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Franciosi fa partire le querele: "Dipinto come un criminale"

Il meccanico navale, la cui vicenda ha calamitato il pubblico della Rai in queste settimane, fornisce la sua versione. Intanto matura l'idea di una una class action contro la Rai.

Il caso
Franciosi fa partire le querele: "Dipinto come un criminale"

Sarzana - Val di Magra - “Nei giorni scorsi ho depositato tramite il mio legale, l’avv. Riccardo Precetti del Foro della Spezia, un cospicuo numero di querele che auspico giungano quanto prima a rendere giustizia non solo alla mia storia, ma a quella di chi mi è stato accanto in questi anni. Non ho mai avuto la presunzione di essere un uomo privo di macchie o difetti, altro è tuttavia essere dipinto come avvenuto in questi giorni, proprio durante la messa in onda della fiction ispirata alla mia vicenda”. Firmato Gianfranco Franciosi, meccanico navale in questi giorni al centro delle cronache nazionali per la serie Rai Gli orologi del diavolo (stasera su Premium la replica degli ultimi due episodi),ispirata alla sua esperienza di testimone di giustizia. L'azione legale intrapresa da Franciosi è legata, come spiega in un lungo post sul suo profilo Facebook, a “questa campagna che ritengo altamente diffamatoria” innescatasi in concomitanza della trasmissione della fiction con protagonista Beppe Fiorello; in particolare, Franciosi punta il dito contro i servizi di Fanpage, che ha raccolto diverse testimonianza che dipingono in modo certo non lusinghiero la figura e i trascorsi dell'imprenditore spezzino. Servizi che hanno restituito il “quadro di un uomo propenso alla truffa, al raggiro e, cosa più grave, quello di un delinquente,narcotrafficante e consumatore abituale di droga” e “non un solo documento è stato prodotto, mostrato, a sostegno di coloro che mi attribuivano fatti specifici, fatti tremendi”, scrive Franciosi, lamentando altresì di non aver avuto diritto di replica.

A Franciosi preme altresì ribadire il suo status nell'ambito del rapporto tenuto con le autorità. Sottolinea di non essere mai stato un “collaboratore di giustizia, in parole più spicce un pentito. Il mio status all’interno di suddetto programma è invece sempre stato lo stesso: testimone di giustizia. Non un solo documento è mai stato prodotto (tantomeno sarebbe producibile) senza che il sottoscritto venga indicato come testimone di giustizia e agente interposto”. E rimarca che “non è esiste alcun documento, denuncia, verbale o rapporto che citi alcun mio precedente per reati connessi alla droga, tantomeno nel quale si faccia riferimento ad alcun mio trasporto di sostanza stupefacente che non sia relativo alle operazioni a cui ho partecipato in qualità di agente interposto”. E in merit ai “supposti debiti o raggiri” emersi nel servizio, “nella stragrande maggioranza dei casi – scrive Franciosi - non sono ad oggi neanche oggetto di giudizio, ma solo di querele tra le parti, rispetto alle quali nessun tribunale si è pronunciato, pertanto darli per certi e assodati, senza alcun riscontro, significa dare una rappresentazione totalmente distorta degli eventi. E’ invece vero che negli ultimi mesi 4 contenziosi relativi al medesimo fallimento si sono conclusi a mio favore con 3 assoluzioni e 1 archiviazione. Non un solo documenti che attesti una mia responsabilità definitiva in tal senso è stato prodotto (e neanche sarebbe possibile produrre non essendovi alcuna condanna) ed anche in questo caso mi è stata negata qualunque possibilità di fornire la mia versione dei fatti”.
Per quando riguarda la condanna per appropriazione indebita, Franciosi afferma che risale a quanto trattenne un motore di un cliente dopo averlo riparato, in quanto il cliente stesso, ritenendo il prezzo eccessivo, di era rifiutato di pagare. “Un errore di valutazione che non mi rende un pericoloso criminale, che avrei volentieri raccontato se interpellato”, scrive. Parole nette, forti. E l'appuntamento in tribunale. Intanto si starebbe costituendo un comitato per promuovere una class action per far causa a mamma Rai, 'colpevole' di aver realizzato una serie ispirata alla vicenda di Franciosi.

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