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Biodigestore, Sarzana che botta!: "Non chiude il ciclo dei rifiuti"

Sarzana - Val di Magra - Una delegazione del Comitato Sarzana, che botta! Questa mattina ha illustrato nella IV Commissione della Regione Liguria la propria posizione sul progetto del biodigestore, ribadendo le critiche sulle dimensioni dell'impianto per trattare i rifiuti organici della nostra provincia e dei comuni del Levante. Pambuffetti, Ruocco e Moretti hanno inoltre sottolineato i rischi d'inquinamento anche batteriologico che potrebbero aumentare con le maggiori quantità da gestire, oltre alla vicinanza al fiume e alle falde acquifere nei pressi del Magra.

“Non risponde a verità che il biodigestore chiude il ciclo dei rifiuti – mette in evidenza il comitato - noi siamo per il Sì alla chiusura del ciclo dei rifiuti. Quindi riteniamo gli impianti assolutamente necessari e prossimi ai luoghi di produzione. Insomma non siamo per il “Non nel mio giardino”. A condizione però che chiudano davvero il ciclo, cioè se consentono il totale riciclo dei materiali scartati. Quello progettato da RE.COS. per Saliceti non chiude il ciclo: ha bisogno di un impianto di smaltimento, di un depuratore di servizio. Questa circostanza apre problematiche serie, che vanno valutate. Tutti gli impianti industriali presentano rischi: vanno valutati prima di decidere. Dallo studio della documentazione degli incidenti in Germania non si possono tacere i rischi di perdite di percolato nella movimentazione e nello stoccaggio, di dispersione di batteri pericolosi. Rischi che – ovviamente – aumentano in ragione delle quantità trattate e delle distanze da percorrere sia in fase afferente, che di smaltimento dei reflui. Né sono rari i rischi di esplosioni. In questa tipologia di impianti quello che soprattutto ci preoccupa sono gli sversamenti della frazione liquida del digestato, che è uno dei guasti più frequenti. Per minimizzare i rischi bisogna realizzare impianti su terreni poco drenanti, lontani da falde acquifere e possibilmente integrati con un depuratore in grado di smaltire l’ammoniaca. Saliceti è tutto il contrario: vicino al fiume Magra (e al Parco), a monte e a poca distanza dalla falda che alimenta i pozzi di Fornola, lontano dal depuratore. I depuratori della Val di Magra presentano per giunta problematiche che emergono soprattutto nella stagione estiva probabilmente perché sottodimensionati rispetto alla pressione turistica. La tranquillizzante relazione geologica allegata da Iren è contraddetta dal professor Raggi, già docente all’Università di Pisa. Chiediamo che la Regione incarichi un’autorevole facoltà di geologia, ad esempio Scienza della Terra di Firenze, che col nostro Ente ha già collaborato per gli studi sul fiume Magra, allargando l’indagine anche alla problematica sismica. Spargimenti di ammoniaca o di batteri potrebbero compromettere i pozzi che riforniscono La Spezia e i comuni della Val di Magra. Vogliamo sperare che questo Consiglio, che rappresenta anche il popolo spezzino, aborrisca la logica secondo cui il profitto dei privati è sacro e i costi delle diseconomie esterne vengono scaricate sulle casse pubbliche, cioè sui contribuenti che già pagano il servizio. A chi porta responsabilità politiche chiediamo: nel malaugurato caso di inquinamento delle acque chi pagherà i costi, altissimi, di rifornire d’acqua potabile un bacino di 150 mila abitanti? E proponiamo una domanda a monte: perché con artifizi si vuole evitare a tutti i costi la VAS e si tenta di leggere in maniera forzata deliberazioni precedenti? Si mette la sordina alle emissioni in atmosfera e a possibili inquinamenti battereoligici Il biodigestore viene presentato come impianto “ambientalmente sostenibile”. Si tace che produce emissioni di sostanze tossiche nell’aria dispensate dalla torcia di sicurezza e dai diversi camini che portano in atmosfera le esalazioni delle diverse fasi del processo col corredo di odori nauseabondi. Recos/Iren scrive che non può dare garanzie assolute e che il tutto rientra nel rischio d’impresa. Nasconde che le emissioni (e i rischi non d’impresa, ma per i cittadini) aumentano con le dimensioni e la capacità dell’impianto. Al Consiglio regionale chiediamo di valutare i rischi per la salute delle persone, tenendo conto anche dell’inquinamento per la movimentazione in entrata e in uscita con mezzi pesanti e al rischio del trasporto del composto contenente ammoniaca. I biodigestori sono “impianti di servizio”. Devono servire alla comunità che paga la Tari La comunità spezzina paga, profumatamente, la società di Iren per smaltire l’organico. La collettività spezzina deve smaltire 25 mila tonnellate di organico l’anno. Progettare un impianto da oltre 60 mila tonnellate, espandibili, obbedisce a una logica di profitto che scarica tutti i rischi , crescenti con le dimensioni dell’impianto, sulla comunità che paga la Tari. E’ inaccettabile. Interessi della comunità e del privato vanno bilanciati. Proprio i documenti della Regione certificavano che la dimensione dell’impianto previsto a Boscalino era finanziariamente remunerativo. Comprendiamo che Iren voglia massimizzare il profitto: è la sua vocazione non essendo più società di servizio pubblico come ACAM, ma società di capitali. Ma dalla Regione ci attendiamo che persegua l’interesse della comunità locale, non del profitto d’impresa. E poi un’altra domanda: perché nel Tigullio nessun impianto? La logica del superprofitto non deve soppiantare l’interesse pubblico. Sommando la capacità di tutti gli impianti previsti da Ventimiglia a Saliceti scopriamo che hanno una potenzialità di 370 mila tonnellate quando le quantità da smaltire in Liguria sommano a 180 mila tonnellate. Insomma pare di capire che Iren importerà da altre regioni, trattando i siti più sfortunati della Liguria come bidoni delle varie tipologie di rifiuto. Saliceti dà già alla causa della Regione con l’impianto per la produzione di CSS. I Comuni (e i cittadini) di Santo Stefano e Vezzano hanno già dato. L’impianto di CSS già tratta rifiuti provenienti da altre località del Levante ligure. A tutte le forze politiche del Consiglio regionale chiediamo d’impegnarsi affinché La Spezia, provincia virtuosa nella raccolta differenziata, non sia pattumiera del ricco Tigullio e dell’elegante levante genovese, dove, non a caso, non sono previsti impianti. Chiediamo che la nostra provincia sia padrona a casa sua, realizzando impianti a misura delle proprie esigenze. Sia rispettato il principio fondamentale di prossimità indicato dalla normativa. Saliceti e Boscalino sono prossimi alla Spezia. Dov’è la prossimità col Tigullio e col Levante genovese?”.

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