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Messa natalizia per gli studenti del Parentucelli-Arzelà, gli atei protestano

Stamani la funzione in auditorium domani era in programma quella in Santa Maria. UAAR: "Grave discriminazione".

Messa natalizia per gli studenti del Parentucelli-Arzelà, gli atei protestano

Sarzana - Val di Magra - “Venerdì 20 Dicembre le scuole superiori di Sarzana potranno/dovranno andare alla funzione religiosa cattolica nella cattedrale di Santa Maria. Lo ha stabilito il nuovo preside del complesso scolastico che ospita Liceo Classico, Scientifico, Musicale, gli istituti commerciale, turistico e agrario. E’ la prima volta, dopo moltissimi anni, che viene riproposta una simile pratica”. Inizia così l'intervento di Cesare Bisleri, coordinatore del circolo UAAR della Spezia in merito alla funzione che si sarebbe dovuta tenere domani alla presenza di alcuni ragazzi del Parentucelli Arzelà. Si perché come noto a causa dell'allerta rossa le lezioni saranno sospese e le scuole saranno chiuse quindi non ci sarà il “bis” per gli studenti visto che già oggi, come conferma la circolare firmata dal preside Generoso Cardinale, una messa natalizia si è svolta nell'auditorium dell'istituto.

“La cosa che lascia più perplessi – prosegue la nota degli atei, giunta prima del rinvio delle lezioni - è che la funzione religiosa è prevista in pieno orario scolastico, il che significa che per gli studenti che vi andranno non si effettuerà il normale svolgimento delle lezioni. Naturalmente il preside ha anche stabilito che per gli studenti che decideranno di non andare in chiesa si svolgano le regolari lezioni e che gli insegnanti devono ritenersi a normale disposizione per lo svolgimento delle lezioni come da programma per gli studenti che non vogliono andare alla messa. Già qui la prima maldestra discriminazione, visto che i sostenitori dell’insegnamento della religione cattolica pretendono che nell’ora alternativa, quindi per i non avvalentisi, non venga svolto il programma scolastico proprio per non svantaggiare gli studenti che nel frattempo sono impegnati nell’ora di religione. Il preside, poi, in uno sforzo di conciliazione e di slancio “democratico” prevede anche che le “altre religioni”, se hanno ragazzi che le seguono nella scuola, possano richiedere un trattamento uguale a quella cattolica. Altro scivolone. Quali sarebbero le condizioni? Stessi orari e stesso giorno? Anche in questa “concessione” si ravvisa una grave discriminazione. Si parla infatti solo di religioni, cattolica o religioni diverse, ma non si prende in alcuna considerazione che esiste anche un pensiero laico e che il numero degli atei e degli agnostici nella società italiana, in questi anni, è molto in crescita, tanto da aver superato, secondo i dati forniti dall’ISTAT, il numero dei cattolici praticanti e di costituire la seconda grande aggregazione, dopo i cattolici, nella società italiana, con la differenza, che, mentre i cattolici sono in calo, gli atei e gli agnostici sono in forte crescita. Gli ultimi dati relativi alla provincia della Spezia ci dicono che il 65% della popolazione si dichiara cattolica (naturalmente ben diverso è il numero reale dei veri praticanti), mentre il 41% si dichiara atea o agnostica, le restanti religioni (protestanti, islamici, ortodossi, ebrei, induisti, buddisti, ecc.) assomma al 4% della popolazione. Il preside dovrebbe prevedere anche uno spazio d’incontro con le associazioni degli atei e degli agnostici, finendola con questa eterna discriminazione. 2 Inoltre non crediamo legittima la pratica di consentire un culto in sostituzione delle normali ore di lezione, compiendo un’operazione di sottile condizionamento che induca gli studenti ad andare a messa, approfittando un po’ del clima natalizio, della voglia di uscire da scuola e del fatto di non rimanere isolati dai propri compagni. La partecipazione a manifestazioni di culto deve essere sempre e solo una libera scelta volontaria degli individui e mai una costrizione, seppur non forzosa, da parte delle istituzioni scolastiche. Se si voleva che gli studenti andassero in chiesa, cosa che evidentemente fanno assai poco, era molto più democratico e onesto che la loro fosse una scelta genuina e sentita, fatta naturalmente al di fuori dell’orario delle lezioni visto che, tra l’altro, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche è materia facoltativa. La giurisprudenza, concludendo, vieta l’effettuazione di messe, di preghiere e di benedizioni in orario scolastico. Eppure – conclude Bisleri - non esiste forse in Italia un’abitudine più dura da modificare che quella di contrassegnare l’attività educativa con qualche rito religioso. È quindi necessario ribadire che queste attività non sono consentite”.

Sulla stessa linea anche l'ex assessore e presidente del Circolo Pertini Nicola Caprioni: “Il nuovo preside del complesso delle scuole superiori sarzanesi, appena arrivato, ha subito iniziato compiendo una violazione di legge. La pratica di far partecipare studenti a riti religiosi in sostituzione delle normali lezioni è una palese violazione delle regole. Ancor più grave è la discriminazione che viene praticata verso quagli studenti che decideranno di restare a scuola e non partecipare alla messa. In questo caso il preside ha invitato gli insegnanti a tenersi a disposizione per impartire le lezioni ordinarie. Sono anche i sostenitori dell’insegnamento della religione (siamo uno dei pochi paesi in Europa a mantenerlo) a pretendere che agli studenti che non frequentano le ore di religione non vengano impartite elezioni ordinarie per non avvantaggiarli rispetto ai credenti. I regolamenti prevedono in questi casi ore alternative da proporre ai ragazzi.
Così facendo si esercita una pressione psicologica sui ragazzi per farli partecipare al rito, al quale evidentemente partecipano ben poco di propria spontanea volontà. La scelta religiosa è sempre un fatto privato, che dovrebbe essere volontario e al di fuori dell’orario scolastico. Non è comprensibile perché una scuola debba “invitare” gli studenti a partecipare a momenti di culto.
Il preside, forse accortosi tardivamente della scorrettezza commessa, ha cercato di rimediare dicendo che naturalmente è disponibile a consentire anche ad altre religioni uguali possibilità
Questa è una discriminazione ancor più grave, perché si considerano solo le religioni, ignorando che la percentuale più alta di non cattolici non è da cercarsi in altre religioni, che rappresentano circa il 4% della popolazione nelle nostre zone, ma negli atei o agnostici che rappresentano ben il 41% dei cittadini, che tali si dichiarano (dati ISTAT per la provincia della Spezia), ma, come al solito, degli atei e degli agnostici si preferisce non parlare e fingere semplicemente che non esistano”.


(immagine di archivio)

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