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Esclusi da conferenza digestore, comitati fanno ricorso

E inviano a Genova una memoria che tocca temi quali Vas, impatti cumulativi, confronto tra tecnologie. Allegata anche la lettera della Società acquedotti tirreni.

"Non invitati, è contro la normativa"

Sarzana - Val di Magra - Comitati e associazioni non invitati alla conferenza dei servizi odierna incentrata sull'autorizzazione del progetto del biodigestore di Saliceti. “Stamane il Difensore civico Francesco Lalla, presso il quale abbiamo fatto ricorso, tornerà a chiedere conto della mancata convocazione – a nostro avviso contravvenendo alla normativa-, in qualità di portatori d'interesse con diritto di parola (non di voto), delle associazioni e dei comitati – tuonano dal Comitato Sarzana che Botta, uno dei sodalizi che si oppone al progetto Recos -. Sebbene non invitati, nonostante la nostra partecipazione all'inchiesta pubblica di VIA, abbiamo inviato una memoria ai partecipanti alla Conferenza per denunciare la mancata acquisizione agli atti della stessa di una serie di documenti pubblici, rilevanti dal punto di vista ambientale, a partire dalla Vas sul Piano d'area che indicava Boscalino come unico sito idoneo e fissava in 26.000 tonnellate la capacità del biodigestore, così come la gara europea che Iren si era aggiudicata nel 2016. Denunciamo anche carenze istruttorie come la valutazione degli effetti cumulativi sull'ambiente dovuti alla presenza di altre attività industriali e la svalutazione del compostaggio, considerato viceversa dagli scienziati dell'Unione europea come la tecnologia più sostenibile per il trattamente dei rifiuti. Denunciamo infine la carenza di controlli sull'esistente impianto di Tm: la commissione di sorveglianza istituita nel 2017 si è riunita una sola volta nel novembre del 2018”.

Nel documento fatto pervenire alla seduta genovese della conferenza, i Botta's segnalano, come accennato, che a loro avviso sarebbe stato opportuno acquisire agli atti le “conclusioni della procedura di VAS sul Piano d’area, che indicava Boscalino di Arcola come sito idoneo a ospitare un biodigestore adeguato alle esigenze della provincia spezzina e del flusso previsto dall’area del Tigullio. Il Piano d’area dà anche atto che Recos a corredo dell’offerta economica [...] ha presentato un progetto preliminare dal quale si evince l’adeguatezza del sito per la realizzazione dell’impianto stesso […] Col presente progetto Saliceti siamo al paradosso che si cambia il sito e si triplicano i volumi senza procedere a una nuova VAS”. Per quanto concerne i rischi di emissioni atmosferiche e odorigene, dal Comitato rilevano: “Avevamo evidenziato in sede di osservazioni il problema degli inquinamenti atmosferici (comprese polveri sottili e odori). Recos, rispondendo alla richiesta dell’ufficio VIA, aveva modificato il progetto elevando fino a trenta metri l’altezza delle otto ciminiere con l’obiettivo, non già di abbattere gli inquinanti, ma di disperderli in un raggio più vasto. Ora con grande sorpresa abbiamo notato che nelle carte presentate nella seduta d’apertura della Conferenza dei servizi il 4.6.2020 le ciminiere quasi non si vedono e sono tornate ad altezze inferiori ai 25 metri”.

“A fronte della richiesta di integrazione dell’ufficio VIA non è stata prodotta alcuna valutazione di come l’impianto incida per emissioni inquinanti, odorigene e idriche sull’area specifica di Saliceti nel cui raggio insistono l’impianto di TMB della stessa Recos, l’intensa attività di movimentazione retroportuale, le ricadute delle ciminiere della vicina centrale Enel di Vallegrande e altro. E’ stato fatto un mero riferimento a valori standard da manuale”, proseguono toccando il tasto dei cosiddetti impatti cumulativi, mentre per quanto concerne il confronto tra diverse soluzioni osservano che “Recos si è limitata - di fatto - a comparare digestione anaerobica e compostaggio. Per la Comunità Europea (che si avvale di fior di scienziati) il compostaggio, cioè la tecnologia più naturale, è da preferire perché recupera materia senza quasi consumare energia, a differenza dei digestori anaerobici che sono energivori. La scala delle tecnologie è sintetizzata in una famosa piramide a colori che le classifica in base alla sostenibilità ambientale. Il compostaggio è in generale preferito a impianti che producono energia”, ma “per Recos il compostaggio è una sciagura […] Non viene spiegato quale tipo di impianto di compostaggio Recos abbia preso in considerazione” e, concludono “la comparazione tra tecnologie appare a dir poco fuorviante”.

Infine, nel documento il Comitato scrive che “non ci sentiamo garantiti dalla prossimità dei due impianti. In sede di offerta nella prima gara del Project financing la concorrente Rti Bioner aveva escluso la possibilità di accettare nel biodigestore, previsto a Boscalino, frazioni di organico provenienti dall’impianto di Trattamento Meccanico Biologico di rifiuti indifferenziati. Viceversa l’altro concorrente RTI Iren Ladurner) come si legge nel verbale della commissione di valutazione del 19.12.2014 (punto C - pagina 3) […] 'sembra non porre pregiudizio in merito alle caratteristiche d’ingresso dei rifiuti'. Questo elemento era stato valutato favorevolmente dalla commissione in sede di valutazione delle due proposte. La vicinanza dei due impianti non assicura che non avvengono travasi di questo tipo, soprattutto se i controlli sono effettuati con le stesse modalità del TMB”. Allegata al documento anche la lettera inviata in data 19.8.2019 dalla SAT (Società Acquedotti Tirreni), che gestisce tre delle zone pozzi di Fornola. “Si tratta di un vero allarme per i pericoli di compromissione della risorsa idrica della provincia spezzina”, concludono gli attivisti.

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