, e anche voler lasciare un segno di questa pandemia e così l’idea del seme, che è un simbolo di nascita e crescita. La linea nera scostata è come se fosse il nostro profilo/comfort zone da cui dobbiamo uscire perché qualcosa è cambiato”.

Qual è il messaggio che volete trasmettere con il vostro progetto?
Maria: “L'obiettivo centrale è quello di comunicare per condividere attraverso parole e immagini le emozioni che questo momento di quarantena - e non solo, perché Dpcm project non si ferma - ci pone innanzi, aiutando le persone ad aprirsi attraverso il linguaggio simbolico che preferiscono. Partendo dal presupposto che siamo tutti nella stessa barca, ma per fortuna siamo diversi, viviamo emozioni diverse, ma anche simili, emozioni contrastanti, varie e a volte incomprensibili, emozioni che vanno narrate, condivise e rielaborate per il nostro benessere psicologico. Con questo progetto vorremmo far riflettere le persone sull’importanza di comunicare i propri pensieri e di trasmettere l’immagine che ognuno ha di sé, ma anche l’altra faccia della medaglia ovvero il riflesso di chi ci guarda e ci legge”.

Da pochi giorni è finito il lockdown ed è iniziata una nuova “fase”, che aspettative avete per le prossime settimane?
Irene: “Ci aspettiamo di poter costruire dei servizi che le persone, tramite il nostro blog e nostri contenuti, possono utilizzare per porsi delle domande nuove. Possano focalizzarsi sui loro reali bisogni e rivalutare quindi le loro priorità, Imparando a dire 'io voglio' e non 'io devo'. Dove volere corrisponde al permettersi di desiderare e scoprire cose nuove. la maggior parte delle persone non ha tempo di porsi delle domande. Tipo: mi piace o no ciò che vedo? E pensandoci un po’: perché mi piace? Perché no?. Già questo permette di accorgersi di una quantità di cose che prima non si erano mai notate.
L’immagine del mondo ne viene rapidamente trasformata. Noi vogliamo aiutarli a manifestarsi in questo, infatti siamo una psicologa, fotografa e Digital Designer. Professioni molto lontane tra loro ma che insieme uniscono risorse valide sia ai singoli che aziende per rivoluzionarsi in questo periodo di crisi. In sintesi ci aspettiamo di riuscire a dare stimoli creativi. Il nostro obiettivo è imparare a meravigliarci dando potere alla nostra mente. Impariamo a farci nuove domande, dando risposte nuove”.

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