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Ultimo aggiornamento: Lunedì 15 Ottobre - ore 22.55

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Vis Harmoniae

La musica classica nel cuore degli spezzini. Di Francesca Cattoi

Le migliori intenzioni
Vis Harmoniae

- Queste interviste iniziano sempre con un ricordo. Ho incontrato Alessandro Benedetto (Sarzana, 1989) su segnalazione di Luca Bondielli nel 2014, come presidente dell’associazione musicale Vis Harmoniae. Stavano mettendo in piedi un’orchestra da camera con musicisti locali, tutti diplomati al Conservatorio spezzino e giovanissimi, per far fronte ad una mancanza nel nostro territorio e per creare occasioni istituzionali in cui suonare ed ascoltare musica classica. Per la giornata del contemporaneo decidemmo di proporre delle improvvisazioni musicali all’interno delle sale espositive del CAMeC, di cui allora ero consulente artistico. Alessandro, pur molto giovane, dimostrò doti organizzative e propose di far esibire per due ore al mattino e due ore al pomeriggio dei suoi compagni: Elia Venturini al corno e Giovanni Colliva al clarinetto basso.
Ricordo il suono che quei due strumenti producevano nelle stanze. Elia e Giovanni si muovevano e suonavano, improvvisando, come esperti musicisti. Poco il pubblico, pazienza, ma un evento di alto livello qualitativo che ho avuto la fortuna di testimoniare. Giovanni è poi tornato per tenere una lezione-performance sulla musica minimalista. Era, quindi, naturale ricontattarli per vedere a che punto erano arrivati dopo qualche anno e abbiamo deciso di fare un’intervista a tre, perché ora è Elia a ricoprire il ruolo di presidente dell’associazione, ma mi piaceva avere anche la voce di Alessandro.

Ciao Elia (EV), ciao Alessandro (AB), ben ritrovati, anche per voi la domanda di rito è su come inizia il vostro coinvolgimento con la musica e l’approccio allo studio di uno strumento musicale. Quando? Dove? Quali traguardi per voi significativi avete ottenuto?
EV: “Entrambi abbiamo iniziato a suonare alle scuole medie e proseguito gli studi in Conservatorio ottenendo il diploma "vecchio ordinamento", io in corno sotto la guida del Maestro Danilo Marchello ed Alessandro in clarinetto con il Maestro Agostino Damele. Io ho proseguito gli studi del corno al biennio di specializzazione. Inoltre, abbiamo frequentato diverse master-class con docenti e musicisti di fama internazionale e di rinomato spessore (per citarne solo alcuni: Stagni, Vlatkovic, Meloni, Crocilla)”.

Vivete alla Spezia? Cosa fate, mi ricordo, Elia, che tu lavoravi all’Enel, lo fai ancora? E tu Alessandro?
EV: “Vivo e lavoro ancora alla Spezia e lavoro all’Enel come assistente tecnico di manutenzione”.
AB: “Io invece, da qualche anno mi sono trasferito a Pisa, dove faccio ricerca nell’ambito delle neuroscienze per l'Università di Pisa”.

Quando è stata fondata l’associazione Vis Harmoniae? Come nasce il nome?
EV: “L’associazione è nata nel 2011 con l’idea di realizzare un progetto a lungo termine incentrato sulla promozione e la valorizzazione della musica d’arte sul territorio spezzino. Il nome è latino e significa “forza dell’armonia”. Parafrasando una recente intervista di Enzo Bosso, suonare assieme rappresenta uno sforzo verso un progetto di società ideale: i musicisti devono accordarsi tra loro, devono ascoltarsi e dialogare, rispettando le regole e collaborando l’uno con l’altro al fine di creare un’armonia delle parti. Il nome dell’associazione si richiama proprio alla forza di questa armonia e alla sua importanza nel regolare la vita associativa. Seguendo questa regola, ci siamo sempre sforzati negli anni di lavorare in apertura e sinergia con le realtà culturali provinciali e con chiunque si sia mostrato interessato a tematiche affini al nostro progetto”.

Come avvengono gli incontri dell’associazione? Dove? Cosa significa per voi il gruppo?
EV: “Oltre agli incontri istituzionali, come assemblee e riunioni direttive, il nostro gruppo di lavoro si incontra abitualmente in contesti legati agli eventi che realizziamo. Abbiamo anche saputo mantenere un contatto diretto con tutti gli amici e occasionalmente ci vediamo per una pizza, o un caffè, o il semplice gusto di chiacchierare un po'”.

