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Franciosi da Fiorello alla realtà: "Questo momento è una rivincita"

Il debutto su Rai1 della fiction "Gli orologi del diavolo" slitta di una settimana a causa della morte di Proietti ma il meccanico amegliese racconta: "Sul set esperienza emozionante. Si riconosca importanza dei testimoni di Giustizia".

intervista all'ex infiltrato fra i narcos
Franciosi da Fiorello alla realtà: "Questo momento è una rivincita"

Sarzana - Val di Magra - Non poteva mancare il colpo di scena finale per la fiction che racconta la vicenda dell'ex infiltrato nei narcos Gianfranco Franciosi e una storia che già nella realtà aveva tutte le carte in regola per finire sugli schermi ed essere vista da milioni di persone. Il debutto de “Gli orologi del Diavolo” previsto per oggi su Rai1, con Beppe Fiorello nei panni del meccanico nautico amegliese, è infatti rimandato al 9 novembre a causa delle variazioni nel palinsesto che questa sera sarà dedicato al meritato omaggio al grande Gigi Proietti.
La serie diretta da Alessandro Angelini e coprodotta da Italia e Spagna, andrà sempre in prima serata lunedì e martedì prossimi e proseguirà per altre tre settimane. Come noto la fiction, liberamente ispirata all'omonimo libro di Federico Ruffo, narra la storia del testimone di Giustizia che nel 2009 contribuì in prima persona alla riuscita dell'operazione “Albatros” che portò ad uno dei più importanti sequestri di droga degli ultimi anni. Un impegno che dopo mille vicissitudini oggi viene ripagato da un'importante fiction e restituisce una meritata visibilità al suo protagonista. Un momento che Gianfranco Franciosi racconta a CdS fra sensazioni vissute sul set al fianco di Fiorello e della troupe e una rinnovata richiesta di attenzione da parte dello Stato per i testimoni di Giustizia.

Con quale stato d'animo sta vivendo questa attesa?
“Ho appreso poco fa del rinvio alla prossima settimana, sono un po' dispiaciuto ma era giusto che la Rai rendesse omaggio ad un grande come Proietti. Per quanto mi riguarda mi emoziono anche solo nel vedere i trailer in televisione, è un momento di grande soddisfazione perché un conto è stato rileggere la vicenda nel libro oppure riascoltarla nel podcast "La piena" ma pensare di rivedere la mia vita su Rai1 insieme a milioni di italiani è una cosa che mi dà grande soddisfazione, si intrecciano ricordi ed emozioni provate in questi anni”.

Nei mesi scorsi ha seguito passo passo la realizzazione della fiction e ha girato anche alcune scene, che effetto le ha fatto?
“Ho preso parte in prima persona ad una delle scene più spettacolari “arrestandomi” anche da solo visto che ho fatto un cameo in veste di agente della Polizia speciale. La serie riporta abbastanza fedelmente quanto c'è nel libro e nel podcast ma stando a stretto contatto con l'ottimo regista e con gli attori ho potuto dare anche qualche suggerimento in più, alcune sequenze hanno cambiato forma. Assistendo ad una scena particolarmente significativa, nella mia vita e nella storia, mi si è letteralmente gelato il sangue, appena è finita sono uscito a piangere per sfogarmi. È stato fatto un grande lavoro, si tratta di una produzione molto importante con un cast di assoluto livello e che non ha nulla da invidiare alle serie che siamo abituati a vedere anche su altre piattaforme”.

Ieri Fiorello a Domenica In ha definito il suo gesto di “grande impegno civile”. Com'è stato il rapporto fra voi due?
“Giuseppe è una persona umanamente straordinaria e un grande attore, è stato il mio migliore allievo visto che gli ho insegnato manovre davvero difficili che richiedono grande esperienza. In due mesi ha imparato moltissimo e abbiamo girato scene senza effetti speciali molto realistiche. Sono stato felice di potermi 'rivedere' in lui di averlo potuto ammirare all'opera nei miei panni, ma anche di aver lavorato con stuntman di altissimo livello impegnati anche nei film di Tom Cruise o in alcuni 007".

Nel 2015, più o meno di questi tempi, ci incontrammo sulle ceneri del suo cantiere di Ameglia distrutto da un incendio (QUI). Fu l'inizio di un altro periodo molto delicato ma a distanza di cinque anni l'attenzione che oggi viene riservata allA sua storia può essere considerata come un riscatto personale?
“Quella notte (era il 18 settembre QUI) mi crollò il mondo addosso. Non solo per il danno subito ma per il male che mi fecero le insinuazioni su presunti “corto circuiti” poi smentiti dalle perizie che dissero ben altro, quando chiedevo giustizia e aiuto dallo Stato mi sembrava di parlare a vuoto. Oggi dal punto vista umano vivo questo momento come una rivincita, non solo per me ma soprattutto per la mia famiglia, per tutte quelle persone che non sono mai state nominate e che ancora oggi vivono in un luogo protetto, la loro vita è la mia. È una sorta di 'medaglia' che vedo nei volti dei bambini e questo mi emoziona”.

Sia il libro che il podcast hanno avuto grande successo ma “Gli orologi del Diavolo” su Rai1 permetterà a milioni di italiani di conoscere la sua storia. Questo passaggio televisivo quanto è importante per i testimoni di Giustizia che vivono una situazione simile alla sua?
“La mia storia già di per sé sembrava un film e questa è stata una fortuna perché ha portato su di me un'attenzione diversa. Sia io che Fiorello abbiamo chiesto che nella serie ci fossero riferimenti diretti ai testimoni di Giustizia per far capire cosa significa questa vita. Quando negli anni scorsi mi lamentavo della mia situazione non era protagonismo, non lo facevo per avere visibilità ma solo perché era l'unico modo per sentirmi protetto. Nell'edizione aggiornata del libro che è uscita di recente abbiamo aggiunto altre pagine nelle quali spieghiamo queste sensazioni e una scelta che ho fatto in modo conspevole. E' fondamentale che non si spengano le luci sui testimoni di Giustizia e sulle loro necessità e difficoltà, per questo spero vivamente che il senatore Vito Crimi, viceministro dell'Interno, tenga fede al suo impegno e tuteli tutti i testimoni che hanno dato qualcosa di importante allo Stato e che attendono ancora risposte concrete”.

Nelle prossime settimane grazie a Marco Merani (suo alter ego nella serie) verrà raccontata la storia di Gianfranco Franciosi, ma nella sua quotidianità cosa resta di questa vicenda?
“Nei prossimi giorni, pandemia permettendo, inizierò da Latina alcuni incontri con piccoli gruppi di studenti nelle scuole per parlare del libro e non solo, una cosa che mi dà grande orgoglio. Dopo la fiction non so se ci saranno altri spunti da sviluppare, sicuramente continuerò a fare il mio lavoro di meccanico nautico. Dopo la chiusura del mio cantiere mi sono adattato per fare anche dell'altro ma il sogno resta di riprendere la mia produzione che mi aveva portato anche al Salone Nautico di Genova”.

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