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Ultimo aggiornamento: Domenica 17 Febbraio - ore 00.03

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Welcome to La Spezia

Divertimento e somministrazione enogastronomica secondo Alessio Mugnaini. Di Francesca Cattoi.

Le migliori intenzioni
Welcome to La Spezia

- La vita cittadina si apprezza anche, e/o forse soprattutto, per quello che può offrire oltre ad occasioni di lavoro, risposte a bisogni sociali e momenti di aggregazione. La Spezia, purtroppo non pienamente soddisfacente nei campi appena citati, gode però, da almeno una decina d’anni, di una ampia scelta di divertimenti serali, tra bar, ristoranti, locali dove fare tardi. Tra quelli che negli ultimi anni hanno maggiormente movimentato le serate degli spezzini con concerti, reading, mostre, e tanto alcool, si distingue il Distrò, situato in Via Marsala, vicino alla Pia. Frequento questo bar dal 2013, quasi dall’apertura. Da quando il Btomic ha chiuso all’inizio del 2016, è il luogo dove mi do appuntamento con gli amici quando, nel weekend, sono alla Spezia.

L’amicizia che mi lega ad Alessio Mugnaini (La Spezia, 1989) e al suo socio Stefano Zappelli (che nell’intervista rimane una presenza costante, seppur silente) è nata proprio dalla condivisione di un progetto culturale di conoscenza delle potenzialità, espresse e non, della nostra città e che, in maniera diversa e peculiare alle nostre professioni, ci accomuna. Questa rubrica vuole dare voce a chi crede in un futuro diverso da quello che sembra essere destinato ad una piccola città di provincia e l’intervista che segue è uno degli esempi più significativi del progetto editoriale intrapreso.


Caro Alessio, eccoci qua. Inizierei proprio dall’apertura del Distrò. Come hai/avete deciso di aprire un bar alla Spezia in centro?
"L’avventura del Distro’ è iniziata nel 2012, quando io e Stefano Zappelli, tutt’ora mio socio, lavoravamo alla Loggia de Banchi. Dalle serate di lavoro ne venivano sempre fuori discussioni piacevoli, prima a parole e risate e dopo a immagini sulle mille idee che avremmo potuto sviluppare. Abbiamo iniziato a dare forma nella nostra a testa a quello che poi sarebbe stato il Distro’, un contenitore aperto dove inserire tutto quello che desideravamo, comprese le esperienze di tutti i frequentatori. A rafforzare questo rapporto sono state le affinità e la voglia di esprimersi in un contesto cittadino in trasformazione (prima della massiccia presenza di B&B, turismo, apertura di rivendite liquori aperte fino a tardi nda), fertile per idee o proposte diverse, aperte e legate alla somministrazione e al modo di rendere vivo un luogo. Il tempo ha iniziato a passare e nel 2012, finalmente, dopo peripezie burocratiche, abbiamo iniziato a mettere mano ai locali di via Marsala. Pezzo dopo pezzo, risata dopo risata, ci siamo costruiti in maniera indipendente tutto il locale, dagli arredamenti, alla concezione degli spazi. Il 5 Aprile del 2013 il Distro’ La Spezia Fun House apre i battenti. L’impegno costante ci ha permesso, oltre che di proporre un’alta qualità dei prodotti offerti al banco, anche di scommettere sulla musica e su proposte di qualsiasi genere. Sono passati dal nostro palco – inesistente - quasi 100 artisti, senza contare i reading, le mostre e altre attività culturali, spesso incentrate sul territorio. Ancora oggi ci piace definire il Distro’ come una radio, che dal centro emana le sue frequenze".

