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Ultimo aggiornamento: Giovedì 25 Aprile - ore 15.40

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Nuovo centro di accoglienza ad Ameglia: "Ora tutto più difficile"

Partita da un mese l'avventura del Cas di Via Cafaggio. Che si distingue dagli altri per un particolare clima familiare...

"Decreto insicurezza"
Nuovo centro di accoglienza ad Ameglia: "Ora tutto più difficile"

Sarzana - Val di Magra - Torna ad Ameglia l'esperienza dei Cas, Centri di accoglienza straordinaria. Accade per iniziativa de La Falena, guidata da Elisabetta Bonfico, associazione che nello Spezzino gestisce oltre settanta strutture di questo tipo. Il Cas amegliese, inaugurato da un mese, è in Via Cafaggio, un centinaio di metri prima di arrivare al palazzo comunale. Ospita dieci uomini provenienti da Gambia e Senegal, tutti rigorosamente under 30, eccezion fatta per il 50enne Lamine. Sono arrivati in Italia affrontando la rischiosa traversata del Mediterraneo per poi alloggiare in varie strutture, trovando infine sistemazione chez La Falena, che anche per il Cas amegliese di recente apertura ha regolarmente partecipato al bando emanato dalla Prefettura.

“Sta andando tutto bene, i ragazzi sono contenti e tranquilli – spiega la Bonfico, che stamani ha aperto le porte della struttura a CdS -. Anche perché la formula in questo caso è un po' diversa dal solito. Qua al primo piano c'è il Cas, ma al pianoterra c'è una famiglia un cui membro, Lorenza, dopo adeguata formazione è stata assunta come operatrice dalla Falena proprio per occuparsi di questo centro. C'è un clima di famiglia, i ragazzi passano volentieri di sotto a salutare la mamma anziana di Lorenza, l'atmosfera è positiva”. La struttura dà lavoro anche all'operatrice amegliese Serena e la giovane Mily, originaria del Bangladesh, si adopera come interprete e mediatrice, ruolo quantomai necessario visto che i dieci ospiti – anglofoni e francofoni – non hanno ancora grande dimestichezza con la lingua italiana. Seguono il Cas anche un mediatore culturale, un medico, uno psicologo. E anche dei legali che affiancano i ragazzi nelle pratiche per la richiesta di protezione e per i ricorsi nei casi di niet delle commissioni.

“I dieci ospiti vanno a scuola, alla sede sarzanese della Cpa – spiega ancora la presidente Bonfico -. Imparare la lingua è la cosa più importante, che apre ad altre esperienze. Ad esempio con Cgil e Fincantieri stiamo lavorando a un accordo per inserire alcuni ospiti dei nostri Cas in percorsi di formazione nel ramo della cantieristica. A febbraio avremo un nuovo incontro per definire il tutto. Se nel frattempo qualcuno degli ospiti del Cas di Ameglia migliorerà il suo italiano magari potrà essere coinvolto in questa iniziativa”.

Impossibile non commentare il Decreto sicurezza, di recente approvazione, mossa regina del Ministro degli Interni e leader della Lega Matteo Salvini. “Decreto sicurezza? Macché: è un Decreto insicurezza - sentenza Bonfico -. Via la protezione umanitaria, Commissioni che rifiutano la protezione nella maggior parte dei casi – allungando la permanenza nelle strutture, visto che poi ci vuole almeno un anno e mezzo per arrivare alla discussione del ricorso -, freno a scuola, formazione e lavoro. Cosa dobbiamo fare? Tenere questi ragazzi chiusi nelle case a far niente? Mandarli solo a giocare a pallone? Così davvero si rischia di incattivire le persone, di far prender loro brutte strade. Basti pensare che nel prossimo bando per l'accoglienza non è prevista la formazione scolastica”. Il discorso si allarga: “Meno sbarchi? Sì, che però non vuol dire meno morti. Tantissimi disperati continuano a morire in mare. E' vergognoso”.

La mediatrice Mily approfondisce il tasto del lavoro: “Prima con un permesso di soggiorno temporaneo, o con la ricevuta che si riceve dopo che si è fatta richiesta del permesso, potevi lavorare. Ora non più. E ci sono ragazzi a cui, per questa nova regola, non viene rinnovato il contratto. Il problema riguarda anche la scuola: a Spezia un giovane bengalese a cui è stata rifiutata la protezione due volte non ha potuto continuare a frequentare la scuola per imparare l'italiano”.

E se chiedi ai ragazzi cosa ne pensano della fresca stretta sui migranti – e del caso delle navi Sea Watch e Sea Eye – la voglia di parlare non è tanta. “Il ministro è Salvini, non sono io, non siamo noi, non possiamo dirgli cosa fare”, commenta il 25enne senegalese Adrame, che ha la speranza di raggiungere quanto prima Milano, dove lavora suo zio. “Per loro – spiega la Bonfico – è difficile esprimersi su certi temi, soprattutto se sono arrivati da poco: arrivano infatti da Paesi dove è inammissibile criticare o commentare la condotta delle istituzioni”. Non c'è altresì troppa voglia di approfondire le ragioni – del resto non di difficile decifrazione – della partenza dall'Africa nera alla volta dell'Europa, attraversando il Mediterraneo a rischio della vita: miseria, problemi con la famiglia, instabilità, il sogno di trovare un posto in quel mondo ricco di opportunità che rimbalza sugli schermi degli smartphone.

Se chiedi quali sono i loro sogni e progetti per il futuro, la risposta è di tenore pressoché unanime: preferiscono pensare al “now and here”, senza guardare troppo avanti. Un qui ed ora in cui magari possano mettere a frutto le loro capacità: Lamine e Malick saldatori, Kering muratore, Ebrima sarto, Mohammed – che qua si sta distinguendo come giocatore di football americano – autista.

Decisivo per il buon inserimento del Cas coltivare il rapporto con la comunità. “Abbiamo dato pronta comunicazione al sindaco della nostra volontà – conclude la Bonfico – e cerchiamo di inserire i ragazzi nella vita del paese. Ad esempio nei giorni scorsi li abbiamo portati alla festa della Befana, facciamo riferimento ai negozi del posto, abbiamo assunto persone che vivono qui, come è nostra abitudine. Importante e positivo anche il rapporto con le forze dell'ordine: spesso i ragazzi dei Cas hanno un pensiero distorto nei confronti degli uomini in divisa perché vengono da nazioni dove le forze dell'ordine e le forze armate molte volte sono contro la popolazione nonché protagoniste di persecuzioni e repressioni. Necessario quindi far capire agli ospiti che qua la situazione è ben diversa, che chi si comporta bene non ha nulla da temere”.

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