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Ultimo aggiornamento: Sabato 25 Maggio - ore 21.10

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Biodigestore, Recos garantisce: "Per le falde non c'è alcun rischio"

Questa mattina la presentazione alla stampa del progetto per la realizzazione dell'impianto a Saliceti. Castagnetti: "Siamo disponibili per approfondimenti". Garavini: "L'inchiesta pubblica sarà il momento in cui si divideranno problemi veri e balle"

La promessa: "Gestione accorta e tecnologie"

Sarzana - Val di Magra - Dopo aver depositato in Regione lo scorso 11 aprile il progetto per la realizzazione del biodigestore a Saliceti e averlo illustrato ieri alla Conferenza dei sindaci, questa mattina i vertici di Recos e della sezione impiantistica del gruppo Iren lo hanno presentato alla stampa, replicando a molte delle questioni sollevate negli ultimi mesi da chi si oppone a vario titolo alla proposta.

Una presentazione lunga e articolata, aperta dalle parole del presidente di Recos, Piercarlo Castagnetti, che ha subito respinto uno degli argomenti ribaditi a più riprese da comitati e abitanti.
"E' stato paventato il rischio per le falde acquifere, ma in realtà non c'è nessun pericolo per i pozzi di Fornola, visto che si trovano a quasi due chilometri di distanza, mentre la norma prevede una lontananza minima di 200 metri. Inoltre l'impianto lavorerà praticamente a secco, solamente la fase anaerobica richiede un po' di umidità: le acque sono riutilizzate nei vari processi e a dimostrazione di questa attenzione portiamo il risultato dell'impianto di Faedo, che è a scarichi zero. Per quanto riguarda le critiche mosse alla capacità prevista per l'impianto, pari a 60mila tonnellate annue di rifiuto organico trattato, non è altro che quella prevista dal Piano d'ambito regionale del 2018, che stabilisce la costruzione di tre stabilimenti di uguali dimensioni nelle province di Savona, Genova e La Spezia per consentire di trattare le 180mila tonnellate che si stima saranno prodotte in Liguria dal 2020. Nel biodigestore spezzino sarà così conferito l'umido prodotto sul territorio provinciale e quello che proverrà dal Tigullio e da una parte della città metropolitana di Genova. Il piano, in compenso, esclude che nella provincia spezzina si realizzino nuove discariche e che lo scarto prodotto tra Luni e Deiva Marina venga stoccato nella discarica genovese di Scarpino".

L'illustrazione delle caratteristiche tecniche del progetto è stata affidata al direttore Impianti di Iren, Mauro Pergetti, che ha esordito affermando che la messa in opera del biodigestore "si inserisce nel dettato dell'economia circolare, in contrapposizione a quella lineare, dominante sino a oggi. La raccolta differenziata, di per sé, non è virtuosa se mancano le strutture che rendano recuperabili i singoli materiali. L'Europa ha stabilito che entro il 2035 si debba arrivare a riciclare il 65 per cento dei rifiuti e che solamente il 10 per cento debba andare in discarica. Per fare questo, in Italia e in Liguria, dobbiamo superare un grave ritardo impiantistico. Oggi il Forsu (Frazione organica del rifiuto solido urbano) ligure viene spedito e trattato in Lombardia".
Pergetti ha rilevato che la provincia spezzina ha superato il 70 per cento di raccolta differenziata e ha ribadito come ora sia venuto il momento di recuperare e valorizzare i materiali differenziati. "Gli spezzini producono 29mila tonnellate di organico ogni anno, per una media pro capite di 130 chili, peraltro di buona qualità. Ora serve un punto di recapito, un impianto che chiuda il cerchio, producendo compost e biogas - ha aggiunto -. Realizzare una struttura di trattamento per ogni abitazione è impossibile e per questioni di economie di scala, con conseguente riduzione delle tariffe, è logicamente più conveniente predisporre un solo grande impianto, che a Saliceti sarebbe peraltro nelle adiacenze di quello già in funzione per il trattamento meccanico-biologico dell'indifferenziato. In una provincia in cui l'incidenza del turismo è elevata, inoltre, occorre maggiore elasticità operativa e più lo stabilimento è grande, più consente di assorbire le fluttuazioni delle quantità che vengono conferite. E lo stesso vale per l'organizzazione degli interventi di manutenzione. Dal punto di vista logistico, impiantistico e della sostenibilità economica, dunque, il dimensionamento previsto è corretto".