Oggi il Distro’ è uno dei bar più frequentati in città, un punto di riferimento e di ritrovo per tanti, sia durante la settimana che nel fine settimana. Quali sono le soddisfazioni e gli impegni più gravosi nel gestire un locale di successo?
"Le soddisfazioni più grandi sono gli apprezzamenti e i contributi delle persone che in questi anni hanno affollato il bancone del locale rendendolo, con confidenza, un approdo e una casa dove poter non solo consumare bevande, ma anche discutere e incontrarsi per condividere qualsiasi cosa. Altra soddisfazione importante è stata la risposta per il nostro piccolissimo negozio di musica dove si possono trovare vinili nuovi e usati o altre collezioni in CD di gruppi Locals. Riguardo agli impegni, invece, non basterebbero dieci pagine: la burocrazia e le difficoltà generali di chi fa impresa oggi occupano sicuramente i primi posti nella classifica. Un altro aspetto che incide molto sulla fatica di portare avanti un locale come il Distrò, sono le incomprensioni che si incontrano confrontandosi con altre realtà commerciali, soprattutto di diversa tipologia, spesso per le differenze generazionali o la riluttanza verso le novità. Con gli enti pubblici, infine, rimane sempre difficile rapportarsi, perché in questo ambito commerciale ci sono ancora molti pregiudizi".

Da quali esperienze lavorative e/o di studio arrivavi? Ti sono servite nell’iniziare questa attività?
"Mi sono diplomato nel 2008 come Allievo Ufficiale all’Istituto Nautico Nazario Sauro alla Spezia. Ho lavorato in ambito nautico solo durante gli studi tramite stage o lavori stagionali a Portovenere, dove sono scresciuto. Terminati gli studi ho conclamato la poca adattabilità alla vita dell’uomo di mare, scoprendo passioni diverse e interessi rivolti al territorio. Quindi ho iniziato a partecipare a corsi formativi regionali e provinciali in ambito audiovisivo e ho conseguito tutti e tre i livelli di certificazione informatica ECDL. Ho accresciuto le mie esperienze lavorative sulla somministrazione attraverso altre attività nel centro storico della Spezia e a Portovenere. Ti confesso che mi sento di essere l’opposto contrario di chi, forse giustamente, ha deciso di uscire da questa città e provare realtà diverse, sicuramente più dinamiche. Ho affrontato spesso con amici discussioni sulla possibilità di andarsene, ma in me vige la convinzione che anche qui si può realizzare qualcosa. Forse ho preso troppo sul serio la mia cara nonna che diceva “andrai per mari e monti, ma alle tue radici tornerai alla fine dei conti”. Diciamo che ho preferito rimanere direttamente qua, a fare i conti".

Infatti, uno dei tratti che mi aveva colpito quando ci siamo conosciuti era, è, il tuo interesse per la storia della città e dei suoi dintorni. Mi hai raccontato spesso che raccogli libri sulla storia locale e carte topografiche. Come è nata questa passione? Di che quantità stiamo parlando? Di quali epoche?
"Ho iniziato a cercare libri sulla storia locale per interesse personale, sarà che sono cresciuto davanti a una libreria piena di libri, ma a un certo punto ho deciso di creare una collezione dedicata al territorio. A oggi conta circa un migliaio di pezzi di qualsiasi specie e genere, libri, riviste pubblicitarie, brochure turistiche datate, cartine stradali della città, opuscoli istituzionali, compresi volumi sui dati storici/statistici della provincia su differenti argomenti. La soddisfazione maggiore è stata scoprire e conoscere cose bellissime sul nostro territorio, pieno di personaggi incredibili e avvenimenti importanti. La nostra storia è tutta interessante, dai Liguri Apuani alla storia contemporanea, merita davvero di essere divulgata e valorizzata, non solo attraverso i canali istituzionali, ma anche tramite lo sforzo delle comunità quasi scomparse, delle poche Società di Mutuo Soccorso ancora vive che contengono ancora molto materiale sconosciuto, e infine tramite l’impegno del singolo individuo".

