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Ultimo aggiornamento: Giovedì 20 Settembre - ore 20.06

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"Basta soldi per emergenze, si usino per ripulire l'alveo da biomassa morta"

Proposta di Tedeschi: "Dalla storica emergenza alla prevenzione attraverso "il contratto di fiume” che coinvolga anche la Regione Toscana. Un grande progetto di bonifica, come accade altrove. Così trasformeremmo i problemi di smaltimento in risorse".

"Basta soldi per emergenze, si usino per ripulire l'alveo da biomassa morta"

Sarzana - Val di Magra - "Ogni anno, puntuale come la morte, il Magra accatasta legno ed altri rifiuti di varia natura sulle nostre spiagge. Ed ogni anno, da decenni, la Regione riconosce a tale ricorrente fenomeno il carattere di' “emergenza e straordinarietà” e stanzia 400mila euro per ripulire il litorale: non subito però, ma solo dopo che il territorio ha rivolto a Genova l'usuale lamento.
Adesso, non sarebbe meglio stanziare ogni anno la medesima cifra per ripulire l'alveo da “biomassa morta” e rifiuti?". A farsi una domanda (e a darsi una risposta) è Pietro Tedeschi, presidente del Parco Regionale di Montemarcello Magra, che critica apertamente De Ferrari: "Certo che sarebbe meglio, dal momento che il fiume attraversa undici comuni. Bisognerebbe affidare il compito un unico soggetto, piuttosto che ad undici comuni nella speranza che, con undici differenti appalti pubblici ed eventuali relativi ricorsi che probabilmente assorbirebbero gran parte delle risorse, avvenga il miracolo del necessario coordinamento del loro operato".

Tra prevenzione ed emergenza, nel caso specifico, c'è una differenza sostanziale, secondo Tedeschi: "La biomassa raccolta in alveo è una risorsa (può essere cippata e venduta; può produrre energia ed occupazione, per quanto modesta) mentre la stessa biomassa, mista a plastica e ad altre sostanze nocive, se raccolta sul litorale è un rifiuto non riciclabile: non si sa dove metterlo e cosa farne: ed è singolare che quelle istituzioni che si fanno sostenitrici, tra i cittadini, del riciclaggio dei rifiuti, a loro volta preferiscano smaltire anziché riciclare. Oltretutto nel Magra non c'è solo legno, c'è anche dell'altro che, con l'erosione delle sponde, arriva al mare in quantità sempre maggiore: si tratta di rifiuti, anche pericolosi che, come il legno, si depositano sulle spiagge. Sono stati interrati per anni da Comuni, aziende sanitare ed Enel nella convinzione, e forse nella speranza, che nessuno li avrebbe mai ritrovati".

E quindi, se non si tratta solo di legno, il problema è più complesso: "Ci vuole un soggetto, diverso da chi ha interrato i rifiuti, che si occupi di bonificare, accedendo a risorse non solo locali. Che abbia insomma come unico scopo la salvaguardia del'ambiente fluviale, non solo per attirare turisti, quanto per il ben più necessario ed urgente compito di salvare l'acqua che beviamo e le spiagge che frequentiamo, perché non abbiamo altra acqua che quella del fiume e dovremmo evitare, un domani, avendo lasciato che il percolato s'infiltrasse negli aquiferi, di berci quella del mare, dissalandola, come a Dubai. Il problema nel suo complesso può vedere una soluzione nello strumento del “contratto di fiume” che coinvolga oltre che la Regione Liguria anche la Toscana: con il contratto si potrebbe impostare un grande progetto di bonifica sia in alveo che sulle sponde, oltre regioni si sono già mosse per la salvaguardia dei loro corsi d’acqua, mi auguro che anche De Ferrari si faccia portatrice di un grande progetto di risanamento complessivo".

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