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Gatto sbranato in giardino da un cane da caccia: "E se ci fossero stati i miei figli?"

Una residente di Ameglia ha sporto denuncia contro ignoti ai carabinieri: "Avevo segnalato il problema ma nessuno mi ha ascoltata. Il padrone ci ha insultati ed è fuggito nei boschi".

brutus chiede giustizia
Gatto sbranato in giardino da un cane da caccia: "E se ci fossero stati i miei figli?"

Sarzana - Val di Magra - L'orrore che si materializza in quella che doveva essere una tranquilla domenica in famiglia. E poi la rabbia per chi ha preferito fuggire invece che accollarsi la responsabilità delle proprie azioni. E' ancora sconvolta la proprietaria di Brutus, un gattino di dieci anni che domenica scorsa è stato sbranato nel giardino di una villetta sulla collina dietro ad Ameglia da un cane che si è introdotto nella proprietà e si è poi avventato su quell'animale indifeso. Questione di pochi secondi, un paio di morsi e il micio era già privo di vita quando è arrivato alla clinica veterinaria pochi minuti dopo. "Eravamo a tavola con i miei bimbi e il loro nonno quando fuori abbiamo sentito i versi disperati di Brutus - racconta Veronica a Città della Spezia - Mio padre si è precipitato fuori dalla porta e ha visto un cane che teneva in bocca il nostro gatto e lo strattonava, lo ha lasciato solo quando è stato avvicinato. Ma era già troppo tardi".

Oltre la recinzione metallica alta più di un metro, che in qualche modo il cane è riuscito a superare, il richiamo del proprietario. Con tutta probabilità un cacciatore, come ne transitano a decine in questa stagione in quella zona. "Ci ha anche preso a male parole quando gli abbiamo chiesto di farsi vedere e di rendersi conto di cosa il suo cane aveva appena fatto - continua la residente - Si è dileguato nel bosco facendo perdere le sue tracce. Noi invece abbiamo cercato di salvare Brutus, ma quando è arrivato dal veterinario era già morto". Lo specialista scrive di 'lesioni compatibili con morso di altro animale di taglia più grande su addome e dorso' nel certificato di morte che attesta 'quattro ferite lacero-contuse penetranti in addome' e un copioso sanguinamento boccale'.

In casa c'erano i figli di Veronica di sei e otto anni che non si sono resi conto di nulla. "E se fossero stati fuori in giardino in quel momento?", si chiede. Un dilemma che l'ha spinta a recarsi presso la stazione dei carabinieri il giorno dopo e a sporgere querela contro ignoti, assistitita da un legale che si occupa di casi come questo. "Troppo spesso sentiamo sparare a pochi metri dalle nostre piane con gli ulivi, a due passi dalle case. Avevo anche interessato il sindaco non più di un mese fa, quando un altro gatto era sparito senza lasciare traccia. Ma non ho più saputo nulla nonostante la mia segnalazione. Io non ce l'ho con l'animale, ma con i padroni". Dalla descrizione fatta del cane aggressore, gli inquirenti non credono si tratti di un animale usato per le battute al cinghiale. Il cacciatore era probabilmente un solitario. "Non ci sentiamo più sicuro in casa nostra, qualcuno deve garantire l'incolumità dei miei bambini e dei miei animali domestici".

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