Ad un certo punto la vocazione imprenditoriale ti/vi ha portato a cercare altri luoghi sul territorio dove aprire altri locali, dalla Spezia con il Ristrò, o il bar a Corniglia. Come sono state queste esperienze? Cosa ti hanno insegnato sulla città e la sua rete commerciale?
"Sì, ad un certo punto abbiamo deciso di creare un’alternativa al nostro lavoro in città. Tutto nasceva dall’idea di creare una proposta differente, che andava a raccogliere altre tipologie di clienti in altri luoghi. Internamente, invece, prendeva forma la prima parte del progetto “Distro’ Network”, ossia la creazione di una rete tra diverse tipologie di attività che prevedeva lo scambio di servizi e la mutualità tra le realtà collegate. Su queste linee guida abbiamo fatto delle valutazioni sui differenti clienti o frequentatori e questa caratterizzazione ci ha permesso di andare a identificare le necessità e le possibilità che ogni parte del territorio richiede o offre. Da questo primo confronto pratico, ci siamo accorti che il nostro territorio divide profondamente le realtà che lo compongono, limitando la fruibilità dei luoghi sia da un punto di vista dei servizi sia delle proposte. Per semplificare, si può dire che l’abitante del territorio è automaticamente inserito in categorie estremamente diverse da quelle del turista o del frequentatore occasionale, sia per interessi che per necessità. Questa profonda distinzione crea a sua volta caratterizzazioni obbligate sulle attività impiegate sul territorio, non permettendone la differenziazione e il collegamento tra zone di differente vocazione. Da qui nasce il nostro motto l’URBAN AND RURAL CONNECTION, che è alla base del nostro progetto: cerchiamo, tramite la rete, di sviluppare queste connessioni, formate prevalentemente da scambi e valorizzazione dei luoghi. La trasformazione del centro storico e l’impressione che il turismo inizi a coinvolgere sistemi urbani e rurali, prima dimenticati, ci offre una possibilità importante, non solo a livello turistico, ma anche a livello sociale e culturale soprattutto come ritorno per le persone che abitano il territorio. Sviluppando e rafforzando queste connessioni, pensiamo sia possibile accedere a importanti innovazioni e valorizzazioni del “locale” che riguardano l’identità, la cultura, l’occupazione e la vita sociale degli individui. Le nostre esperienze si sono affermate con questo obbiettivo ma, sarebbe insensato negare che nonostante i buoni propositi, alcune volte, abbiamo dovuto cambiare rotta per le difficoltà burocratiche o per le incompatibilità tra le persone".

Poi è arrivata la collaborazione con il Birrificio del Golfo e adesso avete aperto una nuova sede, inaugurata quest’anno a giugno 2018, in Via delle Fornaci 15 a Rebocco, ex zona industriale che in questo modo viene in parte recuperata. Ci racconti come è andata?
"La collaborazione con il Birrificio del Golfo si è sviluppata grazie al lavoro assiduo tra il Distro’ e Stefano Tonarelli, il Mastro Birraio, nonché titolare storico dell’azienda. Le affinità e gli obbiettivi comuni ci hanno permesso di rafforzare i rapporti e di inserire nel progetto anche questa realtà che dal 2005 opera con qualità sul territorio. Nel 2017, dopo un anno in Via Valdilocchi nella zona portuale, siamo riusciti, dopo estenuanti ricerche, a trovare in via delle fornaci, tra Rebocco e Pegazzano, la sede ideale per il Birrificio. Anche in questo caso le difficoltà non sono state poche, ma grazie al rapporto di amicizia con il proprietario dell’edificio, Andrea Traini, abbiamo realizzato un importante passo per il valore del nostro lavoro e per la riqualificazione di un luogo del territorio dimenticato, ma dalle immense possibilità. In questo processo abbiamo raccolto ulteriori esperienze e abbiamo delineato quello che dovrà essere il nostro nuovo percorso di artigiani. La sede in Via delle Fornaci è un luogo dove produciamo la nostra birra e dove ci confrontiamo condividendo lo stesso ufficio. Siamo in fase di autorizzazione per aprire la Tap Room per la degustazione e presto accoglieremo anche i turisti per visitare l’impianto e conoscere meglio il birrificio".

