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Digestore pronto nel 2022: "Tanti preconcetti da minoranza rumorosa"

Recos auspica la fine dell'iter autorizzativo entro l'estate. Tutto filasse liscio, il cantiere potrebbe partire già nel 2020 e concludersi fra tre anni.

"Sorpresi da Sat"

Sarzana - Val di Magra - “Confidiamo nella conclusione dell'iter entro la fine della prossima estate. Se così fosse, ipotizziamo di far partire il cantiere entro il 2020 e vederlo attivo alla metà del 2022. Per la realizzazione dell'impianto servono circa 18 mesi”. Parola di Mauro Pergetti, direttore impianti di Iren Ambiente, intervenuto stamattina alla conferenza stampa convocata in Via Picco per parlare – perché questo è il tema – dell'ormai arcinoto biodigestore che la società Recos intende realizzare in località Saliceti, a cavallo tra i territori di Vezzano e Santo Stefano di Magra, un progetto che in questi mesi ha infiammato il dibattito politico e ha visto animarsi un variegato fronte del 'No' che si è riversato sulla Via Cisa lo scorso 26 ottobre. “Allo stato attuale — ha proseguito Pergetti -, a seguito di quanto emerso nella procedura di inchiesta pubblica che si è conclusa lo scorso settembre, la Regione ha presentato a ReCos una richiesta di integrazioni di carattere tecnico-progettuale, che tiene conto sia degli esiti dell'inchiesta pubblica stessa sia delle indicazioni degli enti competenti, al fine di approfondire meglio alcuni aspetti e dettagliarne meglio altri”. Le aree tematiche toccate sono quattro: rapporto tra area di insediamento dell'impianto e falda acquifera adiacente e accorgimenti attivi e passivi da prevedere al fine di tutelare la risorsa idrica; alcuni dettagli progettuali “ad un livello superiore rispetto a quello usualmente richiesto per questa fase”, come spiegato dal direttore; procedure da adottare nel corso della vita dell'impianto in merito ad aspetti quali verifica di accettabilità dei rifiuti e modalità di intervento in caso di perdita da tubazioni o vasche; infine impatto sull'ambiente naturale. “Proprio per poter elaborare con cura e chiarezza tutti i dati necessari agli approfondimenti richiesti – ha concluso Pergetti -, ReCos ha chiesto un orizzonte temporale di 180 giorni, a far data dal 18 ottobre. Alla scadenza, una volta consegnata la documentazione richiesta, potrà ripartire l'iter procedurale”. Con la partenza della conferenza dei servizi, step cruciale.

"L'inchiesta pubblica ha trovato grande interesse nella popolazione coinvolta e ha suscitato comprensibilmente molti interrogativi in merito alla realizzazione dell'impianto e al suo impatto sull'ambiente circostante - ha aggiunto Piercarlo Castagnetti, presidente ReCos -. Riteniamo che questo processo sia stato molto efficace e lo consideriamo un'occasione stimolante per un confronto costruttivo e proficuo con tutti i portatori di interesse. Per tale motivo intendiamo procedere con estrema cura nell'elaborazione di tutte le tematiche all'ordine del giorno, nella certezza che i dati raccolti e le soluzioni proposte potranno rassicurare la popolazione e gli amministratori pubblici rispetto al progetto. Dei soggetti che in questi mesi si sono dichiarati contrari al digestore, all'inchiesta pubblica ne ha partecipato solo uno (il Comitato Che Botta!, ndr): ci aspettavamo anche la presenza degli altri. Devo dire di aver colto un'avversione preconcetta verso il progetto, riscontrando altresì una mancanza di conoscenza in merito sia ad aspetti tecnici sia al quadro normativo di riferimento. Penso ad esempio a chi ha cercato di introdurre nel dibattito il tema dello spostamento dell'impianto da un sito a un altro. Non compete a noi stabilire se spostare o meno, la situazione previsionale identificava due siti, noi ne abbiamo scelto uno. Saranno nel caso gli uffici della Regione a dirci se è corretto o meno. Spiace rilevare che un'azienda importante della nostra provincia come la Sat (Società acquedotti tirreni, ndr) se ne sia uscita (QUI) dichiarando che dobbiamo farlo da un'altra parte. Una cosa che non ci aspettavamo”.

Il presidente Castagnetti ha altresì puntato il dito contro “le iniziative mediatiche organizzate da una minoranza attiva, rumorosa e male informata che non ha voluto partecipare al dibattito pubblico. Noi abbiamo detto più volte di essere aperti al confronto con ogni soggetto e ci è dispiaciuto leggere dichiarazioni fuorvianti formulate senza che prima ci fossero stati chiesti chiarimenti e verifiche. Questo è stato fatto da sindaci come quello di Santo Stefano, dall'associazione partigiani, ma anche da alcuni amministratori ed esponenti politici che forse avrebbero dovuto aver maggiore sensibilità nell'informarsi meglio. Addirittura un esponente politico di un certo rilievo ha fatto un richiamo a una presunta moria verificatasi in Germania quando invece tutti i dati e la stampa specializzata hanno appurato da anni che l'evento dannoso non era stato provocato da impianti paragonabili a quello che vogliamo realizzare noi”. Un impianto, quello che Recos 'vede' a Saliceti, che tratterà 90mila tonnellate di materiale all'anno (60mila di frazione organica, 30mila di verde), darà lavoro a venti nuovi assunti (più una decina di lavoratori nell'indotto) e sul cui percorso grava un ricorso al Tar presentato dal Comune di Santo Stefano che pare non impensierire troppo l'azienda: “I ricorsi – ha affermato l'avvocato Castagnetti – sono incognite che possono caratterizzare qualsiasi iniziativa. E questo non prevede richiesta di sospensiva. La discussione nel merito sarà fissata con i tempi tecnici del Tar, quindi non prima di tre anni”. Il presidente di Recos ha inoltre ricordato che "Iren sta dando molto ai territori in cui opera: investimenti, sponsorizzazioni, compensazioni ambientali. E dividendi, che vengono percepiti anche da amministrazioni legittimamente contrarie al progetto. A Santo Stefano l'anno scorso sono andati 75mila euro".

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