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Un ricordo di Franco Baudone a diciassette anni dalla scomparsa

Franco Baudone

Sarzana - Val di Magra - Riceviamo da Massimo Baudone e pubblichiamo: "Domenica 7 febbraio ricorre il diciassettesimo anniversario dalla morte di Francesco Baudone, per tutti " Franco". Mio padre era un uomo del Socialismo reale, Comunista, antifascista e un sarzanese autentico. Faceva parte dell’area riformista del PCI ed aveva studiato alla scuola di Partito alle Frattocchie a Roma. Era convinto che essere Comunisti significasse lavorare per migliorare la condizione di vita dei cittadini, dei lavoratori e soprattutto di coloro socialmente più deboli.
Franco era un uomo leale, generoso, sempre pronto alla battuta ma,al tempo stesso, inflessibile sui suoi ideali che lo hanno contraddistinto per tutta la sua vita. Da lucido interprete delle vicende socio – politiche, fu tra i primi a intravvedere il cambiamento a cui andava incontro il mondo e l’Europa; capì che la voglia di democrazia e libertà in arrivo in quegli anni dall’est Europa e il crollo del muro di Berlino, avrebbero cambiato per sempre le dinamiche economico-sociali tra gli Stati e di conseguenza la politica avrebbe dovuto coordinare questo cambiamento epocale. Infatti, fu sempre lui tra i primi, a sostenere che il Partito Comunista italiano, così com’era strutturato allora, avrebbe dovuto cambiare e, propose addirittura di cambiarne il nome, cosa che poi avvenne con la svolta della Bolognina.
 
Fu proclamato Sindaco a 36 anni e successe ad Anelito Barontini nel 1977, incarico che mantenne fino al 1985. Ancora oggi è ricordato come un Sindaco, ma soprattutto come un uomo lungimirante, disponibile e concreto. Da tutti riconosciuto come il Sindaco a cui si deve l’inizio della trasformazione della città, con alcune importanti intuizioni che poi si rilevarono vincenti negli anni seguenti. In quegli anni presero vita, infatti, la valorizzazione della Cittadella e del centro storico cittadino grazie ad iniziative come la Mostra nazionale dell’antiquariato e la Calandriniana, solo per citare le più famose. Nella sua idea di sviluppo del territorio e della città, negli anni in cui fu Sindaco, vennero realizzate le aree verdi di Nave, Sarzanello, Battifollo e l’asilo Matazzoni. Importanti opere che testimoniano quanto egli fosse convinto che per far vivere le periferie fosse necessario creare spazi di aggregazione sociale.
 
In quegli anni prese vita anche il mercato ortofrutticolo di Pallodola, frutto anch’esso di un’intuizione straordinaria, legata alla valorizzazione del lavoro degli agricoltori a cui dare uno spazio dove poter vendere la propria produzione. Grazie al Sindaco Guccinelli nel 2005 il mercato di Pallodola gli fu intitolato.
Sempre in tema di valorizzazione del territorio fu tra i primi a credere nelle potenzialità del Vermentino e nel 1981 organizzò a Sarzana un’iniziativa sul vino locale insieme agli eroici produttori di vino del tempo. Evento ricordato in un libro da Salvatore Marchese.
 
Mio padre era un antifascista e un sarzanese autentico. Nel 1980 venne girato a Sarzana il film di Luigi Faccini “Nella perduta città di Sarzana”, legato ai fatti del 21 luglio 1921 che gli valse un invito a Roma dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Su questo avvenimento raccontava, orgoglioso, un simpatico aneddoto relativo alla telefonata di Maccanico che era il Segretario di Stato dell’epoca, infatti quando questo lo chiamò in Comune e si presentò, mio padre pensando ad uno scherzo, rispose per più di una volta “e io sono Garibaldi”, soltanto dopo un po' capì che non si trattava di uno scherzo, ma che al telefono era davvero il Presidente Pertini che lo invitava al Quirinale per complimentarsi in merito al film sui Fatti del 1921. Il Film venne successivamente proiettato nella sezione “Controcampo” alla Biennale di Venezia nel 1980.
Dopo gli anni da Sindaco fu eletto Presidente della Provincia, incarico che mantenne fino al 1990, in seguito, per un anno, fu Vice Presidente dopo un accordo con i Socialisti ,molto probabilmente per non cedere il Comune di Sarzana, dopo le lezioni del 1989.
Fu una scelta sofferta per mio padre e furono anni di contrasti politici all’interno del Partito dal quale,forse, si sentì anche un po' “tradito” ...
Sinceramente ancora oggi non ho ben chiaro cosa sia successo in quegli anni e perché mio padre decise di staccare la spina, ma ciò avvenne.
Riuscì comunque a sorprendere tutti e venne nominato Presidente della Salt in un momento non facile per il paese e per il settore autostradale di quegli anni, tra corruzione, mani pulite e società pubbliche in dissesto.
Tuttavia, gestì brillantemente la stagione delle privatizzazioni delle società autostradali, acquisendo prestigio personale e stima in un settore completamente differente da quello della politica.
Grazie al suo lavoro venne infatti nominato Vicepresidente di Aiscat che è l’associazione nazionale delle concessionarie autostradali e dei trafori, fu membro di importanti e prestigiosi CdA come Autostrada dei Fiori, l’Autocamionale della Cisa, Sias e Carispe, di cui fece anche il Vice Presidente.
Insomma una vita, quella di mio padre, contraddistinta da impegno politico e lavoro. Era fermamente convinto sulla separazione delle carriere. Spesso mi ripeteva “o fai il politico o fai l’imprenditore…”
E chissà cosa direbbe oggi di questa società e di questo modo di far politica in cui spesso si pensa solo al “io” e poco al “noi”.
Per Franco, infatti, la politica era un servizio alla comunità e ha sempre lavorato per i più deboli, cercando di offrire loro possibilità di riscatto e di vita più dignitosa.
È stato un uomo che ha difeso,per tutta la sua vita, ideali e valori noti e ben precisi, anche negli anni in cui non era più in politica attiva.
Ha vissuto le stagioni in cui la politica e il mondo si dividevano sulla base delle ideologie, ma ha saputo sempre distinguersi per il proprio pensiero e le proprie idee, anche quando queste non erano in “linea” con il pensiero del Partito.
Non ha mai rinunciato a dire ciò che pensava, convinto che dal dialogo, anche quello più aspro e duro, si potesse poi arrivare ad una sintesi per l’interesse generale. È ricordato così ancora oggi come un uomo generoso, ma deciso che ha sempre anteposto il dialogo ed il confronto nel rispetto delle proprie e altrui idee".

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