Nel percorso, ora, si inserisce un’altra variabile: l’apertura del PiccoloBlù a Campiglia. Ti confesso che per me è un locale un po’ fuori mano, mi sembra troppo lontano da raggiungere, con strade non così confortevoli, per andarsi a godere una birra. Per fortuna sia gli spezzini che i turisti non hanno la mia pigrizia! Mi dicevi che il locale si inserisce anche in uno snodo di sentieri che attraversano il territorio…
"Il PiccoloBlù è stata un’altra grande possibilità che ci siamo trovati tra le mani e a cui non potevamo rinunciare per la bellezza del luogo e del paese di Campiglia, ma anche per l’attinenza al nostro progetto e alle potenzialità da sviluppare. Campiglia è da sempre crocevia dei più importanti sentieri del golfo, porta di unione tra il litorale spezzino e il litorale delle Cinque Terre. Apprezzato a livello mondiale, questo angolo di pace contiene in sé tante caratteristiche storiche ancora intatte. Per noi il PiccoloBlù è il momento di unione naturale, rispettosa e praticabile tra il turista e le persone del territorio attraverso la condivisone e la curiosità reciproca. La scommessa era di creare un punto di ritrovo lontano dai rumori cittadini e un rifugio per chi percorre i sentieri e si ferma a degustare la cucina di casa nostra e la proposta più cittadina di intrattenimento. Questo “mischiare” ci ha fatto capire tante cose e, rafforzato in noi l’idea che l’enogastronomia non deve essere considerata l’unico canale di contatto con il turista, non deve essere l’unica espressione del territorio perché, nonostante la sua riconosciuta importanza, non completa il racconto di chi siamo e di che cosa parla del territorio in cui viviamo adesso. Per questo è importante dare spazio anche all’artigianato locale, non enogastronomico, all’arte, alla musica e ai metodi espressivi contemporanei di chi vive il territorio, alle persone che contribuiscono alla tutela naturalistica e alla conservazione dell’identità culturale. Il PiccoloBlù è un crocevia, come il Distro’, un luogo di passaggio, per una sosta breve o lunga, dove puoi trovare qualsiasi persona di qualsiasi mondo e con cui puoi condividere la nostra proposta. Ovviamente non è mancata la programmazione musicale, concerti, mostre e anche degustazioni, capisco la tua pigrizia, ma ti sei persa un sacco di cose!".

Grazie alle attività commerciali intraprese in giovane età, i tuoi rapporti con l’amministrazione pubblica e le varie istituzioni di categoria locali sono assidui. Immagino, che per questo motivo, tu sia anche una figura nota nel settore. Come descriveresti la situazione attuale? Quale pensi sia e/o possa essere il tuo ruolo?
"Devo essere sincero, da ragazzo di paese, all’inizio La Spezia sembrava una realtà davvero imponente e mi viene da ridere all’idea di me da “fante” che alla fermata dell'autobus, il P-Portovenere, la avvertivo come una metropoli. Con il passare degli anni, si è tutto ridimensionato, soprattutto dopo che abbiamo aperto il locale, e ho iniziato a capire il funzionamento della macchina comunale e di tutte quelle dinamiche che permeano una città. Ho considerato questa curiosità una parte importante del mio lavoro, perché mi ha permesso di accrescere la conoscenza dei luoghi e delle persone che amministrano tutti i giorni una cittadina di provincia. Anche in questo campo bisognerebbe ripensare alla partecipazione delle esperienze private tramite il dialogo e il confronto, tralasciando per un momento le rappresentanze di categoria, i pregiudizi e gli scambi, e riaprire un dibattito diretto su tanti argomenti, che riguardano più la pratica che la filosofia. In questi anni ho apprezzato e odiato tante cose che riguardano il “paesone”, dalle vicende che si trascinano come storie infinite, ai controsensi intrinsechi a tanti dibattiti secolari, alle innovazioni farlocche e, infine, a questa crisi identitaria che ancora oggi è prioritaria e ci caratterizza. Il lato positivo, invece, va ricercato nella voglia di scoprire la città e il territorio, passaggio obbligato per avvertirlo in maniera diversa".

Nel tuo lavoro cerchi continuamente di mettere in rete persone, luoghi, energie. Quali sono i tuoi compagni di strada più presenti o le figure di riferimento più significative per te al momento?
"I compagni di strada più presenti sono i miei soci, Stefano Zappelli, Andrea Mugnaini (mio fratello), Stefano Tonarelli, Michele Fosella, Cristian Verdemare, la mia compagna Stella Sanvitale e gli amici che mi aiutano a sopportarmi tutti i giorni. Di figure di riferimento ne ho tante, mio padre e mia madre li voglio citare per la pazienza che hanno avuto nel crescermi".

