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"Rinuncia alla 'buca' degli Impavidi non è stata una dimenticanza"

Pennati risponde alle affermazioni di Sabino Lenoci: "Rappresentava una priorità ma le motivazioni sono state molte".

Le spiegazioni dell'architetto
"Rinuncia alla 'buca' degli Impavidi non è stata una dimenticanza"

Sarzana - Val di Magra - “La sofferta rinuncia alla buca d’orchestra non è una dimenticanza e tantomeno un errore progettuale”. L'architetto Luisella Pennati che ha condotto senza soluzione di continuità tutto il cantiere di restauro del Teatro degli Impavidi, risponde così alle affermazioni rilasciate nei giorni scorsi dal direttore artistico del Sarzana Opera Festival Sabino Lenoci a margine della conferenza stampa di presentazione. (QUI)
Precisazioni che ripercorrono l'inter progettuale e le circostanze che hanno portato alla rinuncia della “buca” che avrebbe consentito alla struttura di ospitare anche eventi d'opera.
“Come i sarzanesi ricorderanno il teatro è rimasto chiuso per lavori dal 2000 al 2017 – spiega l'architetto - vittima del suo stesso crescente degrado, di spiacevoli vicende nel corso del primo appalto e delle sempre e costanti insufficienti risorse finanziarie. I progettisti avrebbero voluto farne un Gran Teatro sia perché è il secondo della Liguria dopo il Carlo Felice di Genova sia per replicare le rilevanti ristrutturazioni teatrali ultimate prima dell’Impavidi. La fossa rappresentava una priorità fra le molte proposte migliorative del Teatro contenute nella relazione allegata al bando di gara nell’ormai lontano 2001 che così diceva: “Si conferma la vocazione lirica del teatro riproponendo la fossa d’orchestra chiusa nel dopoguerra. Sarà operato uno scavo che consenta la formazione del golfo mistico. La piattaforma elettromeccanica mobile che costituisce la gran parte del piano di calpestio dell’orchestra sarà rivestita in legno e dotata di speciali torrette a filo pavimento per le luci dei leggii e per l’ impianto elettroacustico necessario al podio del Direttore. La fossa potrà ospitare circa 30 elementi. Con particolari accorgimenti la fossa potrà essere resa flessibile alle esigenze acustiche del singolo Direttore d’orchestra. Essa potrà assumere 3 posizioni: più bassa del livello di platea quando in buca c’è l’orchestra; a livello platea quando si fa cinema, oppure teatro di prosa o concerto musicale in palcoscenico; a livello palcoscenico per balletto, concerto di canto”.
Tuttavia – sottolinea Pennati - all’Impavidi la buca d’orchestra non è stata realizzata. Quali le motivazioni? Per prima cosa, punto a) si vuol spiegare che il golfo mistico (o fossa, o buca d’orchestra) occupa la superficie prospiciente l’avanscena corrispondente in profondità alle barcacce e non il sottopalcoscenico (ovvie ragioni acustiche). Punto b): i professori d’orchestra necessitano mediamente di 1,1mq a testa per suonare il loro strumento: una buca da 80 orchestrali occuperebbe 88metriquadrati, molto più di metà sala di spettacolo (145 mq per 184 spettatori). La superficie della pedana elettromeccanica per l’orchestra di cui alla relazione, con i suoi 28,05mq avrebbe ospitato 24 orchestrali più direttore. Punto c): lo scavo archeologico e il posizionamento dell’UTA (unità trattamento aria) in sottopalcoscenico: il teatro nasce sulle fondazioni del convento e ha obbligatoriamente richiesto uno scavo archeologico per la realizzazione dei canaloni che passano sottopavimento e sovrintendono alla ventilazione della sala; la loro presenza avrebbe ridotto la superficie della fossa a non più di 20mq, cioè 17 orchestrali più direttore. Punto d) il pozzo dell’antico convento posto al di là del muro di boccascena che presenta una cavità di oltre 8 m.: avrebbe reso costosissimo, e quindi impraticabile, qualsiasi scavo per il sottopalcoscenico di servizio necessario all’opera lirica. Punto f), dirimente: l’insufficienza dei finanziamenti in funzione della quale l’amministrazione comunale ha espressamente e sempre richiesto di privilegiare i lavori indispensabili all’apertura del teatro sacrificando i sogni iniziali di rappresentazioni operistiche. E’ stata una costante che si è protratta fino all’ultimo dei circa dieci appalti susseguitisi, quello progettato e ultimato fra il settembre 2017 e gennaio 2018 dopo l’”inaugurazione” del 30 agosto 2017. Il restauro che ha finalmente restituito la dignità architettonica alla sala di pubblico spettacolo è stato realizzato grazie all’intervento della Soprintendenza di Genova per la quale il decoro dell’edificio è un must. Punto e) e ultimo: l’irreversibilità del ripristino della fossa orchestra non è dovuta alle poltroncine vincolate al suolo (normativa antincendio) e neppure alla volontà di inserire più o meno file spettatori a distanza ravvicinata (non lo consente la normativa antincendio), bensì ai costi indispensabili a ristrutturare un edificio degradato delle dimensioni del Teatro Impavidi e, non ultimo, ai costi di gestione che, in assenza di sponsor, graverebbero ulteriormente sulle già difficili gestioni dei teatri oltre al fatto che per rappresentare l’opera occorrono spazi di servizio di cui l’Impavidi nonostante i tentativi esperiti con i confinanti, non dispone”.

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