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Più lavoro, meno detriti e fiumi in salute: un progetto da 8 milioni

Il Parco di Montemarcello, Magra e Vara mette sul tavolo un ambizioso disegno gestionale per intercettare le risorse di Next Generation Eu. Previsto un risparmio di 500mila euro all'anno grazie al minor spiaggiamento di legname sul litorale.

Lettera a ministero e parlamentari
Più lavoro, meno detriti e fiumi in salute: un progetto da 8 milioni

Sarzana - Val di Magra - Si chiama 'Manutenzione dei fiumi, gestione biomasse e sicurezza del territorio' ed è il progetto con il quale il Parco di Montemarcello, Magra e Vara intende intercettare i fondi di Next Generation Eu, il pacchetto europeo elaborato per sostenere i paesi colpiti dalla pandemia da Covid-19. Realizzato dall'ente di concerto con gli specialisti delle società Iris, per la parte ambientale (Maurizio Bacci, F. Bacci, P. Varese, A. Giacomelli, F. Giacomazzi, P. Camerano) ed Eidos, per la parte di progettazione e valutazione socio-economica (R. Bonanini e G. Croce), il progetto è stato inviato al ministero dell'Ambiente, alla commissione Ambiente della Regione, agli assessori regionali ad Ambiente (Giampedrone) e Parchi (Piana), al presidente del consiglio regionale Medusei, al presidente della Provincia Peracchini, ai parlamentari del territorio spezzino lunigianese (Ferri, Nardi, Orlando, Paita, Pucciarelli, Viviani) e al consigliere regionale toscano Bugliani. Ma di che si tratta? “Le aree fluviali – hanno spiegato stamani in conferenza stampa il commissario del Parco, Pietro Tedeschi, e il direttore Antonio Perfetti – sono zone di grande dinamismo e di straordinario interesse ambientale. Da un lato deve quindi essere preservata la qualità degli ecosistemi, dall'altro è necessario intervenire con una manutenzione programmata nelle aree critiche per mitigare il rischio idraulico. Questo nel medio termine consente anche di ridurre il volume dei detriti legnosi che si spiaggiano sul litorale, con tutti i costi e i disagi che ne derivano. Passare da una logica emergenziale a una di programmazione faciliterebbe altresì la creazione di economie circolari locali e la formazione di specifiche professionalità. Questo progetto è una grande occasione ed è pienamente in linea con quanto richiesto da Next Generation”.

Il progetto prevede una fase di investimento della durata di cinque anni per un costo complessivo di circa 8 milioni e 300mila euro. “Una volta andato a regime – hanno spiegato stamani in Via Paci -, sul fronte spesa pubblica si potrà avere un risparmio di 500mila euro all'anno derivante dai minori quantitativi di legname da raccogliere sul litorale, nonché dalla loro parziale valorizzazione a fini energetici e dalla riduzione dei costi di smaltimento. Per la gestione operativa che segue il quinquennio iniziale un gestore idoneo potrebbe essere il Canale lunense”. Le aree di intervento lungo le aste dei fiumi Magra (da Aulla/Podenzana a Licciana/Tresana; da Ponte della Colombiera alla confluenza col Vara; dalla confluenza al confine con la Toscana) e Vara (dalla confluenza col Magra a Piana Battolla; dal ponte di Piana Battolla a Padivarma; da Bocca Pignone alla confluenza col Gravegnola; dal ponte sulla Provinciale a Brugnato al viadotto autostradale a monte; l'ansa sotto Ca' di Vara; Santa Margherita, sopra il ponte) ammontano a un totale di 560 ettari e, come evidente, interessano due regioni (il 58 per cento del bacino del Magra è in Toscana), di qui il rilancio, da parte di Tedeschi, della necessità di arrivare al Contratto di fiume, “lo strumento gestionale più adatto” per una presa in carico condivisa da parte delle due amministrazioni regionali.

Il progetto passa per una serie di precisi punti, quali: individuazione di strumenti finanziari adeguati per facilitare l'avvio del lavoro delle imprese (progettisti, silvicoltura, produzione energetica ecc.); individuazione degli strumenti legali adatti ad associare le proprietà coinvolte nella manutenzione del territorio (e il direttore Perfetti ha voluto sottolineare i problemi legati alla forte parcellizzazione del 'mosaico' locale); programmazione dettagliata di un Piano forestale pluriennale. L'elaborato recapitato dal Parco ai vari livelli istituzionali, scendendo ulteriormente nel dettaglio, spiega che al risultato combinato di tutela degli ecosistemi, mitigazione del rischio idraulico e riduzione delle masse vegetali sul litorale si può arrivare grazie alla “azione combinate di tre tipologie di intervento da attuare con specifici piani operativi”, e cioè: restauro ecologico degli ecosistemi fluviali attraverso il rinnovo spontaneo della vegetazione golenale, l'espianto di specie esotiche/infestanti e la forestazione con essenze tipiche; interventi periodici di taglio su alcune particelle di determinati versanti dei rivi minori e nei tratti fluviali dove vi è maggiore rischio idraulico a valle, nonché di azioni di taglio programmato e sostituzione di vegetazione non autoctona; infine attivazione di un sistema di economia circolare (ad esempio, ma non solo, coinvolgendo le cooperative di comunità), basato su utilizzo di risorse prevalentemente pubbliche, con l'obbiettivo di mettere a sistema un processo di manutenzione programmata degli alvei, edificando economie dalla valorizzazione del materiale ligneo come dalla riscoperta in chiave turistica degli ecosistemi. Insomma, un ambizioso disegno a più teste e obbiettivi “che intende tutelare l'ambiente e quel bene supremo che è l'acqua, andando altresì a creare occupazione”, ha concluso Tedeschi.

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