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"Dal Tmb di Saliceti rifiuti radioattivi"

Gli attivisti anti digestore brandiscono la relazione Arpal agli atti della conferenza dei servizi per il nuovo progetto, un elaborato che parla anche dell'impianto esistente.

"Quali garanzie?"

Sarzana - Val di Magra - Nella relazione realizzata da Arpal nell'ambito del processo autorizzativo del biodigestore di Saliceti, messa quindi agli atti della relativa conferenza dei servizi conclusasi la scorsa settimana, c'è un passaggio che ha fatto saltare la mosca al naso a Sarzana che Botta, No Biodigestore, Acquabenecomune, Cittadinanzattiva e Italia nostra, sodalizi che si oppongono alla realizzazione dell'impianto.
“A pagina sette del report, improvvisamente Arpal sente la necessità di parlare dell'esistente impianto Tmb di Recos, accanto al quale sempre Recos intende realizzare il biodigestore, tant'è che si parla di polo integrato – ha affermato carte alle mano Carlo Ruocco dei Bottas nella conferenza stampa convocata stamani all'esterno della Sala della Repubblica di Sarzana -. L'Agenzia riporta due segnalazioni relative a rifiuti radioattivi usciti dall'impianto Tmb e arrivati in un caso in Lombardia, allo stabilimento Lomellina Energia, nel Pavese, nel 2019, nell'altro, era il marzo 2020, nello stabilimento Wte Iren Ambiente di Parma. Si tratta di rifiuti facenti parte delle porzioni non recuperabili, quindi non inviate ai vari consorzi”.

In merito all'episodio lombardo, nella relazione Arpal si legge di “una porzione di rifiuto […] contaminato dal radionuclide di uso medico I-131”, nel secondo caso di “un carico di rifiuti […] con presenza di materia radioattiva. La parte di rifiuto radioattiva con tracce di Cdr con Iodio 131 è stata isolata e immessa in apposito contenitore plastico rigido”. Arpal spiega che “le motivazioni di tali evenienze sono da ricercare sostanzialmente nel fatto che l'impianto di Tmb/Css di Saliceti non è dotato di un portale di controllo radiometrico su ingressi/uscite”, precisando che “è previsto unicamente che siano eseguiti controllo radiometrici dagli impianti di destinazione dei rifiuti”. E per quanto concerne l'accaduto lombardo, Arpal sottolinea che il materiale “è stato custodito in un container dedicato, dove è rimasto sino al completo decadimento, stimato da parte della ditta in 48 giorni, escludendo qualsiasi pericolo per la pubblica incolumità”.

Comitati e associazioni, suggerendo che le radioattività rilevate possano derivare da rifiuti ospedalieri (“lo iodio 131 è utilizzato ad esempio per le terapie tiroidee”), osservano: “Il problema non è tanto la radioattività, quando il controllo gestionale. Non c'è nessun controllo sui rifiuti all'ingresso del Tmb, quel che arriva lì è fuori controllo. Quindi, stante questa situazione, che garanzie abbiamo in ottica digestore? Loro ne danno di ampie, ad esempio in merito alla barriera idraulica anti inquinamento delle falde, ma intanto non sono in grado di controllare i prodotti in ingresso nel Tmb”. Sempre nell'elaborato Arpal, evidenziano gli attivisti, si parla di una segnalazione all'autorità giudiziaria “per il conferimento alla discarica genovese di Scarpino, nel 2018, di materiali non idonei provenienti dal Tmb di Saliceti”. Insomma, concludono comitati e associazioni, “non ci sentiamo garantiti ed è giusto che i cittadini siano preoccupati. Le carte cantano. Manderemo il rapporto di Arpal al ministero dell'Ambiente sottolineando la serietà del pericolo”. Due ulteriori tasselli, in chiusura di conferenza: “C'è una direttiva del ministero dell'Ambiente, del 2018, che dice che non si possono fare impianti di trattamento rifiuti in aree esondabili”, spiega l'architetto Damiano. E poi Ruocco: “Il Parco dice che il sito dove è previsto l'impianto non è Zona speciale di conservazione? Beh, la Zsc è a 75 metri e la sue esistenza è legata soprattutto alle specie acquatiche e all'avifauna migratoria. Si dovrà dire agli uccelli di stare attenti a non sconfinare”.

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