Come portate avanti gli scopi che vi siete prefissati? La vostra musica è prevalentemente classica, ovviamente anche contemporanea, come comunicate questa vostra passione? Con quali iniziative e repertori?
EV: “La nostra associazione si è adoperata, e tuttora si adopera, per far conoscere e crescere i numerosi talenti e musicisti spezzini, includendo anche coloro che pur non essendo nati alla Spezia, sono attivi nel territorio. Questo percorso ha come esito naturale un mutuo scambio con la città che da una parte fornisce gli spazi e le vetrine dalle quale i musicisti possono farsi conoscere ed apprezzare, di contro viene ripagata con produzioni musicali che arricchiscono culturalmente i cittadini. Nel nostro piccolo, in questi anni abbiamo realizzato molti eventi musicali di rilievo, come l’esecuzione integrale delle serenate di Mozart per orchestra di fiati, trascrizioni d’epoca di arie da opere di Mozart e Rossini. Tra i vari enti, abbiamo collaborato e collaboriamo con realtà affermate nel territorio come il Conservatorio di musica, il Comune della Spezia, il CAMeC, il Centro Giovanile Dialma Ruggiero e la Società dei Concerti. In parte le nostre attività sono riportate nella nostra pagina facebook e sul nostro sito web, che in realtà stiamo ancora aggiornando con gli ultimi eventi realizzati (https://www.facebook.com/vis.harmoniae/)”.
AB: “Oltre a quello che dice Elia, la nostra associazione opera sul territorio promuovendo anche le realtà musicali (grandi e piccole) che spontaneamente fioriscono in provincia. Ad esempio, abbiamo spesso collaborato con la Big Band del Conservatorio e con gruppi cameristici locali, aiutando - in qualche caso - la formazione ed il consolidamento di nuove formazioni musicali (come il La Spezia Clarinet Choir o i Levan Brass). Per vocazione la nostra attività è maggiormente rivolta alla divulgazione ed alla promozione della musica d'arte, o - in altri termini - a tutte quelle forme di espressione artistico-musicale che attraverso la musica producono (o aspirano a produrre) "cultura". Questo non significa – come molti potrebbero ritenere - che ci occupiamo solo di musica scritta da compositori morti da centinaia di anni (cosa che comunque facciamo, rivendicandone l'importanza), ma ci interessiamo anche ad altre forme di espressione musicale, come ad esempio il jazz o la musica contemporanea. In questo senso, l'associazione ha per anni permesso ai giovani compositori studenti e diplomati presso il conservatorio della città di produrre, dirigere ed eseguire le proprie opere presso il Centro Dialma Ruggiero, in una rassegna dedicata”.

Come si compenetrano la professione quotidiana e la passione per la musica?
EV: “In realtà non c'è una vera e propria compenetrazione tra lavoro e passione nel nostro caso dato che entrambi non abbiamo (almeno per ora) la fortuna di lavorare nell'ambito relativo alla nostra passione. In ogni caso cerchiamo, per quanto il lavoro e le responsabilità della vita ce lo permettano, di dedicare il nostro tempo libero alla prosecuzione del nostro ambizioso progetto”.

AB: “Le persone pensano alla musica prevalentemente come ad una passione, ad un'attività ludica. Questo è certamente vero, ma disegna un quadro molto incompleto: la musica è innanzitutto una professione. Per fare bene musica serve professionalità ed esistono lunghi ed impegnativi percorsi di formazione che permettono di raggiungerla. Il rischio di considerare primariamente la musica come una passione è di perdere - col tempo - la capacità di riconoscere la qualità del prodotto musicale. Questo discorso a mio avviso si estende a tutte le discipline (dalla politica, alla cucina), ma è forse particolarmente percepito in una realtà lavorativa - come quella del mondo della musica - dove la mancanza di lavoro e di prospettive è rammaricante. Questa situazione lavorativa ha svalutato la professionalità del musicista e generato in molti l'equivoco che la musica sia qualcosa che si può fare a tempo perso, per hobby. In questo senso la musica per noi è una professione che richiede dedizione e costanza. Personalmente mi guadagno da vivere facendo un altro lavoro (che fortunatamente mi piace anch'esso), ma quando mi approccio ad un'esperienza musicale lo faccio cercando di essere il più professionale possibile (non sempre ci riesco ovviamente, ma questo è un altro discorso)”. 

Come descrivereste la situazione musicale della Spezia? Cosa vi interessa? Quali appuntamenti seguite?
EV: “A nostro parere la situazione musicale spezzina è molto interessante dal punto di vista dell'offerta, ma la proposta attinge troppo poco dal fertile territorio dalla provincia, ricco di professionisti e talenti musicali e artistici da fare invidia a qualsiasi altra città europea. In particolare, mi riferisco ai cartelloni principali delle stagioni teatrali della provincia nei quali in questi ultimi anni si è investito molto (e giustamente) sui grandi nomi, ma poco o niente sulle risorse locali, disperdendo così le forze in eventi di impatto immediato che poco però lasciano sul piano del coinvolgimento e della creazione a lungo termine di un folto pubblico cittadino”.

Aspirazioni e progetti futuri.
EV: “Il nostro intento è quello di creare un tessuto sociale appassionato ed educato alla musica d’arte, ma anche al jazz ed a tutte le forme di produzione artistico-musicale (come ad esempio la musica popolare). Un pubblico che partecipi attivamente e si riconosca in una usanza o costume proprio della città e della nostra cultura. Chiaramente per fare questo occorre la collaborazione tra tutti i principali enti musicali. La nostra associazione si pone come scopo ideale quello della creazione di un’orchestra spezzina che lavori in maniera stabile nella provincia e su tutto il territorio regionale e - perché no - in futuro anche a livello nazionale e internazionale. Gli elementi per fare tutto questo ci sono, serve solo un po’ di buona volontà e magari in futuro potremmo vantarci di essere cittadini di una città nella quale la musica viene considerata un lavoro, dove si vive bene e si imparano anche tante cose”.

Un augurio, quello di Elia, che condivido. La determinazione di questi ragazzi e ragazze fa ben sperare. Hanno tanto tempo davanti e sicuramente riusciranno a ottenere, anche in parte, il risultato sperato. Sono, comunque, le persone che fanno una città e gli scopi da perseguire, e nonostante in questo frangente storico, anche a livello nazionale, la cultura venga concepita come intrattenimento e risorsa economica, e non come crescita e conoscenza, sono necessari individui appassionati e competenti che portino avanti progetti a lungo termine in grado di coinvolgere generazioni diverse di professionisti e di pubblico. Magari questa città immaginata esiste già, basta solo farla emergere.

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