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"Saliceti zona sensibile, ci sono pozzi che servono tutta la provincia"

Il Comitato Vivere bene la Macchia scrive alla Regione Liguria: "Digestore sicuro? Non c'è riscontro scientifico".

L'impianto contestato

Sarzana - Val di Magra - Nuovo capitolo della battaglia contro il l'impianto di digestione anaerobica di rifiuti organici previsto in Val di Magra dal Piano rifiuti. A scriverlo è il Comitato vivere bene La Macchia, organizzatore appena sabato scorso di una partecipata assemblea a tema biodigestore. L'offensiva odierna ha la forma di una lettera rivolta dal sodalizio santostefanese alla Regione Liguria e, per conoscenza, a tutti gli altri enti pubblici (Comuni, Provincia, Parchi) e organizzazioni (Legambiente, Wwf) interessati. La missiva intende segnalare la “vulnerabilità del Fiume Magra nella zona di Saliceti (al confine tra Vezzano e Santo Stefano, ndr)”, cioè una delle due aree – l'altra è Boscalino di Arcola - al momento candidate ad accogliere l'impianto.

Il Comitato, per voce della presidente Carla Bertolotti, “nell'ipotesi in cui venga realizzato in Località Saliceti nel Comune di Vezzano Ligure un impianto di biodigestione anaerobica”, comunica alla Regione “l'importanza di tenere in alta considerazione il fatto che in questa zona, in particolare in località Fornola, sono presenti la maggior parte dei pozzi ad uso potabile che approvvigionano non soltanto il Comune della Spezia ma altri comuni della provincia, e quindi decine di migliaia di persone oltre che di animali”. Alla lettera viene allegato il quarto volume dell'Atlante degli acquiferi della Liguria a cura del Laboratorio di Geochimica, Dipartimento per lo studio del Territorio e delle sue Risorse dell'Università degli Studi di Genova in collaborazione con il Laboratorio del Settore controlli ambientali di Acam acque. In particolare la missiva cita la pagina 136, dove “viene evidenziato come il tratto terminale del Fiume Magra sia un corpo idrico vulnerabile da salvaguardare con attenzione a causa della sua importanza per fini idropotabili. Fra le zone sensibili per le risorse idriche viene riportata la sponda sinistra del Fiume Magra prima e dopo la confluenza sino a Fornola, settore dove è presente la maggior parte dei pozzi ad uso potabile”.

“La sicurezza che il trattamento di digestione anaerobica rappresenterebbe una soluzione sicura – conclude la presidente Bertolotti - abbattendo le cariche dei principali patogeni non trova riscontro nella letteratura scientifica. Lo conferma il contributo di specialisti in materia come i medici dell'Isde Italia. Si chiede pertanto che venga applicato il principio di precauzione in base alla convenzione di Rio del 1992 e ratificato dalla Ue nel 1994, in base al quale i processi produttivi non vanno considerati pericolosi dopo che è stato determinato quanti danni ambientali, malattie e morti hanno prodotto, ma possono essere considerati sicuri solo se si è in grado di escludere preventivamente, al di là ogni ragionevole dubbio, che non presentino rischi rilevanti e irreversibili per l'ambiente e la salute”.

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