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"Diamo agli spezzini acqua con ammoniaca, capiranno cosa rischiano"

Una provocazione chiude il convegno contro il biodigestore: "Peracchini e Casati nemmeno sanno che il capoluogo attinge ai pozzi di Fornola". Attivisti pronti a rivolgersi all'Anac per contestare lo svolgimento della gara.

Sisti: "Nuovo studio su argini"

Sarzana - Val di Magra - “Siccome agli spezzini non frega niente del fatto che falde acquifere del Magra possano essere inquinate, tanto il loro sindaco è convinto che non prendano acqua da lì, potremmo andare a Spezia e distribuire al mercato delle bottigliette d'acqua con dentro un po' di ammoniaca, e dir loro: ecco quel che rischiate”. Con questa provocazione di vago sapore catoniano Carlo Ruocco (Sarzana che Botta), intervenuto a nome di comitati e associazioni locali, ha concluso ieri sera il fluviale l'iniziativa contro la realizzazione del biodigestore di Saliceti organizzata al Parco 2 giugno. Una serata che ha raccolto a Belaso oltre centocinquanta presenze tra cittadini e amministratori. Graditi ospiti e relatori forestieri Emiliano Codeluppi, presidente del Coordinamento provinciale dei comitati ambiente e salute (Reggio Emilia), Maria Grazia Bonfante, esponente nazionale del Forum Salviamo il Paesaggio ed ex sindaco di Vescovato (Cremona), Massimo Gianangeli, presidente del Comitato Tutela Salute Ambiente Vallesina (Jesi). L'ospite emiliano, oltreché le sue argomentazioni, è calato in Val di Magra portando una bella sacca di parmigiano reggiano, venduto ai presenti per fare autofinanziamento. La serata, moderata dal presidente dell'ordine dei giornalisti Paganini, è stata aperta da un intervento del Comitato No Biodigestore Saliceti, letto da Teresa Maio, in cui si assicura la volontà di proseguire “la lotta in tutte le sedi istituzionali per tutelare il diritto alla salute, l'ambiente e i nostri patrimoni familiari”, unita a “l'idea, nata questa sera, di costituire un coordinamento di comitati che a livello nazionale di occuperà di problematiche ambientali”, questo sulla scorta delle iniziative fin qui condivise con sodalizi liguri, emiliani e marchigiani e di recenti contatti intrapresi con realtà del Centrosud. “Qualcuno continua a dirci che i giochi sono fatti – ancora i No Biodigestore -, ma noi siamo determinati a continuare la lotta per mandare un forte segnale a Iren e alla politica che asseconda passivamente le sue scelte, contrarie a tutte le pianificazioni”.
Un passaggio che ha spinto i consiglieri regionali Battistini (Italia in Comune) e Michelucci (Italia viva) ad affidare a CdS delle estemporanee precisazioni. “Non tutta la politica ha assecondato – così il renziano -, noi siamo stati al fianco di comitati e associazioni convinti che non dobbiamo diventare la pattumiera regionale. Non equipariamo destra e sinistra. La Regione è responsabile di quanto sta accadendo, tant'è che ieri (mercoledì, ndr) in consiglio regionale la maggioranza si è rifiutata di firmare un odg che proponeva un'istanza di autotutela per il biodigestore”. E Battistini: “Non buttiamo tutta la politica in un calderone. Io come consigliere di opposizione di centrosinistra sono sempre stato al fianco di questa lotta, con atti e iniziative, consapevole che quest'area – che è area Parco - ha già sofferto tanto e chea Saliceti ha già un impianto di trattamento rifiuti”.

Il giurista ambientale Marco Grondacci, reclutato dall'amministrazione comunale di Santo Stefano, assieme all'avvocato Piera Sommovigo, per mettere amministrativamente il bastone tra le ruote al progetto di Recos, nel suo breve intervento ha attinto a più 'casi' di biodigestori anaerobici sparsi sul territorio nazionale e alla giurisprudenza ad essi legata, una sorta di panoramica atti alla mano. “Impianti non pericolosi? Non è vero – ha affermato -, come spiega anche la sentenza del Tar Liguria che ha bloccato il biodigestore a Isola del Cantone: si parla di un impianto che, producendo gas, comporta i rischi di incendio ed esplosione, a prescindere dal rispetto della normativa in fase di costruzione”. Il giurista ha parlato, in riferimento non solo a Saliceti, di “pianificazioni pubbliche sistematicamente violate” e di “aumenti di capienza degli impianti, una volta autorizzati, per ragioni di mercato. Perché si è cambiato sito, da Boscalino a Saliceti? Perché farlo a Boscalino costava di più e si bada all'interesse dell'imprenditore pur essendo in una pianificazione pubblica”. Grondacci ha poi rilevato in linea generale come spesso manchino, negli iter, “la Vas e il parere sanitario dei sindaci e anche la Via, in certi casi aggirata parlando di revamping”, per concludere: “Penso che come nascente coordinamento di comitati potremmo portare avanti una petizione all'Unione europea, perché progetti così presentati sono in contrasto con le direttive comunitarie. È qualcosa che va al di là delle singole situazioni locali, è una questione ben più pericolosa”.

