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Ponzanelli alla Corte dei Conti, nel mirino la 'Patrimonio e servizi'

Il Comune di Sarzana convocato a Genova dalla magistratura per vicende relative alla partecipata. Da Palazzo civico si ribadisce la totale discontinuità tecnico politica rispetto al passato.

Ponzanelli alla Corte dei Conti, nel mirino la 'Patrimonio e servizi'

Sarzana - Val di Magra - La Corte dei Conti si muove sul fronte sarzanese. La magistratura contabile ieri ha ricevuto, in seguito a regolare convocazione, il sindaco di Sarzana Cristina Ponzanelli, il presidente dei revisori e il responsabile del Servizio economico finanziario. Sul tavolo i controlli finanziari e contabili sul consuntivo dell'esercizio 2016, con l'occhio di bue in particolare concentrato con la vicenda della partecipata comunale 'Sarzana patrimonio e servizi', in liquidazione dal 2013. Palazzo civico, premessa la totale estraneità degli attuali governo comunale – vista la recente tornata elettorale - e parte tecnica rispetto alla questione, ha dato piena disponibilità ai fini della ricostruzione della storia, producendo idonee osservazioni. Il lavoro della Corte potrebbe culminare con il riconoscimento di responsabilità a carico di sindaci, assessori al bilancio e dirigenti competenti che erano in sella all'epoca dei fatti.

La storia è in buona parte nota. La partecipata, nata nel 2007 con bilancio di 20mila euro, acquista dal Comune il Vecchio Mercato e un appezzamento nell'area di Tavolara rispettivamente per poco meno di 5 milioni e per quasi 1.6 milioni, somme che vanno quindi nelle casse comunali. Per farlo ottiene un'apertura di credito da 6.5 milioni da Carispezia, la quale a sua volta ottiene dal Comune una garanzia affinché l'ente rifonda la banca in caso di inadempienza della neonata partecipata. Successivamente il Vecchio Mercato di Piazza Terzi viene riacquistato dall'ente comunale per 5.4 milioni, senza una perizia che giustifichi l'aumento del valore dell'immobile, come rileva la stessa Corte, che segnala altresì come la partecipata abbia fatto registrare dal 2010 “perdite costanti e rilevanti” (sul milione e mezzo complessivo). I magistrati, dati alla mano, parlano di “antieconomicità della scelta di costituire e affidare la gestione del proprio patrimonio immobiliare ad una apposita società” e segnalano come “non è emersa né alcuna attività di valorizzazione dei suddetti immobili né alcuna forma di messa a reddito degli stessi”. Il depaupermento del patrimonio della società, scrive ancora la Corte, “ha determinato e determinerà rilevanti riflessi sulle casse dell'ente”, cioè del Comune, che tra le varie cose si è accollato il debito residuo della società (cira 745mila euro) verso Carispezia (vedi QUI).

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