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Dieci anni di Piano Botta: "Il cambiamento è la continuità con Caleo e Cavarra?"

L'intervento degli attivisti: "Servono trasparenza e legalità".

Anniversario e polemica
Dieci anni di Piano Botta: "Il cambiamento è la continuità con Caleo e Cavarra?"

Sarzana - Val di Magra - Il 9 luglio del 2009 il consiglio comunale di Sarzana adottava la variante al piano regolatore di Via Muccini (incluse Piazza Martiri e Piazza Terzi), meglio nota come 'Piano Botta'. "Di solito gli anniversari a cifra tonda vengono ricordati, celebrati. Nulla di tutto questo. Il decennale è passato sotto silenzio", rileva Carlo Ruocco dando voce al Comitato Sarzana che Botta! "Non hanno parlato 'quelli di prima' (Caleo e Cavarra, ndr) [...] La novità è che ha messo la sordina al decennale anche la giunta di centrodestra di Cristina Ponzanelli, che si era impegnata a ridurre le volumetrie di via Muccini. Questa volta ci hanno risparmiato il ritornello 'la pesante eredità di quelli di prima'. Eppure è veramente una pesante eredità. Ma cosa hanno fatto in un anno Cristina Ponzanelli, l’assessore all’urbanistica Barbara Campi, il presidente del Consiglio comunale Carlo Rampi (allora all’opposizione, ma che non votò contro il Piano Botta, si astenne!), il pirotecnico capo della Lega Emilio Jacopi per neutralizzare la pesante eredità? Hanno avallato lo scempio di piazza Martiri, rinunciando a esercitare l’autotutela e a rirpistinare il piano particolareggiato. Da cinque mesi hanno imposto la censura ai pareri legali non compiacenti".

Ma secondo Ruocco gli esponenti dell'attuale amministrazione "hanno soprattutto avallato la proroga dei permessi di costruire gli altri sette palazzoni previsti del Piano Botta sull’altro fronte di via Muccini. Era il 7 luglio dello scorso anno quando il dirigente Stefano Mugnaini firmò la proroga di permessi rilasciati dal Comune nel lontano 2011. Quei permessi erano scaduti da almeno un anno e quindi non erano ulteriormente prorogabili, come denunciò lo scorso anno il Comitato Sarzana, che botta! Segnalammo la circostanza al sindaco Cristina Ponzanelli quando ci convocò ad agosto. Mostrò di cadere dalle nuvole. Ci apparve sincera. Il 7 luglio era insediata a Palazzo Roderio da appena due giorni. E aveva assunto l’impegno solenne di sforbiciare il Piano Botta. Ci promise, in nome del principio di legalità, di compiere gli accertamenti e di prendere provvedimenti. Chi non cadeva dalla nuvole era la sua assessora, Barbara Campi, che la smentì a distanza di pochi giorni" rivelando pubblicamente "che la proroga era concordata con la Regione governata da Toti e Giampedrone. Per giustificare la proroga Barbara Campi cantò 'la mezza messa', per dirla alla Montalbano. Nei palazzi di via Muccini avrebbero dovuto trovare posto 33 alloggi a canone calmierato, fiore all’occhiello di Caleo, che le cooperative 'rosse' si erano impegnate a realizzare con un finanziamento regionale di oltre un milione di euro. Gli alloggi sarebbero rimasti di proprietà delle cooperative. L’assessore Campi affermò che, se non fosse stata concessa la proroga, gli alloggi non avrebbero potuto essere ultimati e il Comune avrebbe dovuto rendere alla Regione circa un milione di euro che le cooperative si erano già incassate. Il finanziamento era coperto da una fidejussione, ma scaduta nel 2016 nell’indifferenza dei dirigenti del Comune. La mezza messa? Mugnaini proroga i permessi per costruire tutti i palazzi, sul fronte destro e sinistro di via Muccini, non i 33 alloggi. Anzi, nella stessa determina impegna le cooperative a consegnare entro il 2020 soltanto 18 alloggi sociali, non 33 (bello sconto, non vi pare?). Ma era necessario prorogare i permessi di costruire per realizzare 18 alloggi nei quattro palazzi già ultimati nelle strutture portanti? No, per gli impianti e le rifiniture è sufficiente una Dia".
Per Ruocco quindi "chi deve restituire i denari sono le cooperative [...] o chi non ha riscosso per tempo la fidejussione [...]. Sono denari dei contribuenti. Ma allora perché l’amministrazione di centrodestra Toti/Giampedrone in Regione e l’amministrazione Ponzanelli a Sarzana non hanno fatto chiarezza (la massima trasparenza, direbbe la nostra sindaca)?
Hanno avuto un anno di tempo. Vogliono farsi scadere anche in questo caso la revoca in autotutela come per piazza Martiri? Hanno ancora sei mesi di tempo".

"Oppure c’è dell’altro? - si domanda il Comitato - Crediamo sia il caso di porci alcune domande. A chi conviene mantenere validi bel oltre la scadenza permessi di costruire gli altri sette palazzoni di mattoni rossi? Sicuramente a chi dovrebbe rispondere dei denari pubblici erogati senza controlli davanti alla Corte dei Conti. Ma sono una piccola cosa di fronte alla costruzione di altri sette palazzi. Quanto varrebbero i terreni con pochi scheletri di cemento armato appena abbozzati senza quei permessi di costruire? Quanto è esposta Banca Carige nell’operazione immobiliare denominata Piano Botta? E’ il soggetto forte interessato a dimostrare che l’affare è ancora in piedi e appetibile? Se così fosse, il ruolo della politica sarzanese, che si è annunciata come 'vento del cambiamento', è di assicurare la continuità delle scelte sciagurate delle amministrazioni precedenti o di riprendere in mano il destino urbanistico della città ? Sarzana attende una risposta chiara con atti amministrativi. Si chiama trasparenza. Si chiama legalità, sindaco Cristina Ponzanelli".

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