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Volavano parole grosse nella politica spezzina di cent'anni fa

di Alberto Scaramuccia

la sinistra che litiga
Volavano parole grosse nella politica spezzina di cent'anni fa

- Dicevamo la puntata scorsa della violenta polemica fra socialisti e repubblicani un secolo fa così che non ci stupiamo se per le politiche del ’19 non ci si ritrae di fronte a nulla per acquisire consenso screditando l’avversario.
La campagna elettorale è dura, si affilano le armi per tempo e “La Battaglia”, organo del Pri locale, il 4 ottobre spara a palle incatenate contro Bronzi accusandolo di amare troppo sia le femmine che soprattutto le carte: quelli come Bronzi “elevano a missione della vita le ore trascorse fra gli amplessi di qualche disgraziata figlia di Venere o nella emozionante attesa della sorte affidata alle carte da giuoco”.
È accusa pesante: se per l’epoca frequentare le case di tolleranza (cosa affermata in maniera abbastanza esplicita) non è colpa bensì pregio, bazzicare il tavolo verde è una contraddizione insanabile per chi attacca la morale borghese in nome della virtù proletaria.

Davanti ad un’accusa di questo genere che non è l’unica ma certo la più pesante, è inevitabile la replica socialista. Purtroppo, non abbiamo modo di conoscerla perché le copie della “Libera Parola”, il giornale rosso, non si sono conservate: possiamo solo conoscere che c’è stata per quanto dice l’organo repubblicano.
Sta di fatto che la querelle fra le due parti prosegue per non poco tempo, per di più ingigantendosi ché si dice anche che Bronzi due anni prima non aveva esitato a barare. Alla fine, per comporre la controversia si ricorre come voleva la moda dell’epoca, ad un giurì d’onore che decida in merito. Sono nomi illustri: due socialisti e due repubblicani ed un Presidente super partes: il grande classicista Valgimigli, l’ex Sindaco Piola, l’Avvocato Biggini, il futuro Ministro Epicarmo Corbino che era allora ufficiale della Capitaneria. Su tutti, l’Ingegner Attilio Bianchi.

Il verdetto arriva a metà aprile, più di sei mesi quindi dall’inizio delle ostilità ed è giudizio salomonico.
Riconoscendo che la causa è il momento politico in cui era sorta la questione, si dichiara che si trattava solo di voci non provate divulgate solo per gettare discredito su Bronzi che per questo viene assolto anche se i giudici affermano che era “conosciuta la sua abitudine di giocare”.
La Battaglia si dichiara insoddisfatta del lodo emesso che non avrebbe dovuto cercare prove introvabili a distanza di tempo, ma esprimere un giudizio sugli ambienti che Bronzi frequentava.
Tutto finisce lì e si sa come andarono le cose. Sarebbe stato meglio se le due forze della sinistra avessero unito le rispettive energie? Domanda assurda ché era chiaro che si muovevano su linee antitetiche.

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