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"Il fiume, più un organismo vivente che un sistema idraulico"

Questa la filosofia alla base del progetto di gestione del bacino su cui punta il Parco. Tedeschi: "Un disegno che può creare le basi per portare l'area protetta da regionale a nazionale".

"Luogo di socialità"
"Il fiume, più un organismo vivente che un sistema idraulico"

Sarzana - Val di Magra - “Un approccio olistico alla gestione del fiume Magra, prendendo atto che esso è un organismo vivente più che un sistema idraulico e che è un potenziale luogo di socialità, più che un margine del territorio costruito; un non luogo per quelli che, nonostante i divieti, continuano ad accumularvi rifiuti”. Pietro Tedeschi, commissario del Parco di Montemarcello, Magra e Vara, ormai prossimo ai saluti, torna sull' ambizioso progetto gestionale presentato lo scorso dicembre. “Per anni gli ingegneri – continua Tedeschi - hanno ritenuto che bisognasse costruire argini, dragare, eliminare ogni traccia di vegetazione per favorire lo scorrimento dell’acqua. Ma abbiamo potuto constatare che intervenire con violenza in un punto del fiume non risolve un problema, ma lo 'trasferisce' nel Comune a valle, fino ai comuni focivi che ne sopportano il costo”.

Diversa la logica del progetto di bacino che l'attuale governo del Parco spera di poter vedera attuato: “Perché, al contrario – spiega Tedeschi -, affida alla vegetazione la regolazione del fiume, non solo a quella che c’è, ma a quella che ci sarebbe se l’uomo, con le attività produttive prima e con l’incuria poi, non avesse favorito la proliferazione di specie alloctone e con i tagli indiscriminati non avesse impedito l’autogenerazione dell’ecosistema. Dunque si tratta di aiutare la natura a riprendere il suo corso. Il progetto individua un gran numero aree, nell’ alveo e nelle aree golenali del Magra, compresa la parte toscana - non tutta, per mancanza di dati -, nelle quali effettuare interventi mirati di ripristino e di sostituzione vegetazionale, dosando le specie, arboree ed arbustive, in funzione del ruolo che esse possono svolgere nel trattenere la necromassa che oggi raggiunge gli arenili di Ameglia e Sarzana, nel proteggere le sponde dall’erosione, nel regolare il tempo i corrivazione delle piene, nell’ombreggiare le acque per proteggerle dal calore nel periodo estivo ed aiutare la conservazione delle specie. Non è escluso un taglio più deciso della vegetazione, ma solo un poco a monte ed un poco a valle dei manufatti dell’uomo: il minimo indispensabile, insomma”.

“Il progetto, inoltre – continua Tedeschi -, interverrebbe sui versanti per eliminare i pini e i castagni colpiti da fitopatologie, che cadendo alimentano il trasporto di necromassa alla foce, e per sostituirli con specie più resistenti, ripristinando la tenuta dei versanti e la funzionalità dei rivi minori, oggi sovente ostruiti dagli alberi morti. “Esso s’ispira ad un precedente progetto 'sperimentale' del Parco, Mosaico verde, presentato l’estate scorsa, finalizzato al riassetto ambientale di alcune aree del tratto finale del fiume nelle quali avevano sede attività produttive in contrasto ambientale, trasferite o in via di trasferimento altrove. E ne riprende i principi, tra i quali la realizzazione di percorsi ciclabili, per trasformare il fiume in un luogo di socialità, come una volta è stato, ed offrire al turismo altre carte da giocare nella competizione globale - perché di questo oramai si tratta – quando il Paese potrà finalmente ripartire”.

Un disegno la cui attivazione prevede 8 milioni di euro spalmati in cinque anni. “Dopo la fase d’investimento – ricorda Tedeschi - è prevista una fase di gestione 'ìa economia circolare, per il riuso degli sfalci da manutenzione del verde e della necromassa, che sarà accumulata in alcune aree appositamente predisposte a monte, prima che raggiunga la foce. Con il progetto vorremmo anche preparare il terreno 'culturale' per la istituzione del Parco nazionale, rimarcando quanto è importante questo bistrattatissimo fiume per tutti noi e quanto potrà esserlo per le prossime generazioni - Next generation UE, appunto - se la nostra saprà riconoscerne il valore”. Il progetto per la 'promozione' del Parco del Magra da regionale a nazionale ha preso il via lo scorso mese alla Camera dei deputati.

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