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Saliceti "vede" un impianto da 80mila tonnellate di rifiuti all'anno

L'amministratore di Recos, Michele Stretti, 'affronta' la popolazione: "Sì, vogliamo farlo. E presenteremo l'Aia, anche se non servisse". Sisti: "Territorio ha già dato. Ma vogliamo capire". Abruzzo: "Troppi pregiudizi".

GAS DALL'ORGANICO

Sarzana - Val di Magra - "Sì, è vero che è nostra intenzione lavorare per fare un biodigestore anaerobico di rifiuti organici, ed è vero che stiamo ipotizzando di farlo a Saliceti. Non c'è bisogno dei servizi segreti o della Digos per saperlo: basta chiedere". Parola di Michele Stretti, amministratore della società Recos, nata nel 2016 e partecipata da Acam, Ladurner e dal colosso Iren. "Nei fatti Recos, pur autonoma, oggi è controllata da Iren", ha spiegato di fronte alle oltre cento persone che ieri sera hanno affollato la biblioteca Arzelà, alla ex Vaccari, in occasione dell'assemblea organizzata dal comitato 'Vivere bene La Macchia', guidato da Carla Bertolotti. All'iniziativa non ha potuto prender parte il noto giurista ambientale Marco Grondacci, fermato da ragioni di salute.

"La situazione al momento è molto prematura - ha proseguito Stretti di fronte a una platea accesa e attenta -, ci sono ancora incertezze da superare. Ad esempio, stiamo contattando i proprietari di terreni e abitazioni nei dintorni del sito di Saliceti (in terra vezzanese, ma al confine con Santo Stefano, ndr) per vagliarne la disponibilità a cederli. Soltanto quando avremo eventuali sicurezze in merito potremmo agire. E ancora, al momento non è terminato il percorso di approvazione del Piano ambito regionale dei rifiuti da parte della Regione Liguria, che a questo fine deve raccogliere e poi armonizzare i vari piani provinciali". E quando il pubblico ha incalzato l'uomo Recos per sapere se, al di là di ogni altro ragionamento, ci sia stato l'ok all'impianto, Stretti ha chiarito che "non c'è alcuna approvazione per la semplice ragione che non l'abbiamo ancora chiesta". L'amministratore ha poi spiegato che, se la cosa fosse fattibile, Recos presenterebbe la Via (Valutazione di impatto ambientale) in ogni caso. "C'è un gruppo di tecnici in Regione che decide se un progetto deve essere assoggettato o meno alla Via - ha detto -. Noi la presenteremo autonomamente, anche se per un impianto del genere probabilmente non ce ne sarebbe bisogno perché sarebbe sotto determinate soglie di rischio". E la Via poi si inserirebbe nel Paur, cioè il Provvedimento autorizzativo unico regionale, "per un processo autorizzativo complesso, che potrebbe durare un anno", ha aggiunto l'ingegnere, assicurando di non avere "alcuna intenzione di fare le cose di nascosto. Non vogliamo sottrarci alla discussione pubblica su questo impianto che sarebbe utile alla nostra società e anche alla comunità. Anche in sede di Via vogliamo che tutto si svolga in piena trasparenza, coinvolgendo le realtà territoriali".

Stretti ha tracciato anche il profilo del biodigestore immaginato: "Ipotizziamo un digestore semisecco termofilo a 60 gradi che produca gas metano, tutto a ciclo chiuso. Quante tonnellate di rifiuto organico potrà accogliere? Perché sia economico, dalle 60 alle 80mila annue. Una taglia che darebbe il giusto equilibrio da ogni punto di vista. Quanti camion? Siamo sugli undici camion al giorno (oltre 3.500 all'anno, ndr)". Le tonnellate dovrebbero arrivare un buona parte da fuori visto che "lo Spezzino ne dà 20-25mila". Interrogato sui rischi di un impianto del genere, Stretti ha detto che, sì, "gli odori sono il principale rischio di impatto. E' tutto a ciclo chiuso, non ci sono camini, non si brucia più niente. Ma sul piano ingegneristico non c'è nulla di sicuro. Nel senso: anche se esiste il Codice della strada, se ho la patene, se la mia auto non ha problemi, può comunque capitare un incidente. Ogni attività umana comporta rischi, ma i rischi possono essere tenuti sotto controllo".

Corrado Cucciniello, portavoce dei Comitati spezzini, è tornato a manifestare tutte le sue perplessità - e in merito all'eventuale biodigestore, e sull'impianto a Cdr di Saliceti esistente da un decennio -, mentre la Bertolotti ha definito Saliceti "un sito non idoneo per l'impianto, con abitazioni troppo vicine. Le notizie di disagi e incidenti legati a biodigestori in altre zone d'Italia non mancano".

Il sindaco di Vezzano ligure, Fiorenzo Abruzzo, ha affermato che "verso impianti come i biodigestori ci sono pregiudizi, un'avversione che ha portato alla nascita di discariche incontrollate e ad abbandoni indiscriminati. Sono impianti necessari, lo dice anche Legambiente. Certo, bisogna ragionare bene sulla compatibilità con ambiente, salute e qualità della vita. E in caso di realizzazione dovremmo predisporre un piano per la viabilità in vista dell'arrivo dei camion".

"Gli impianti sono una necessità - ha dichiarato il primo cittadino di Santo Stefano, Paola Sisti - e la loro presenza è legata alla scelta che giustamente questo territorio ha fatto quindici anni fa, quando rinunciò all'inceneritore per prendere la strada della raccolta differenziata, che è una conquista dalla quale non si torna indietro. E' vero però che il nostro territorio ha dato già tantissimo dal punto di vista ambientale. Ma è vero anche che quando la politica non chiude il ciclo dei rifiuti, non dà risposte, ecco che nascono le discariche, che nasce Pitelli. Quindi si vada avanti con un percorso aperto e condiviso, per capire insieme. A questo scopo ho anche preso contatti con dei docenti dell'Università di Pisa. Andiamo insieme a vedere impianti di questo tipo, cerchiamo di farci un'idea prima di dire pregiudizialmente sì o no. In ogni caso, se siamo d'accordo con la differenziata, dobbiamo avere l'onestà intellettuale di dire che gli impianti sono indispensabili.". Il sindaco ha chiuso sfidando impopolarmente ogni logica nimby: "Io sostengo che il nostro territorio abbia già dato. Ma quello che non vogliamo per noi non possiamo volerlo per gli altri, per i nostri vicini".

Scontata la prosecuzione di un percorso pubblico su questo tema, molto sentito dalla popolazione. Prossima tappa il consiglio comunale santostefanese del 5 giugno, convocato in via straordinaria proprio per parlare dell'ipotesi digestore.

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