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Hai molte idee anche sul turismo sul territorio e lo sviluppo della città.
"I progetti futuri riguarderanno il consolidamento e la valorizzazione della rete e di tutti gli sviluppi di quanto già iniziato e che va portato avanti. Stiamo affrontando da poco la comunicazione digitale del Distrò Network e abbiamo in mente tante idee da integrare alla proposta già attiva. Presto vorremmo iniziare un ciclo di recupero sugli scarti organici del birrificio, siamo già in contatto con alcune aziende agricole che utilizzeranno lo scarto come concime naturale di prima qualità. Abbiamo anche in cantiere alcuni eventi estivi molto particolari, ma siamo ancora in fase progettuale, ne parleremo presto. Per la città non mi sento di avere le competenze per esprimere pareri tecnici o valutazioni dettagliate, però mi sento un ottimo osservatore. Mi piacerebbe vedere i nostri rappresentanti parlare di storia del territorio, vorrei facessero le loro scelte anche in base al passato subito e non, trasportando questa città in un futuro che parla soprattutto di qualità della vita e di identità storico-culturale, non solo di bilanci e belle figure. Siamo tutti consapevoli della mancanza delle risorse, ma credo che chi amministra il territorio deve fare anche scelte importanti, coraggiose e a volte in contrasto con i poteri locali. Oggi penso che tante cose siano ferme al palo per anacronistiche abitudini e perché con tanti privilegiati nel condominio è difficile amministrare con buon senso. Infine reputo necessaria l’identificazione degli spazi per le persone, non solo per motivazioni occupazionali, ma anche per esprimersi e incontrarsi, per ritrovare quell’identità smarrita di cui tanto si parla".

Vivi un poco isolato nella collina tra Fezzano e Le Grazie. Nonostante il tuo carattere affabile e comunicativo, senti il peso della convivialità? Preferisci guardare il mare e le bellezze paesaggistiche da lontano?
"Arrivo dal “Gran Ducato di Portovenere” e sono cresciuto tra il paesello e l’Isola Palmaria, ho sempre apprezzato più il silenzio invernale che il caos dei mesi estivi. Ho abitato sopra alla Pia, in Via Magenta, in centro. Dopo tre anni di residenza ho decretato la mia incompatibilità con la vita cittadina. Dove vivo ora respiro un’altra aria e riesco ad apprezzare meglio tante cose. Inoltre il golfo visto dall’alto regala una bella sensazione. Sulla convivialità forse hai ragione: è tempo di organizzare una festa!".

In Via Marsala, alla Spezia, al Distrò, non è raro sentire rumore, risate, vedere bambini correre e giocare nella piccola strada pedonale. In anni passati abbiamo visto spettacoli teatrali e ascoltato musica, e nella sala interna, spesso vediamo appese opere di arte visiva. Molti vengono qui solo per incontrare gli amici, forse senza darsi nemmeno appuntamento. Quasi tutti - no, no, proprio tutti - vengono per salutare Alessio (che però ora si vede meno e ci manca!), Stefano, Andrea, Lisa, Riccardo, Giulio e tutti i ragazzi e ragazze che stanno, e sono stati, dietro il bancone, regalando un sorriso, una battuta e tante birre, vini, cocktails, che hanno alleggerito l’animo di tutti gli avventori. Si sono intrecciate storie d’amore, amicizie, incontri inaspettati, ma anche scontri e litigate, come tradizione vuole, in qualunque bar degno di questo nome. Non è raro incontrare amministratori pubblici e politici tra la numerosa clientela, quindi non è detto che le idee di questi simpatici e laboriosi spezzini non li raggiungano, tra un bicchiere e l’altro. Aspettiamo fiduciosi i segni tangibili di questa osmosi alcolica.

FRANCESCA CATTOI

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessio Mugnaini con il gruppo del Distrò Network Archivio CDS


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