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Toti al San Bartolomeo: "Liguria regione messa meglio in Italia"

Sopralluogo del presidente: "Personale legittimamente affaticato, ma riconosce il nostro impegno per le assunzioni. Vaccini? Possiamo ridurre di un terzo il picco dei ricoveri di una eventuale terza ondata".

"Grandissimo lavoro"

Sarzana - Val di Magra - “È stato fatto un grandissimo lavoro, non a caso la Liguria è la regione messa meglio d'Italia e con l'RT più basso. E il tasso di mortalità, checché ne dica qualche stravagante individuo, è in linea con quella nazionale, pur avendo noi un'età media decisamente alta”. Così oggi il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, a margine del sopralluogo effettuato all'ospedale San Bartolomeo di Sarzana, di cui ha visitato i vari reparti, il pronto soccorso, il triage esterno allestito in luogo della tenda. Nell'ambito della visita, una delegazione di medici e infermieri ha colloquiato con il gov per fare il punto sulla situazione ospedaliera. “Sono stanchi, affaticati, è legittimo, e sono anche un po' preoccupati – ha riferito Toti -. Chiedono risorse e assunzioni. Ho spiegato loro – che ce lo riconoscono - che ne abbiamo effettuate oltre 1.500, ma anche che, se un discorso è assumere infermieri, un altro, più difficile, è reperire alcune professionalità mediche, soprattutto per le Asl minori. Non è che non vogliamo, se mi portate un anestesista gli faccio il contratto qui, subito, su un foglio a quadretti. Il punto è che purtroppo per anni sono state programmate male le scuole di specializzazione. Per ovviare a questo problema stiamo cercando anche di fare contratti accentrati, più attrattivi, ad esempio riferiti al San Martino, assumendo lì infettivologi, rianimatori, anestesisti, medici di medicina interna, in modo poi da mandarli in comando nelle altre Asl, magari per il periodo iniziale della professione”.

Lodi al San Bartolomeo che, “come l'ospedale di Sanremo, è stato chiamato a resistere all'urto del Covid-19 sulle 'ali' della regione”. E ora l'ospedale sarzanese si appresta a diventare, assieme al Sant'Andrea, il riferimento spezzino per la campagna di vaccinazione anti coronavirus, a regia nazionale, il cui via è previsto a gennaio . “Il primo ciclo, checché se ne dica a Roma – ha osservato Toti -, sarà in buona parte sulle spalle delle sanità regionali, visto che il bando per selezionare medici che si occupino delle vaccinazioni arriverà dopo la prima distribuzione delle dosi”. Cioè un milione e 200mila vaccini Pfizer, 70mila dei quali per la Liguria. Certo, aspettare la conclusione del bando non pare idea allettante. “Se anticipiamo la vaccinazione – ha precisato il presidente – possiamo mitigare molto una eventuale terza ondata. La scaletta dei vaccini, così come predisposta da Roma, prevede che con questa prima quantità vengano vaccinati sistema sanitario – allargato a personale a contatto con gli ospedali (come i lavoratori delle pulizia, ndr), operatori di Rsa, e residenze protette, Pubbliche assistenze coinvolte nelle operazioni Covid, in alcuni casi medici di medicina generale – e gli ospiti delle Rsa; così facendo dovrebbero avanzare circa 20mila dosi con le quali potremmo iniziare a vaccinare grandi anziani e soggetti fragili. In questo modo andremmo a proteggere quella tipologia di utenza che ora occupa il 47 per cento dei posti letto. Ecco, se arriviamo alla prima o seconda settimana di febbraio avendo coperto tutti i soggetti e le categorie menzionate, in caso di nuova ondata non avremmo più un picco da 1.600 posti letto Covid, ma il numero si ridurrebbe di un terzo”. Il primo ciclo di vaccinazioni dovrebbe chiudersi a metà febbraio. Intanto, entro questo venerdì partirà una sorta di pre-censimento per chiedere ai destinatari di vaccini la disponibilità a vaccinarsi subito (la puntura anti Covid non è un obbligo), all'arrivo del vaccino, atteso per metà gennaio. Anche sulla base delle risposte di potrà essere ulteriormente tarata la campagna vaccinale.

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