Stabilito che i volumi di trattamento sono quelli richiesti dalla Regione e che il dimensionamento dello stabilimento è ottimale per la gestione da parte di Recos, Pergetti ha spiegato le motivazioni che hanno portato a scegliere Saliceti e a scartare l'opzione Boscalino, le due aree indicate nel Piano d'ambito. "La morfologia collinare della zona di Boscalino avrebbe costretto a sventrare i versanti per ottenere una superficie adatta a far sorgere il biodigestore. Inoltre la viabilità non è idonea al transito dei mezzi pesanti. A Saliceti, invece, l'area è già pianeggiante, è possibile pensare a forme di integrazione con l'impianto esistente e l'essere in una area retroportuale, servita dall'autostrada rende più agevole l'arrivo dei rifiuti e l'uscita del compost prodotto".
Per arrivare a disporre dei 60mila metri quadrati necessari per lo stabilimento, nel quale è prevista una superficie coperta di 25mila metri quadrati, Recos ha avviato le trattative con nove proprietari di altrettanti terreni e abitazioni. In cinque casi la firma dell'accordo è questione di giorni, per gli altri quattro le trattative sono ancora in corso, con l'azienda che propone somme di poco superiori al valore di mercato. "Non c'è stata nessuna perdita di valore dei terreni in seguito alla proposta di costruire a Saliceti il biodigestore - ha dichiarato Castagnetti - anche perché in quella zona già insistono l'impianto di Tmb, il casello autostradale e il retroporto".

Il compostaggio, come ha spiegato Pergetti, sarà realizzato dopo una fase anaerobica in depressione, per cui l'aria entrerà all'interno dei digestori e non potrà fuoriuscire. In questa fase verrà ricavato il biogas che, eliminata l'anidride carbonica, diverrà biometano, che sarà immesso in rete per l'utilizzo nella mobilità. Il materiale in trattamento sarà poi trasferito nella parte aerobica dello stabilimento, per la trasformazione in compost con l'utilizzo di legno come materiale strutturante. Ne uscirà "ambientante compostato misto" da vendere ad aziende agricole e vivaistiche o da distribuire gratuitamente ai cittadini presso le isole ecologiche. L'aria utilizzata nel corso della lavorazione dell'organico sarà purificata in due step (lavaggio con acqua e purificazione con biofiltri) prima di essere reimmessa in atmosfera.
"Stimiamo di produrre 14mila tonnellate annue di compost e di inviare all'impianto adiacente 16mila tonnellate di materiali di scarto. La produzione di biometano sarà di 6 milioni di metri cubi sufficienti a movimentare 10mila auto o 160 autobus a metano", ha affermato Pergetti.
Recos stima che il numero di mezzi che ruoteranno quotidianamente intorno a Saliceti sarà di 56 in totale, con 42 porter a servizio dell'area spezzina, 9 camion di grandi dimensioni in arrivo da Genova e Tigullio e 5 per il trasporto del compost in uscita.
"L'aumento rispetto a oggi - ha spiegato ancora Pergetti - sarà di 14 unità. Una cifra che di fatto non incide nel flusso quotidiano della zona".
L'azienda ha annunciato l'organizzazione di percorsi e visite per i ragazzi delle scuole, con due giornate di impianti aperti per la popolazione. "La scarsa conoscenza del mondo che sta dietro al trattamento dei rifiuti che ognuno di noi produce, crea spesso scetticismo e timore. Ma un aspetto fondamentale è quello di garantire una buona gestione e controlli efficaci. Il nostro impegno in questo senso è forte e per questo la trasparenza, la possibilità di toccare con mano e con naso, l'operatività della struttura sarà uno dei modi in cui potremo aumentare la fiducia dei cittadini nei nostri confronti. E' sacrosanto essere preoccupati, ma le tecnologie per fare un buon lavoro e limitare al massimo l'impatto per chi vive nei pressi di Saliceti ci sono. E non rientra tra queste quella del trattamento aerobico, in cui la fase odorigena è sempre presente, tanto che alcuni impianti in Italia sono stati chiusi. Nel nostro caso, invece, la fase più impattante è al chiuso. Il confronto col passato non funziona, le possibilità tecnologiche sono cambiate: oggi ci sono soluzione praticabili e meno costose", ha concluso Pergetti.

