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Il racconto del generale: "Mio padre con la Rsi, mio zio partigiano"

Conferimento della cittadinanza onoraria a Irma Marchiani a Santo Stefano. Il toccante intervento del consigliere Emilio Ratti: "Il sindaco comunista diede un lavoro a un ex repubblichino".

Una storia italiana
Il racconto del generale: "Mio padre con la Rsi, mio zio partigiano"

Sarzana - Val di Magra - Oggi pomeriggio il consiglio comunale di Santo Stefano di Magra, convocato in forma straordinaria, ha conferito la cittadinanza onoraria alla partigiana Irma Marchiani (1911-1944), medaglia d'oro al valor militare per il suo ruolo nella Resistenza. Oltre a sindaco e consiglieri, sono intervenuti anche Mariano Di Bartolomei, segretario dell'Anpi santostefanese, e Maria Cristina Mirabello, vice presidente dell'Istituto spezzino per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea. Questo momento ha aperto la quattro giorni organizzata da Comune e Anpi per ricordare il terribile rastrellamento nazifascista del 29 novembre 1944. Alla cittadinanza alla Marchiani ha fatto seguito l'altrettanto unanime approvazione del medesimo riconoscimento alla portatrice carnica Maria Plozner Montil (1884-1916), su una proposta del consigliere Emilio Ratti accolta favorevolmente da amministrazione e consiglio. E proprio Ratti, capogruppo della destra nell'assemblea comunale santostefanese, nell'ambito degli interventi su Irma Marchiani, ha illustrato un breve e toccante lembo di storia di famiglia.

“Mio padre Franco – ha esordito l'esponente della Lega, generale della Folgore in congedo – allo scoppio della Seconda guerra mondiale venne inviato a combattere sul fronte jugoslavo. Dopo l'armistizio dell'8 settembre decise di continuare la guerra al fianco dei tedeschi, entrando nella Repubblica sociale italiana. Suo fratello Silvio, mio zio, più giovane di qualche anno, scelse invece la Resistenza. Entrato nelle formazioni partigiane, cadde sulle alture di Albiano. Due fratelli. Stesso padre, stessa madre, ma sponde opposte. E mio padre finché è vissuto ha avuto sempre il rammarico di non aver potuto parlare di nuovo con suo fratello Silvio. A guerra finita, venne il momento de ritorno a Santo Stefano. Alcuni partigiani ritenevano che a mio padre dovesse essere fatto pagare un conto molto salato. Però il partigiano Alfonsino Ferrarini lo avvisò, dicendogli che nel corso di una riunione si era deciso di farlo fuori e consigliandoli di andare via per qualche giorno. Mio papà allora parlo con Vincenzo Montali 'Freccia', affermato comandante partigiano, e questi colloquiò con altri partigiani e alla fine disse a mio padre che poteva stare tranquillo, non gli avrebbero fatto niente”.

La narrazione continua, e si avvicina alla figura di Irma Marchiani. “Per papà si poneva la questione del lavoro, un campo spesso precluso per vendetta ai reduci di Salò. Il partigiano Guido Ferrarini, che lavorava al Cln di Genova ed era fratello di Alfonsino, procurò a mio padre un documento da disertore – cosa non vera – consentendogli così di ricominciare a lavorare. Il punto è che per gli uomini e le donne di buona volontà già dai primi giorni di maggio si poteva lavorare insieme alla pacificazione nazionale. Persone che avendo condiviso i banchi di scuola e che si erano ritrovate divise dalla storia, dalla politica, dal fascismo, potevano affrontare la vita civile ripartendo dalle comune radici”. Ratti ha concluso ripercorrendo alcune pagine del diario lasciato da suo padre Franco in cui si legge come “Pietro Marchiani, sindaco comunista di Santo Stefano, fratello dell'eroica partigiana Irma” nel 1946 assunse a tempo indeterminato il padre del consigliere come autista del motocarro della cooperativa presieduta dallo stesso Marchiani. “E a chi gli chiedeva perché facesse lavorare un ex repubblichino - ha concluso Ratti -, il sindaco Marchiani, si legge ancora nel diario, rispondeva che era un bravo ragazzo e conosceva il fatto suo. Avevo già letto di Irma Marchiani e questo ricordo scritto da mio padre non poteva far altro che rendermi ancora più onorato di dare il mio sincero, caloroso e commosso assenso al conferimento della cittadinanza onoraria”.

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