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Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Marzo - ore 08.40

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Un tocco ortonovese per la prima mano robotica tattile teleoperata

Annagiulia Morachioli, project manager della londinese Shadow Robot Company, racconta a CdS la propria esperienza nella realizzazione di un prototipo basato sulla telerobotica.

talento spezzino a Londra
Un tocco ortonovese per la prima mano robotica tattile teleoperata

Sarzana - Val di Magra - “Vedere lo stupore di una persona che a San Francisco sentiva la stretta della mia mano qui a Londra è stata una soddisfazione incredibile”. Così a CdS l'ortonovese Annagiulia Morachioli, esperta di robotica (qui) e project manager dell'azienda londinese Shadow Robot Company che nei giorni scorsi ha presentato ufficialmente il progetto realizzato con Haptx e SynTouch e finanziato dalla giapponese Ana Holdings. Sfruttando la telerobotica infatti la “Shadow Hand” consente di controllare il movimento di una mano artificiale anche a migliaia di chilometri di distanza. Non solo, perché il prototipo – unico nel suo genere – sfruttando innovativi sensori, permette di percepire in tempo reale tutte le sensazioni tattili che si provano prendendo in mano una palla, battendo sui tasti di un computer oppure muovendo le pedine di una scacchiera. Un progetto al quale Shadow Robot Company – fra le più importanti realtà del settore in Inghilterra – ha contribuito con la propria mano robotica e il lavoro del team di Morachioli (premiata tre anni fa alla Spezia come Donna leader - She made a difference) che ci racconta la sua esperienza in un campo in continuo e sorprendente sviluppo.

Come è stato impostato il lavoro svolto dal vostro team per la realizzazione del progetto?
“Ci siamo focalizzati fin da subito sull’integrazione dei tre prodotti per permettere lo scambio di informazioni tra la mano, il guanto e i sensori tattili. Per avere un sistema finale efficiente, abbiamo ottimizzato l'acquisizione dei dati forniti dai sensori tattili da trasmettere al guanto. In parallelo, abbiamo cercato di migliorare le performance della mano e del braccio rendendo i movimenti più fluidi, molto simili a quelli umani”.

Qual è stato invece il suo contributo al progetto e di cosa si occupa all'interno dell'azienda?
“Come Project Manager ho gestito tutto lo sviluppo tecnico del progetto pianificando le attività. Insieme al team software, abbiamo identificato tutte le attività necessarie a portare a compimento il progetto e le abbiamo assegnate nello spazio di tempo che avevamo a disposizione avendo come primo obiettivo finale la demo in Giappone per ANA. In questi mesi abbiamo collaborato a stretto contatto con Haptx e Syntouch tramite numerose teleconferenze settimanali, nonostante il fuso e la distanza rendesse la logistica un po’ complicata. Alla fine però tutti gli sforzi sono stati ripagati”.

Quali sono le possibili applicazioni del progetto che avete sviluppato e quali le potenzialità della telerobotica?
“Questo tipo di tecnologia si presta particolarmente per tutto ciò che riguarda le attività in situazioni di rischio come lo smaltimento di ordigni esplosivi o di materiali radioattivi. Un altro ambito molto importante è quello che riguarda l'esplorazione dello spazio mentre puntiamo anche allo sviluppo di metodi innovativi per la comunicazione”.

Come è iniziata la sua esperienza alla Shadow Robot Company e come sta vivendo questa sua esperienza londinese?
“Nella fase finale del mio dottorato in BioRobotica presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ho svolto sei mesi all’Imperial College of London. In occasione di una conferenza su 'Manipulation and Grasping' ho incontrato Rich Walker, Managing director di Shadow Robot Company. Lo conoscevo già, avevamo lavorato assieme in uno dei progetti che seguivo all’Istituto di BioRobotica (ECHORD++) e ovviamente conoscevo l'azienda che è molto nota nell'ambiente. Mi ha detto che stavano cercando un project manager e mi ha dato i contatti delle risorse umane, ho avuto una serie di colloqui e poco dopo mi hanno presa, è stata una grandissima soddisfazione. Si tratta di un'azienda piccola ma ben strutturata e abbiamo l'opportunità di lavorare in un ambiente professionale ma anche molto amichevole, c'è un approccio diverso e molto stimolante, vivo e lavoro qui da poco più di un anno ma ho già imparato tantissimo. Il progetto che abbiamo appena portato a termine è stato molto impegnativo e ha rappresentato una bella sfida che ci ha dato grandi soddisfazioni. Vedere lo stupore di una persona che a San Francisco sentiva la stretta della mia mano qui a Londra mi ha ripagato dei tanti sforzi fatti in questi mesi”.

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