Terminata la descrizione del progetto, a prendere la parola è stato Gaudenzio Garavino, ex amministratore delegato di Acam e oggi consigliere nel cda di Recos, per spazzare via alcune opinioni registrare in giro e sfatare alcuni di quelli che ritiene, evidentemente, falsi miti.
"Le balle, a questo punto, o le diciamo noi o le dicono altri. Ho letto e ascoltato di tutto. Ricordo che Recos è una società del gruppo Iren, di cui soci i Comuni spezzini, non è un privato qualunque, che arriva e investe. La strada per trovare un punto di incontro con chi si oppone al progetto c'è, ed è l'inchiesta pubblica proposta dalla Regione, peraltro non prevista dalla legge. Quella - ha ribadito Garavini - è la sede per distinguere i problemi veri dalle balle. Ci saranno soggetti terzi che valuteranno, e saranno gli stessi che non molto tempo fa hanno bocciato, al termine di un'altra inchiesta pubblica, il progetto per la realizzazione della cosiddetta discarica di Saturnia. Con quell'impianto la provincia della Spezia avrebbe potuto essere autosufficiente con la realizzazione di un biodigestore più piccolo, ma le cose sono andate in un altro modo e oggi ci sarà questa sorta di scambio tra l'indifferenziato spezzino e l'organico del Tigullio e di una parte di Genova. Ma il tema vero, come diceva il direttore Pergetti, è quello della gestione". Garavini ha fatto riferimento all'attuale impianto di Saliceti. "La differenza rispetto a tra tre anni è evidente: c'erano odori e proteste da parte della popolazione. Andate a vedere oggi come funziona quello stabilimento. Prima Acam non poteva effettuare gli investimenti necessari a farlo funzionare in questo modo. Inoltre faccio notare che poco tempo fa quella struttura di trattamento di rifiuti ha ottenuto l'Aia senza che nessuno mettesse l'accento sul pericolo per le falde, né i Vigili del fuoco, né il geometra Raggi. Eppure siamo nella stessa zona. Nonostante questo noi diciamo ok all'inchiesta pubblica, anche se allungherà i tempi di qualche mese".
"Siamo a disposizione di sindaci e abitanti per approfondire e per effettuare visite sul posto", ha aggiunto Castagnetti.


Domani si concluderà la fase di verifica della documentazione e Recos conta di poter concludere l'iter autorizzativo entro un anno, inchiesta pubblica compresa. Poi potrebbe essere il momento di avviare i lavori, che dureranno un anno e mezzo o due e richiederanno una spesa di 50 milioni di euro.
Per quanto riguarda lo svolgimento di una Vas, richiesta da alcuni, i vertici dell'azienda hanno spiegato di aver svolto una Via, per quel che riguarda il progetto presentato, e che la Regione, competente in materia di Vas, ha ritenuto che sia sufficiente la Valutazione ambientale strategica fatta per il Piano d'ambito generale.

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Mauro Pergetti illustra il progetto per il biodigestore a Saliceti


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