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Cozza cinese e lumaca Usa spadroneggiano in Val di Magra

Lo studio degli scienziati di Olpa e Arpal: "La difesa dalle specie aliene è un dovere".

L'invasione
Cozza cinese e lumaca Usa spadroneggiano in Val di Magra

Sarzana - Val di Magra - Ripopolamenti ittici, interventi di manutenzione sui corsi d'acqua, costruzione di opere fluviali, frequentazione da parte di pescatori o bagnanti, floricoltura e, non ultima, la passione per gli acquari. Queste le principali ragioni dell'introduzioni e della diffusione di specie aliene nei corsi d'acqua della Liguria, con particolare riferimento ai macroinvertebrati. Lo spiega nel dettaglio un contributo scientifico realizzato da Sara Costa dell'Olpa (Osservatorio ligure pesca e ambiente), Federica Morchio e Marco Bodon (Arpal). “Il problema dell’introduzione delle specie aliene – scrivono gli scienziati - è ormai ampiamente considerato come una delle principali minacce per la biodiversità. Purtroppo il degrado dei nostri corsi d’acqua causato dal cambiamento delle comunità di macroinvertebrati è ancora un fenomeno poco noto e poco conosciuto. Fino ad ora l’attenzione è stata rivolta quasi esclusivamente alla fauna ittica o al macrobenthos di maggiori dimensioni, quali i crostacei decapodi. Le acque interne, soprattutto se già compromesse da alterazioni o inquinamento, sono uno degli ambienti più facilmente soggetti alla colonizzazione da parte di specie alloctone e invasive, che una volta insediate entrano in competizione con le specie autoctone alterando drasticamente la biocenosi”.

Tra i macroinvertebrati alieni, la Sinanodonta woodiana, conosciuta anche come cozza cinese, è diffusa nel Canale lunense (dove è stata rilevata per la prima volta in Liguria, era il 2016) e nel tratto finale del Fiume Magra. “È una specie altamente invasiva che, grazie alla sua notevole capacità di adattamento a condizioni sfavorevoli, può entrare in competizione con altri bivalvi indigeni”, spiegano Costa, Morchio e Bodon. Di origine nordamericana, la Girardia tigrina popola da almeno un trentennio le acque dolci liguri, compreso il tratto finale del Magra, provocando “un effetto negativo sulle specie autoctone di tricladi, a causa della competizione per il cibo”. La Branchiura sowerbyi - una sorta di lombrico proveniente dall'Asia tropicale - è nota in acque dolci liguri da meno di vent'anni e “a causa della sua adattabilità e resistenza potrebbe entrare in competizione con le specie autoctone”. Vive anche nelle acque del Magra la centroeuropea Piscicola geometra, che campa parassitando i pesci, potendo quindi risultare dannosa per la fauna ittica. Il gasteropode Potamopyrgus antipodarum negli anni Sessanta ha cominciato a colonizzare la Liguria di ponente, per poi diffondersi in forze anche a Levante; di origini neozelandesi, è una specie “molto prolifica e invasiva, adattabile a molti ambienti, dalle sorgenti ai tratti potamali, purché non troppo inquinati”. Massiva e omogenea distribuzione ligure anche per la Physella acuta, mollusco nordamericano la cui “introduzione è stata una delle cause che ha portato alla progressiva rarefazione, in alcune regioni addirittura all’estinzione, dell’indigena Physa fontinalis”. La lumaca Ferrissia californica, di chiara origine Usa, non ha molti punti di diffusione in Liguria, ma tra questi c'è anche lo spezzino, in particolare gli stagni artificiali lungo il Magra. “È sicuramente molto più diffusa di quanto sia stato rilevato fino ad oggi; infatti, a causa delle sue piccole dimensioni (ca. 4 mm di lunghezza) e del suo aspetto criptico, è difficile da campionare e facilmente confondibile con altri molluschi”, si legge.

“L'invasione di specie aliene nelle acque interne – concludono Costa, Morcio e Bodon - è particolarmente preoccupante soprattutto perché il livello di determinazione delle specie richiesto per le attività di monitoraggio biologico dei macroinvertebrati, previsto dalla normativa vigente, sovente non è sufficiente a rilevarne la presenza. Ciò comporta un inevitabile ritardo sia nell’individuazione delle specie aliene che nei tempi necessari per eventuali interventi, anche se, quasi sempre, è impossibile attuare azioni efficaci non solo per eradicare una specie alloctona, ma anche solo per contenerne l’espansione. La tutela della biodiversità e la salute dei nostri corsi d’acqua sono tasselli fondamentali per il nostro stesso benessere e quello del nostro territorio. È quindi nostro dovere e punto chiave delle politiche di conservazione locali e mondiali difendere queste comunità dall’invasione di specie aliene, soprattutto perché le cause principali del loro frenetico viaggiare sono riconducibili principalmente alle attività umane”.

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