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Cinghiali ad Ameglia, il Parco risponde a De Ranieri

Il direttore Perfetti: "Stiamo già organizzando il consueto programma di interventi, ma il Parco è un attore ma all'esterno vi è una parte che ha altre figure preposte al controllo".

Cinghiali ad Ameglia, il Parco risponde a De Ranieri

Sarzana - Val di Magra - “Il problema della sovrappopolazione di cinghiali ha una dimensione nazionale sia per i risvolti ambientali che socio-economici. Infatti le aree protette svolgono l’azione di contenimento delle popolazioni di ungulati in primo luogo per la tutela degli ecosistemi (Legge Quadro Nazionale Aree Protette e Legge Regionale Aree Protette) e successivamente questo porta di fatto ad un miglioramento delle condizioni di coabitazione con le persone”. Inizia così la replica del direttore del Parco di Montemarcello Magra Vara Antonio Perfetti, inviata al sindaco di Ameglia De Ranieri il quale ieri aveva lanciato l'allarme sulla pericolosità degli ungulati nel territorio comunale.

“La popolazione di cinghiali del Caprione – aggiunge Perfetti - naturalmente non sta confinata nell’area protetta che è troppo piccola e con confini complessi ed innaturali. Su base annuale infatti i capi di cinghiali compiono spostamenti che li portano in aree cacciabili, in area protetta (dove i cacciatori comunque lavorano con l’Ente Parco e la Regione per mantenerne bassa la densità), ed in aree urbanizzate dove non vi è né la caccia, ne l’attività di controllo del Parco (zone impervie, aree artigianali con zone verdi ecc.). Il Parco ha una striscia di poche centinaia di metri distante dall’abitato di Montemarcello, mentre attorno all’abitato di Ameglia non vi è il Parco ma una zona di caccia per alcune centinaia di metri e solo dopo si arriva all’area protetta. Il Parco è un attore della gestione di questa popolazione per quanto questa gravita in area interna (ogni anno preleviamo oltre 100 capi), ma all’esterno vi è una parte altrettanto importante della popolazione che ha altre figure preposte al controllo e che sfugge quindi alla competenza di questa Area Protetta. Stiamo monitorando (in estate) le popolazioni delle diverse aree parco per dimensionare efficacemente gli interventi di prelievo. Contemporaneamente stiamo effettuano già in settembre interventi di prelievo che riducano il numero. Se non saranno sufficienti saranno attuati ulteriori interventi: di cattura e/o di dissuasione. Nello specifico si fa presente che in merito alla problematica riportata per il centro storico di Ameglia, sentiero Boccabello e Via Colombo l’area ricade al di fuori del territorio di competenza dell’Ente ma, sentito il Servizio di Vigilanza Faunistica Regionale, ci è stato comunicato che sono stati attivati degli interventi di caccia di selezione da parte della squadra di caccia locale e coordinati dall’Ambito Territoriale Caccia. Per la problematica riscontrata nel parcheggio di Montemarcello, punto panoramico e accesso e capo Corvo l’Ente sta organizzando il consueto programma di interventi, il primo dei quali è previsto per il giorno 17 settembre 2019. In luglio abbiamo individuato con una ditta specializzata la possibilità di sperimentare mezzi tecnologicamente avanzati per la dissuasione degli ungulati che sperimenteremo speriamo collaborando con il Comune. La gestione ed il controllo è perseguito anche attraverso l’attuazione di “metodi ecologici”, controllo indiretto, ovvero posizionamento di recinzioni elettrificate o meccaniche atte a dissuadere il passaggio degli animali e ove questo non sia sufficiente o applicabile, metodi di controllo diretto attraverso l’attuazione di interventi di controllo come sopra citati”.

Infine il direttore dell'ente ha precisato anche la situazione riguardante le colonie feline presenti nell'area: “Non abbiamo alcuna competenza in materia e che tale foraggiamento non deve in alcun modo interessare i cinghiali. Infatti, la presenza di persone che foraggiano animali selvatici o rinselvatichiti è certamente un comportamento che crea danni sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista naturalistico. Infatti – conclude – si tende in questo modo ad eliminare la naturale diffidenza verso l’uomo che un cinghiale può avere, si mantengono artificialmente alte le popolazioni di ungulati o di carnivori attraverso appunto il foraggiamento suppletivo, e questo comporta anche danni verso le specie oggetto di comportamento trofico: p.e. orchidee per i cinghiali e piccoli passeriformi per i gatti”.

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