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Una voce da Libriamoci: "Leggere è come mangiare"

Una voce da Libriamoci: "Leggere è come mangiare"

- Nella settimana dedicata a 'Libriamoci a scuola' (23-28 ottobre) ho portato la mia esperienza di lettrice appassionata in tre istituti scolastici, incontrando oltre cento bambini.

Ho iniziato con gli alunni della scuola elementare di Romito Magra (ISA18), classi 4° e 5°. Sono partita spiegando loro quanto sia importante saper leggere e scrivere per condurre una vita normale. Proiettando delle immagini, ho dimostrato che senza queste conoscenze sarebbe difficile, se non impossibile, trovare un negozio, scegliere un prodotto al supermercato, lasciare o interpretare un messaggio scritto, trovare un indirizzo.

Purtroppo in Italia si legge pochissimo (circa il 78% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno) e questo ci ha portato ad avere il primato in Europa quanto ad analfabetismo di ritorno. Ho mostrato ai bambini cosa significa questo fenomeno proiettando le fotografie di alcuni cartelli o messaggi, scritti da persone che hanno dimenticato l’uso corretto della lingua italiana. Certo li ho fatti sorridere, ma li ho fatti anche pensare.

Poi ho introdotto il concetto che leggere è come mangiare.
Immaginiamo che la scuola sia un ristorante dove ogni giorno servono sempre lo stesso piatto: riso bollito e carne ai ferri. Se mangiassimo solo a scuola, penseremmo che mangiare fa schifo e ci limiteremmo allo stretto indispensabile per la sopravvivenza. Ma se a un certo punto scoprissimo che fuori dalla scuola ci sono un sacco di ristoranti che offrono cibo diverso – pizza, lasagne, torta al cioccolato – assaggeremmo di tutto e cambieremmo opinione sul cibo. Leggere è la stessa cosa.

Non si possono leggere solo i libri che impone il programma scolastico, magari pure per forza, bisogna assaggiare anche altri libri. Sì, ma quali?
Ho fatto ai bambini un panorama di possibili letture adatte e interessanti per la loro età e ho ricordato loro che i libri possono anche essere presi in prestito in biblioteca così, se una volta “assaggiati” non ci piacciono, si può cambiare libro senza spendere un euro.

A conclusione dell’incontro ho letto una delle mie favole dal titolo “Il treno dei desideri”, la storia di un bambino insofferente all’autorità degli adulti, che ha un unico desiderio: diventare grande per poter fare tutto quello che gli pare. Il suo desiderio si avvererà grazie a un treno magico, ma presto scoprirà che la vita degli adulti non è tutta rose e fiori come pensava e capirà che essere bambini è la cosa più bella del mondo.

Dalla scuola elementare sono passata alle medie, l’istituto Ferrari di Pontremoli, classe 1° B. Ho esordito chiedendo ai ragazzi quanti di loro possiedono un cellulare, adoperano i social o navigano su internet. La risposta è stata unanime: tutti. «Perfetto» ho detto «quindi siete la generazione che legge e scrive più di tutte quelle precedenti. Una recente statistica dice che i giovani trascorrono mediamente due ore al giorno chattando e navigando. E cosa fanno? Leggono e scrivono i loro discorsi oppure scrivono domande e leggono risposte facendo delle ricerche su internet. Voi, ragazzi di oggi, dunque, leggete e scrivete mediamente due ore al giorno. Visto che è un’attività che già fate, sono qui a dimostrarvi che c’è tanto altro che potete leggere oltre i vostri discorsi».

Il mio parere è che per leggere servono due cose sole: la curiosità e la voglia di farsi delle opinioni. Ho chiesto ai ragazzi quanto sapessero su argomenti di loro interesse, ad esempio il calcio, la moda, la musica, i motori e che opinioni avessero al proposito. Tutti hanno dimostrato di conoscere la materia e di avere pareri personali in merito. Questo, perché si sono documentati, hanno letto, hanno guardato dei programmi in tv, hanno sfogliato delle riviste o dei giornali, hanno fatto delle ricerche su internet .

