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Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Maggio - ore 17.21

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"Biodigestore, ristoro economico è monetizzare salute"

Partecipato incontro dedicato all'impianto per la trattazione dell'organico previsto nello Spezzino. La sinistra: "Dov'erano Costa e Giampedrone?".

"Rischio guerra tra poveri"

Sarzana - Val di Magra - Sala parrocchiale sold out oggi pomeriggio a Santo Stefano per l'iniziativa 'Biodigestore: i perché del no', organizzata dal Comitato vivere bene la Macchia, con l'adesione di Comitato Ponzano e dintorni, Comitato sarzanese a difesa del territorio, Sarzana che botta e Coordinamento no digestore Saliceti. Numerosi i nomi della politica locale tra gli oltre centoventi della platea: dai consiglieri regionali Battistini e Michelucci (poi intervenutiQUI) al sindaco Paola Sisti, passando per volti dei consigli comunali santostefanese, vezzanese e sarzanese, una schiera a tinte centrosinistra, cinque stelle e movimentiste, eccezion fatta per il consigliere Serarcangeli, cuore da attivista ma ufficialmente tra le file di 'Santo Stefano popolare'. Assenti, nonostante il regolare invito, la senatrice Pucciarelli, l'assessore regionale Giampedrone , il sindaco di Vezzano Abruzzo, il presidente del Parco Tedeschi (ma c'era il direttore Perfetti). Ficcante l'apertura del giurista ambientale Marco Grondacci, introdotto dalla presidente di Vivere bene la Macchia, Carla Bertolotti.

“Giampedrone – ha esordito il tecnico che due anni fa fu a un passo dalla candidatura a sindaco del capoluogo – recentemente ha detto che la Provincia deve esercitare le sue competenze in materia di rifiuti. Ma lo ha già fatto approvando il Piano d'area lo scorso agosto, che – piaccia o no, e sicuramente ad Arcola non piace – prevede il digestore a Boscalino. In delibera si parla chiaramente di questo sito in relazione al progetto di Recos. Giampedrone dice che saranno i tecnici a decidere se si farà a Saliceti o a Boscalino? Non sono i tecnici che decidono: i tecnici si occupano dell'istruttoria, ma la decisione finale è politica”. Una manciata di settimane fa Recos ha inviato al Comune della Spezia una comunicazione in cui si parla di un ristoro ambientale di 400mila euro a favore dell'ente per la futura installazione dell'impianto o a Saliceti o a Boscalino. “La normativa – ha attaccato Grondacci – non prevede in questi casi alcuna compensazione patrimoniale, bensì un ristoro fatto di interventi di risanamento ambientale. Messa così non è ristoro, ma monetizzazione della salute, che con la legge non c'entra nulla”. Un passaggio sullo strumento dell'inchiesta pubblica, sollecitato in Regione dalle opposizioni e verso il quale Giampedrone ha mostrato apertura: “Se viene fatta mettendo a confronto i progetti sui due siti, senza una adeguata chiarificazione dei criteri localizzativi, vorrebbe dire accendere una guerra tra poveri dove vince il più forte, non sarebbe sano. Questo prescindere dall'opportunità o meno di fare un impianto del genere, sulla quale non mi esprimo, essendo io un giurista e non un esperto in materia di rifiuti”.

Per Legambiente Federico Borromeo ha ribadito la non contrarietà dell'associazione ai biodigestori: “Noi siamo per zero rifiuti, ma zero rifiuti vuol dire mille impianti. Controllati e realizzati bene, in trasparenza. Sull'impianto a Saliceti non siamo d'accordo: il traffico veicolare che verrebbe a crearsi sarebbe incompatibile e l'area in generale ha già dato tanto dal punto di vista ambientale. Non va più bene Boscalino? Nel caso va ripensato il Piano – e lì allora rimetteremmo sul tavolo la questione del dimensionamento (ora siamo sulle 60mila tonnellate annue, ndr) -, guai a immaginare che un progetto possa variare il Piano stesso”. Anche Luigi Sessanego di Gestione corretta rifiuti Liguria no ha espresso pregiudizi verso i digestori in sé (“ma è importante gestirli bene e non dare preminenza al business”) e per l'area di Saliceti ha prospettato una soluzione ben diversa da una nuova installazione: “Spezia potrebbe pensare l'impianto esistente a Saliceti solo per la quota di indifferenziato spezzina, cioè circa 40mila tonnellate annue, dedicando la parte restante del presidio a un impianto di biodigestione da 25mila tonnellate - cioè quanto produce la provincia - facendo compost grazie alle biocelle già presenti”. Il geologo Giovanni Raggi ha infine messo in guardia sulla “estrema vulnerabilità dell'area di Saliceti” sul fronte delle falde acquifere e del loro possibile inquinamento.

Sono seguite le testimonianze di Fabio Rivara (Associazione isolese ambientalista) e dell'avvocato Piera Sommovigo, che hanno raccontato la battaglia contro il digestore di Isola del Cantone, e di Nadia Bertetto, presidente dell'associazione Vita e ambiente di Cairo Montenotte, dove un biodigestore opera da un paio d'anni. Dopo l'intervento del direttore del Parco Antonio Perfetti (“Le nostre porte sono aperte, terremo gli occhi aperti quando la pratica digestore andrà avanti”), il sindaco Sisti ha ribadito il no all'impianto a Saliceti, “un'area che ha già dato tantissimo. Necessario tuttavia chiudere il ciclo di rifiuti. Occorre trovare un sito alternativo”.

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