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Frantoi nel Parco, si valutano delocalizzazioni

Se n'è parlato nell'ultima Comunità del Parco, Tedeschi: "Abbiamo avuto ruolo importante coinvolgendo la Regione". Bernardini: "Fatichiamo ad avere atti, su alcuni sta facendo controlli anche la Finanza".

Alcuni impianti hanno avanzato proposte
Frantoi nel Parco, si valutano delocalizzazioni

Sarzana - Val di Magra - “La nostra proposta di chiedere alla Regione di prendere in mano il discorso e aprire un tavolo di confronto è stata vincente”. Lo ha detto il presidente del Parco di Montemarcello Magra Vara Pietro Tedeschi nel corso dell'ultima seduta della Comunità nella quale si è parlato anche degli impianti produttivi incompatibili con l'area protetta nella quale si trovano. Come noto infatti i cinque “frantoi” di inerti si trovano nei comuni di Sarzana, Arcola e Vezzano, e da tempo l'ente, ambientalisti e associazioni chiedono la loro ricollocazione. “La legge di Parco parlava di dieci anni di tempo per le aziende per spostarsi altrove – ha sottolineato il consigliere Bernardini – allo scadere del termine ci è stato imposto dalla Regione un altro anno di proroga che oggi sta finendo. La scelte era fra concedere altri dodici mesi oppure, come è stato fatto, dare vita al “Tavolo Mai”, voluto dall'assessore regionale per trovare soluzioni al problema. Sia come consiglio che come Comunità – ha sottolineato – abbiamo fatto però molta fatica ad avere tutti gli atti, sono passati alcuni mesi e la cosa non è bella. Una ditta non ha solo pendenze col Parco ma deve rapportasi anche con Provincia, Autorità di Bacino, comuni e Demanio. Mi risulta che la Finanza stia facendo controlli su alcuni insediamenti e pare che ce ne siano alcuni senza titoli, che non hanno mai chiesto autorizzazioni o non hanno mai pagato il canone. Non dobbiamo ragionare solo in ottica Parco perché i problemi riguardano anche le amministrazioni comunali, serve una lettura articolata e completa. Tre frantoi si stanno adoperando per risolvere la situazione, e gli altri due che fanno?”.

Il direttore del Parco Perfetti ha infatti spiegato: “Ci sono alcuni impianti, fra quelli entrati in contrattazione ambientale negli ultimi due anni, che stanno portando avanti idee progettuali per la riduzione dell'impatto in termini di superfici occupate, numero di siti produttivi, e per il recupero ambientale dei siti. Seib e Cemenbit nel corso dell'ultima riunione hanno ipotizzato di passare da tre ad un solo sito, dividendosi spazio e produzione. Una proposta – ha aggiunto – che nei prossimi due mesi potrebbe confluire in un accordo di programma con comuni, Regione e Parco con rinaturalizzazione dei terreni e ricollocazione delle strutture esistenti”. Come illustrato dal funzionario Cardelli invece Serg ha presentato un progetto per ridurre la propria superficie compattandosi verso il viadotto e liberando le arre spondali, impegnandosi anche nell'attività di bonifica. “Sulla bozza di progetto – ha detto – il Comune di Sarzana ha già espresso parere preliminare positivo”. Iter analogo vorrebbe compiere anche Conglomerati Lucchesi spostandosi in un'area esterna al Parco prospicente ad Arcola Petrolifera, progetto già al centro di una riunione con il comune. “Lo studio di fattibilità per la delocalizzazione è già stato fatto – ha assicurato la sindaco Orlandi – ma è importante capire quanto tempo viene dato alle ditte per raggiungere il risultato perché oltre a quelli del Parco hanno anche altri vincoli e nei tavoli tecnici non si parla di queste cose”.
“Il Parco sta avendo un ruolo significativo – ha concluso Tedeschi – la nostra aspettativa era quella di mettere fuori dall'area protetta le aziende incompatibili e arrivare già ad una riduzione dei siti sarebbe importante. Il coinvolgimento della Regione è stato prezioso perché è l'unica in grado di trovare fondi per spostamenti e bonifica, per lo sviluppo ambientale e un'adeguata abientalizzazione. Senza i comuni però non si va da nessuna parte perché questo non è lo Stelvio, è un parco urbanizzato con mille problematiche. Alcuni risultati sono stati portati a casa ma io devo farmi anche carico delle novanta famiglie che vivono di questi impianti”. Al termine della discussione il presidente della Comunità Barotti si è assunto l'impegno di tenere costantemente aggiornata l'assemblea sulle decisioni del tavolo tecnico.

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