Appurato che sono curiosi e capaci di avere delle opinioni – dunque potenziali lettori –, sono passata a smontare due delle principali scuse addotte da chi non ama leggere: 1) non ho tempo; 2) a cosa mi serve leggere?
Non è il tempo di leggere che manca ma lo stimolo, e questo viene soltanto se si punta su libri che ci interessano. Inoltre ci sono alcune piccole strategie che si possono adottare per trovare il tempo per leggere. La prima è darsi un APPUNTAMENTO col libro. Così come abbiamo appuntamenti con l’allenamento di calcio o la lezione di danza, possiamo stabilire un appuntamento con la lettura. All’inizio è bene fissare piccoli obiettivi. Anche solo dieci minuti una volta la settimana oppure una pagina, oppure un capitolo è già un traguardo.
Un’altra cosa che i non-lettori devono mettere in conto è la FATICA. Come in ogni nuovo sport bisogna farsi il fiato e i muscoli, nella lettura bisogna costruirsi la concentrazione. Non si può leggere davanti alla tv accesa, col cellulare in mano o le cuffiette dell’i-pod nelle orecchie. Sarebbe come decidere di stare a dieta seduti davanti a un panino con la nutella.
Il terzo aspetto importante è NON ACCANIRSI: se il libro scelto non ci piace, meglio cambiare libro che ostinarsi a leggerlo.

Quando all’utilità della lettura, non me la sono sentita di dire ai ragazzi che è divertente. Lo è per chi la ama. Chi odia leggere trova mille altri modi per divertirsi. C’è però un motivo più che valido per cui tutti dovrebbero leggere: IMPARARE PAROLE NUOVE.
La lingua italiana è fra le più ricche di vocaboli e non è generalista: parole precise indicano oggetti, sensazioni, sentimenti e atteggiamenti precisi. A questo proposito ho proposto ai ragazzi un giochino. Ho proiettato delle immagini di oggetti di uso quotidiano e ho chiesto loro di definirli con il vocabolo corretto. È risultato che la maggioranza dei ragazzi non conosce termini come scuri e veneziane (delle finestre), saracinesca (di un negozio o garage), cardini e stipite (di una porta), telaio,copertone e battistrada (di una bici), kilt, cardigan e mocassini (nell’abbigliamento).
È importante conoscere bene la propria lingua perché servirà sempre nella vita, per capire esattamente cosa ci sta dicendo qualcuno, per esprimere chiaramente ciò che vogliamo, per trovare un lavoro e per mille altre cose.

Questa lunga chiacchierata con i ragazzi è stata alternata da suggerimenti su varie letture possibili (dalle biografie dei calciatori a romanzi di avventura, romantici, storici eccetera) alla lettura vera e propria di brani tratti da “Marcovaldo” di Italo Calvino e altri alcuni dei miei romanzi (oltre alle favole scrivo anche romanzi di attualità).
La più grande soddisfazione a fine giornata è stata che molti studenti sono venuti personalmente a dirmi che hanno trovato la mia conferenza divertente e molto interessante. Qualcuno mi ha anche promesso che proverà a leggere qualcosa oltre i libri di testo della scuola.

Di tutt’altro tenore sono stati i miei incontri con i bambini della scuola dell’infanzia di Fiumaretta (SP). Per l’occasione ho vestito i panni della Fata delle Favole – una nuvola di tulle rosa e fiori colorati – e ho portato dei costumi che le maestre hanno gentilmente indossato per mimare i personaggi delle favole mentre le raccontavo: orecchie da coniglietto e da elefante, occhiali con farfalle, rane e cigni, mantelli, grembiuli, ghirlande di fiori e collane di alghe.
I bambini erano ipnotizzati. Hanno riso e applaudito a non finire. Non volevano più farmi andare via.
Alla fine, in quanto fata, ho subito un vero e proprio interrogatorio. I bambini così hanno scoperto che abito in un castello in cima a una nuvola, mi sposto con una carrozza alata e nel mio giardino vivono molti gnomi ma sono tipi riservati ed escono solo di notte; in casa ho delle fate farfalle che sono delle bravissime sarte e cuciono i miei vestiti. Conosco Babbo Natale di persona e una volta sono stata anche invitata nella sua baita in Lapponia.

Si è conclusa così la mia settimana dedicata a LIBRIAMOCI A SCUOLA, giornate intense, a volte faticose, ma ricche di emozioni e soddisfazioni.


Eleonora Scali, una delle “lettrici d’eccezione” per il progetto LIBRIAMOCI A SCUOLA

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