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Ricorso biodigestore: "Non servono anni, possiamo agire d'urgenza"

La risposta alla società Recos dell'avvocato Piera Sommovigo, consulente del Comune di Santo Stefano. Grondacci rincara: "Potremmo coinvolgere la Commissione europea".

Saliceti

Sarzana - Val di Magra - Consiglio comunale di Santo Stefano riunito per parlare del biodigestore poco più di ventiquattrore dopo la conferenza stampa con cui Recos ha fornito dettagli sull'iter del progetto, fissando al 2022 l'avvio dell'impianto qualora filasse tutto per il meglio. La seduta santostefanese, stimolata da un ordine del giorno del gruppo consiliare di Italia Viva e seguita da una trentina di persone, ha visto intervenire prima di tutto i rappresentanti dei sodalizi che in questi mesi si sono espressi contro la realizzazione dell'insediamento, dal Comitato Che Botta! (con Carlo Ruocco) a Cittadinanzattiva (Samuele Di Capua), dal Comitato Ponzano e dintorni (Giovanni Rolando), al Comitato No Biodigestore (Carla Bertolotti), passando per Da Porta Nord alla Brina (l'ex sindaco Sauro Baruzzo). Poi, oltre agli amministratori, sono intervenuti i due consulenti ingaggiati da Palazzo civico per seguire la vicenda. L'avvocato Sommovigo, chiarito che “il ricorso al Tar è sato fatto contro la delibera regionale che ha indetto l'inchiesta pubblica, ma non contro lo strumento dell'inchiesta in sé, bensì contro il presupposto alla base della stessa, cioè che il sito di Saliceti fosse ricompreso nella pianificazione, cosa non vera”, ha replicato al presidente di Recos Castagnetti in merito alle tempistiche del ricorso stesso: “Non è vero che serviranno tre anni (come ipotizzato dal numero uno della società del gruppo Iren, ndr) perché sia discusso. Ci sono strumenti come l'istanza di prelievo che, in caso di necessità, consentono di fissare celermente l'udienza. Una circostanza del genere si è presentata per il digestore di Isola del Cantone, la cui udienza è stata infatti calendarizzata per il prossimo gennaio. Lo stesso presidente del Tar non più tardi di venti giorni fa ci ha ricordato che in caso di urgenza possiamo presentare istanza di prelievo”. La legale spezzina, già in prima linea una manciata di anni fa sullo spinoso fronte di Piazza Verdi, ha inoltre spiegato di aver incontrato il Difensore civico ligure (“chi ha chiesto di essere costantemente relazionato”) e di aver fatto alcuni accessi agli atti, anche per verificare la situazione della disponibilità dei terreni necessari a metter su l'impianto: “La Regione non ci ha ancora risposto, tuttavia per documenti del genere, anche per questioni di riservatezza, non è obbligata a farlo. In ogni caso il procedimento autorizzativo una volta concluso consente l'esproprio dei terreni”.

La parola è poi passata al giurista ambientale Marco Grondacci, l'altro consulente reclutato da Palazzo civico, che ha esordito col botto dicendo che “si potrebbe pensare di coinvolgere la Commissione europea, visto che la procedura di cui parliamo è disciplinata dal diritto comunitario e che sono state violate norme comunitarie attraverso la applicazione non corretta della Vas”. Grondacci ha fatto le pulci all'inchiesta pubblica, “strumento che, pur essendo già normato, è stato regolato ad hoc per questa situazione, prevedendo ad esempio di non includere nel rapporto finale dell'inchiesta stessa le alternative progettuali e di sito emerse nel corso del dibattito”. Inoltre per Grondacci “l'inchiesta pubblica dovrebbe cercare sul territorio 'il conflitto', chi è contrario... non c'è bisogno di coinvolgere chi è a favore del progetto. Questo tipo di lavoro è mancato. Ad esempio il presidente avrebbe potuto chiedere l'audizione dei sindaci dei Comuni coinvolti”. Il giurista, che due anni fa ha sfiorato la candidatura pentastellata alla carica di primo cittadino del capoluogo, ha sottolineato, riferendosi alla conferenza di ieri, che “i siti non li sceglie Recos ma la Provincia e soprattutto si scelgono dentro la pianificazione sottoposta ad una corretta procedura di Vas. Le aziende come Recos non scelgono ma propongono progetti che devono rispettare le procedure di legge”. E ancora ha affermato che “le integrazioni progettuali non sono tanto frutto delle richieste della Regione ma dell'accordo tra questa e Recos, e molte delle cose richieste altro non sono che obblighi di legge”. Infine Grondacci ha lanciato l'idea di realizzare una verifica dello stato sanitario della popolazione locale: “Una cosa che, come dimostrato da recente giurisprudenza, viene effettuata quando c'è in ballo il possibile insediamento di impianti potenzialmente inquinanti. I sindaci potrebbero muoversi in tal senso, magari coinvolgendo l'Università. E anche Asl dovrebbe svolgere un ruolo”.

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