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Forestali all'Inerteco, violate prescrizioni su gestione rifiuti

Avrebbe sforato di 40mila metri cubi il massimo consentito e materiali separati non correttamente.

Palla alla procura
Inerteco

Sarzana - Val di Magra - I carabinieri forestali del Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale della Spezia hanno accertato che la società Inerteco, di Santo Stefano di Magra, non rispetta le prescrizioni dell'autorizzazione di gestione dei rifiuti rilasciata dalla Provincia. La società si occupa in particolare della ricezione di rifiuti di diverso tipo (anche pericolosi) che vengono stoccati all’interno dell’impianto e successivamente lavorati per creare materiali da riutilizzare o smaltire in discarica. L’impianto, spiegano gli inquirenti, era già stato attenzionato dai carabinieri forestali perché il materiale prodotto da Inerteco, negli ultimi anni, è stato in buona parte destinato alle operazioni di riambientalizzazione della ex cava della Brina, sulla collina alle spalle della frazione di Belaso. I militari hanno accertato che parte del materiale depositato nella cava contiene inquinanti in concentrazioni superiori a quelle consentite dal progetto di riambientalizzazione del sito, e per tale ragione una parte della ex cava è ad oggi ancora sotto sequestro.

L'impianto di Inerteco, per la particolare natura del materiale che riceve, è soggetto a numerose prescrizioni finalizzate a garantire che il prodotto lavorato sia conforme alla legge che tutela l’ambiente. I carabinieri forestali informano invece di aver riscontrato numerose irregolarità, quale il superamento dei limiti del quantitativo massimo di materiale stoccabile: 80mila metri cubi il tetto, 120mila quelli presenti. Conseguentemente lo scarico del materiale in entrata avviene sulla sommità di un unico cumulo in cui sono mischiate varie tipologie di rifiuti, rendendo impossibile effettuare poi una corretta miscelazione durante le successive fasi di lavorazione finalizzate ad ottenere prodotti con concentrazioni di inquinanti rientranti nei limiti di legge. Inoltre i rifiuti in ingresso e il materiale lavorato pronto a uscire dallo stabilimento dovrebbero separati mediante due scarpate in modo da poterli distinguere, invece gli investigatori si sono trovati di fronte dei separatori posizionati sulla sommità del cumulo e quindi privi di una reale valenza di separazione, rendendo indistinguibili i materiali che costituiscono l’intero ammasso sottostante. Spetterà ora alla Procura fare le valutazioni del caso.

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