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Addio allo scultore Ambrogetti, il ricordo dell'amico Fabrizio Mismas

Addio allo scultore Ambrogetti, il ricordo dell'amico Fabrizio Mismas

Sarzana - Val di Magra - Il 28 settembre ci ha lasciato lo scultore Claudio Ambrogetti, autore del ritratto di Alberto Picco, della targa a Michele Fiorillo e del monumento al Marinaio nel Museo Navale.

Il ricordo di Fabrizio Mismas
"Tocca a me ricordare Claudio Ambrogetti perché sono pur sempre l’unico che possa aprire a tutti il libro più voluminoso della memoria che, con dispiacere, dovrò convertire in piatto sunto. Tanta è infatti la frequentazione iniziata nel settembre del 1965 e di fatto mai interrotta. Fui io il primo a vedere i modelli di gesso del ritratto a tondo di Alberto Picco per i giardini di via Chiodo, del monumento a Michele Fiorillo collocato nell’aiuola davanti alla Capitaneria di Porto della Spezia, dell’ambone e del Ciborio per la Chiesa di S. Pio X ai Colli così come i cementi dei quattro evangelisti realizzati per la chiesa di Maria Ausiliatrice di Fossamastra e come tante altre opere ancora in preparazione o appena completate.
Ambrogetti era spezzino. Si trasferì nel 1971 a Sarzana per una più agevole vicinanza a quella Carrara che lo vide prima allievo dell’Accademia di Belle Arti poi insegnante del Liceo Artistico con una parentesi come direttore di entrambi gli istituti. E qui lo conobbi nel mio primo giorno di Liceo nell’aula di Figura disegnata, ampia e traboccante di copie della statuaria classico-rinascimentale. In un Artistico che ancora occupava quasi tutto il castello Cybo-Malaspina e che affascinava il novello allievo per l’avvincente, antico, dedalo di aule, corridoi e scale. Teatro di grandi insegnanti contagianti la malattia dell’arte.
Ambrogetti prima del trasferimento a Sarzana abitava in una villetta in via Privata Cieli ancora non tagliata in due da via Carducci e qui lavorava nella parte bassa dell’edificio prima di allestire lo studio vero e proprio a poca distanza, in via Campitelli. Aveva frequentato l’Accademia di Belle Arti di Carrara ma non proveniva, come da prassi, dal Liceo Artistico bensì dal Liceo Classico della Spezia e questo gli ha sempre donato un valore aggiunto nel versante strettamente culturale. Apparteneva quindi alla schiera degli artisti colti, non molto nutrita per la verità, ossia di quegli artisti che non esaurivano la conoscenza nel proprio ambito operativo ma semmai la allargavano con competenza attendibile alla storia dell’arte, alla musica classica e lirica, alla letteratura ed alla storia. Non a caso aveva avuto come maestro d’Accademia uno dei grandi scultori colti del Novecento, Emilio Greco: per Ambrogetti fu un incontro fortunato perché Greco rimase sulla cattedra di Carrara per pochi anni, giusto i tre di frequentazione del giovane Claudio dopo uno passato a Firenze con Antonio Berti. Uscito dall’Accademia le prime affermazioni: nel 1960 vince il primo premio ex aequo nella prestigiosa mostra del Fiorino a Firenze; nel 1963 un altro primo premio ex aequo alla III Mostra nazionale Arte e Sport sempre a Firenze. Nel frattempo, è regolarmente invitato nelle rassegne di scultura di Tolone, Madrid, Bolzano, Ravenna, Stia, Lucca, Bologna, Bari, Prato, Milano, Valencia, Carrara. Allestisce personali nelle gallerie Lo scoglio di Portovenere (1965), Il Torretto della Spezia (1966), Canci di Lerici (1977 e 1983), Minotauro della Spezia (1979), Metastasio di Prato (1988). Nel 1991 allestisce una grande esposizione antologica alla Fortezza di Sarzanello.
Tra le opere pubbliche voglio ricordare, oltre a quelle sopra citate, i candelieri, la Croce e il portacroce per la chiesa di S. Maria Assunta alla Spezia (1963/64), la statua di marmo dedicata a Santa Barbara per l’omonima chiesa di Pagliari (1964), il Grande Tesoro di bronzo e marmo per l'agenzia E della Carispe (1981), il bassorilievo di bronzo per la sede di Hanorah spa, Milano (1983), la Via Crucis per la Basilica di S. Maria Assunta, Sarzana (1984) e il vasto monumento al Sommergibilista allestito nel 1987 nel giardino del Museo navale della Spezia.
Il suo apprendistato si intrise presto dello slancio verso i cosiddetti primitivi riscoperti nel primo Novecento e divulgati in ambito Accademia dal prof. Renzo Lupo: un grande amore per Wiligelmo, l’Antelami, Arnolfo di Cambio, Nicola e Giovanni Pisano. Trasporto quindi verso i valori intrinseci della scultura secondo la lezione di Arturo Martini e conseguente rifiuto dei valori esterni quali il letterario, l’illustrativo e il mestiere fine a sé stesso. Ma amore anche per i grandi modellatori della tradizione italiana da Donatello a Manzù ad Augusto Perez. Due posizioni queste inconciliabili solo in apparenza perché Ambrogetti riusciva nella difficile osmosi. Uomo dalle grandi passioni durate una vita: la musica, il canto e l’ammirazione per Verdi e soprattutto per l’estremo Falstaff che riteneva perfetta sintesi di replicati rinnovamenti. E poi la predilezione per Schubert, per il Pascoli di Myricae e dei Canti di Castelvecchio, l’interesse per la storia del Novecento continuamente indagata.
Ambrogetti uomo di cultura a tuttotondo, direttore del Liceo Artistico e dell’Accademia di Belle Arti nel periodo forse più rovente della loro storia, quello della contestazione; tra i fondatori e primo presidente della Società dei Concerti della Spezia, negli anni dell’impostazione e dell’avvio; amabile conversatore dall’eloquio fluido e ricco. Ma mentre stendo queste poche righe tra le onde dell’afflizione, mi accorgo di quanto sia riduttivo il ritratto che vado cercando di tratteggiare. Non dimentico le nostre frequenti discussioni su arte ed estetica, talvolta in apparenza scontri, in realtà insegnamento e conoscenza. Certo è che Ambrogetti era molto, molto di più".

Fabrizio Mismas

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