Assicurato che “la politica non è sempre connivente”, la sindaca Paola Sisti ha ripercorso quanto fatto contro l'impianto dalla sua amministrazione. Da un lato il ricorso per la modalità con cui è stato approvato il Piano rifiuti provinciale (con un consiglio ritenuto imperfetto per la mancata surroga, proprio con Sisti, del consigliere Natale), su cui il Tar Liguria si pronuncerà il 3 marzo 2021. Dall'altro il ricorso contro l'impianto (impugnando, come atto, la delibera che avvia l'inchiesta pubblica), curato da Sommovigo e Grondacci, già 'vincitori' al Tar sull'analogo caso di Isola del Cantone. “C'è poi il tema delle falde acquifere: chiederemo al professor Raggi di poter usare la sua relazione in sede di Conferenza dei servizi. E daremo un incarico per studiare l'aspetto del rischio idrogeologico relativo agli argini, non indagato dai presentatori del progetto. Vedremo se usarne gli esiti in Conferenza dei servizi o per ricorrere contro l'autorizzazione, quando e se sarà rilasciata”. Il mondo della politica ha visto intervenire Paolo Putrino (Art.1), che ha definito “criminale mettere a rischio acqua che serve 200mila persone”, e la consigliere da IlBuonsenso Alice Salvatore, ex grillina, che ha annunciato la presentazione di "un atto giuridico con cui diffida formalmente il presidente Toti ad avviare la realizzazione del biodigestore. Vogliamo poter votare e proporre delle idee alternative, come un biodigestore aerobico". Tra i numerosi volti politici in ascolto, il vice sindaco e l'assessore santostefanesi Capetta e Giannarelli, il vice sindaco vezzanese Regoli, il segretario provinciale di Rifondazione Fedi, il vice segretario del Pd di Sarzana Castagna, il segretario del Pci ligure Bellegoni, i consiglieri comunali pentastellati Giorgi, da Sarzana, e Pucci, da Vezzano, il consigliere comunale di Luni Fantini, il consigliere buonsensista regionale De Ferrari.

Conclusioni, come detto, affidate a Carlo Ruocco dei Botta, intervenuto a nome dell'intero coordinamento di associazioni e comitati che si oppongono all'impianto. “Ormai – ha dichiarato - è un anno che molti esponenti politici ci dicono: 'tanto lo faranno'. E che anche in caso di ricorso vittorioso, ormai l'impianto ci sarà e bisognerà tenerselo. E allora l'ecomostro di Bari? Ricorso vinto, ed è stato demolito”. Dito puntato contro “la politica spezzina, tutta, che finora ha difeso poco la provincia della Spezia - e non parlo solo dell'oggi. A cominciare dal sindaco Peracchini e dal suo assessore Casati, convinti che loro l'acqua non la prendono da Fornola”. E ancora: “Ci sono partiti come Lega e Liguria popolare - che ha nel santostefanese Ponzanelli un esponente importante, anche vice presidente della Provincia - che hanno definito un'assurdità il biodigestore di Saliceti, ma quando abbiamo proposto loro di firmare un ordine del giorno regionale che impegna la giunta ad annullare il provvedimento autorizzatorio del Paur, per via delle violazione di tutta una serie di piani e leggi, non hanno accettato, parlando di un veto da parte di Toti. Abbiamo proposto la medesima cosa in Provincia, vedremo cosa accadrà”. Valutata positivamente l'idea di costituire un coordinamento nazionale dei comitati, Ruocco ha lanciato come possibile prima azione una petizione rivolta al presidente Conte e al ministro dell'Ambiente Costa. Delineando altresì un'ulteriore mossa: “La gara iniziale è stata fatta per un impianto da 23mila tonnellate annue in un sito disgraziato, Boscalino, dove c'erano 500mila metri cubi di terreno da sbancare. Poi Recos ha cambiato sito per abbattere i costi e ha alzato a 90mila il quantitativo di rifiuti per fare più business. Ma ci chiediamo: se la gara fosse stata sin dall'inizio per un impianto da 90mila tonnellate da costruire in un'area pianeggiante – quindi con costi e ricavi diversi -, siamo sicuri che avrebbe partecipato solo Iren, e non altri? Stiamo quindi pensando di studiare bene la vicenda, sottoponendola ai Comuni e alle forze politiche che vorranno sostenerci, per poi rivolgerci all'Anac, l'Autorità nazionale anti corruzione”.

Sulla pagina Facebook No Biodigestore Saliceti sono disponibili gli interventi dei relatori arrivato da fuori provincia

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No biodigestore, convegno a Belaso Archivio CdS
No biodigestore, convegno a Belaso Archivio CdS
No biodigestore, convegno a Belaso Archivio CdS


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